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18 Settembre 2020

Da domenica si vota: ecco come

Cosa c'è da sapere per esprimere un voto consapevole il 20-21 settembre 2020
Nella storia della Repubblica Italiana ci sono già stati 7 tentativi di riduzione dei parlamentari, tutti falliti. Ecco come si è arrivati a questa riforma, le ragioni del SI' e del NO, le informazioni utili per andare a votare
Il 20 e il 21 settembre gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla riduzione di oltre un terzo dei parlamentari: da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato, oltre a un massimo di 5 senatori a vita.
Nella storia della Repubblica Italiana i tentativi di riduzione dei parlamentari (tutti falliti) sono stati 7: dalla Commissione Bozzi del 1983-85 fino alla riforma Renzi-Boschi bocciata nel referendum del 2016.

Dove, quando e come si vota per il referendum costituzionale

Sono chiamati a votare oltre 51 milioni di italiani, dai 18 anni in su.
I seggi saranno aperti Domenica 20 settembre 2020 dalle 7 alle 23, Lunedì 21 settembre dalle 7 alle 15.
Si tratta di un referendum confermativo per cui votando «sì» il cittadino afferma di voler approvare la riforma costituzionale, votando «no» afferma di non volerla approvare.
Per esprimere il proprio voto l'elettore dovrà recarsi al seggio del proprio comune di residenza munito di tessera elettorale e documento di identità valido. È vietato portare nella cabina il telefono cellulare.
Altre informazioni si possono trovare nello Speciale referendum costituzionale pubblicato on line dal Ministero dell'Interno, Dipartimento per gli affari interni e costituzionali.

In contemporanea si svolgeranno anche le elezioni comunali in oltre 1000 comuni italiani e le elezioni regionali in 7 regioni: Valle D'Aosta, Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia.
Sulle elezioni regionali la Comunità Papa Giovanni XXIII ha elaborato un documento con alcune proposte, scaricabile a questo link.

Come si è arrivati al Referendum del 20-21 settembre 2020

Per quanto riguarda l'ultimo testo di riforma, la cosiddetta "riforma Fraccaro" dal nome dell'allora ministro proponente, nelle prime due votazioni della prima deliberazione e nella seconda deliberazione al Senato è stato approvato da M5S, Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia; Partito Democratico e LeU hanno, invece, votato contro tre volte su tre. Nella quarta e ultima votazione alla Camera (seconda votazione della seconda deliberazione) hanno votato tutti a favore, anche PD, Italia Viva e LeU in forza dell'avvenuto accordo di governo.
Questa riforma costituzionale sarà sottoposta a referendum perché nel voto finale per l'approvazione al Senato la maggioranza non ha raggiunto i 2/3: in casi come questo l'art. 138 della Costituzione afferma che il testo è sottoposto a referendum popolare se, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne fanno richiesta cinque Consigli regionali oppure 1/5 dei componenti di una Camera o cinquecentomila elettori (in questa circostanza sono stati 71 senatori).

Le posizioni dei partiti italiani rispetto al Referendum

Nei partiti politici il più grande sostenitore della riforma è il Movimento 5 Stelle, per il "sì" anche Lega e Fratelli d'Italia.
Forza Italia è ufficialmente schierata a favore, ma nel partito sono davvero tanti i contrari. 
Il Partito Democratico è per il “sì” (poco convinto) più che altro per non rompere i già precari equilibri di governo: vari dirigenti di spicco hanno però dichiarato che voteranno “no”.
Contrari alla riforma si dichiarano +Europa, Azione, Sinistra Italiana, Partito Socialista, Unione di Centro.
Italia Viva lascerà libertà di coscienza.

Le principali ragioni dei sostenitori del SI' al Referendum

  • la riduzione dei parlamentari produrrebbe un risparmio economico per il bilancio dello Stato di circa 100 milioni lordi;
  • con un minor numero di parlamentari si avrebbe un miglioramento del processo legislativo per le Camere, evitando dibattiti interminabili; 
  • con meno parlamentari non è in pericolo la piena rappresentatività;
  • si tratta del primo passo di una riforma più ampia per arrivare al superamento del bicameralismo perfetto.

I principali argomenti dei sostenitori del NO al Referendum

  • la riduzione dei parlamentari porterebbe in realtà un risparmio trascurabile: il valore di una tazza di caffè all'anno per ogni avente diritto al voto;
  • con questa riforma l'Italia diventerebbe il Paese con il rapporto seggi e cittadini più basso dell'UE;
  • i partiti minori sarebbero penalizzati visto che in certe regioni per accedere al Senato ci vorrebbe il 15% dei voti;
  • con un parlamento ridotto sarebbe più facile raggiungere la maggioranza dei 2/3 per approvare leggi che modificano la Costituzione o per eleggere il Presidente della Repubblica.

Un paragone con gli altri Stati

In base ai dati forniti da Centro Studi del Senato Italiano, l'Italia con 1,6 parlamentari ogni 100.000 abitanti si trova al 22° posto tra i 27 paesi europei per quanto riguarda il rapporto numerico tra eletti ed elettori (al 1° Malta con 16,6 parlamentari ogni 100.000 abitanti, all'ultimo la Germania con lo 0,8).
In caso di approvazione della riforma il rapporto in Italia scenderebbe a 0,99 parlamentari ogni 100.000 abitanti: nella precedente classifica diventeremmo penultimi, prima della Germania e dopo la Spagna (1,3).
In grandi paesi non europei come USA, India e Brasile il rapporto tra elettori e eletti è invece molto più basso, circa un eletto ogni 500.000 elettori.

Perché è importante votare

In questa votazione, trattandosi di un referendum costituzionale, non è necessario raggiungere il quorum del 50% perché il referendum sia valido, quindi prevarrà la maggioranza dei voti espressi indipendentemente dal numero dei votanti.
Sull'importanza di esercitare il proprio diritto di voto, la scrittrice americana Sharon Salzberg ha detto: «Votare è l'espressione del nostro impegno verso noi stessi, verso gli altri, verso il nostro Paese, verso il mondo intero».



Ha collaborato Adriano Ramonda