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30 Luglio 2026

Rinnovabili, l'Italia può crescere senza nuova rete

Rinnovabili, l'Italia può crescere senza nuova rete
Foto di Cornell Fruhauf
Un nuovo report di Ember indica una scorciatoia contro l'intasamento delle reti elettriche europee: agganciare pannelli e pale eoliche alle centrali idroelettriche già connesse. L'Italia è tra i sette Paesi chiave, con il 41% della capacità idroelettrica idonea, ma manca ancora una regolamentazione dedicata.
Mentre a Bruxelles proseguono le lunghe trattative sul Grids Package, il pacchetto UE che punta a modernizzare e sbloccare le reti elettriche europee, la vera accelerazione delle rinnovabili potrebbe arrivare da una mossa molto più semplice e immediata: usare meglio le connessioni alla rete che già esistono. È la tesi di un nuovo report del think tank energetico Ember, pubblicato il 21 luglio, secondo cui l'Europa può aggiungere 25 GW di eolico e solare agli impianti idroelettrici esistenti senza costruire un solo chilometro di nuova rete.
Il meccanismo si chiama ibridazione: consiste nel collegare tecnologie diverse — eolico, solare e accumuli — dietro un unico punto di connessione alla rete, condividendo lo stesso "spinotto" verso il sistema elettrico. Le centrali idroelettriche, ricorda Ember, sono candidate ideali perché per gran parte della giornata lasciano inutilizzata buona parte della loro capacità di connessione.

Il potenziale: 18% delle nuove rinnovabili al 2030

L'analisi si concentra su sette "giganti" idroelettrici dell'Unione europea — Austria, Bulgaria, Francia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna — che insieme valgono 93 dei 131 GW di capacità idroelettrica installata nell'UE. In questi Paesi, agganciando nuovi generatori "dietro il contatore" degli impianti esistenti, si potrebbero integrare 18% delle nuove rinnovabili attese entro il 2030 senza occupare capacità di rete aggiuntiva.
Un vantaggio tutt'altro che teorico. I sette Paesi prevedono di installare circa 138 GW di eolico e solare tra il 2026 e il 2030, oltre il 50% in più rispetto ai 235 GW già presenti nel 2025. Ma la rete non tiene il passo: secondo Ember, al 2030 esiste un divario di almeno 120 GW tra capacità di rete disponibile e crescita attesa delle rinnovabili. Questo si traduce in un blocco dei progetti.
«Le ambizioni politiche non contano nulla se l’elettricità pulita resta intrappolata nelle code di connessione», afferma Elisabeth Cremona, Energy Infrastructures Lead di Ember. «Per i Paesi alle prese con l'ingorgo della rete, l'ibridazione offre una soluzione immediata e a intervento zero».

L'efficienza raddoppia

Il guadagno di efficienza è notevole. Gli impianti idroelettrici idonei operano in media appena al 19% della loro capacità massima: molti funzionano come impianti di picco, generando soprattutto nelle ore di alta domanda del mattino e della sera e lasciando libere molte ore. Aggiungendo eolico o solare, l'utilizzo della connessione sale rispettivamente al 36% e al 31% — di fatto un raddoppio. In alcuni siti in Spagna e Francia, che oggi usano la connessione solo per il 7% delle ore l'anno, l'utilizzo può addirittura triplicare.
Il solare, in particolare, si incastra bene con l'idroelettrico: produce nelle ore centrali della giornata, quando l'acqua "riposa". E nei rari momenti di sovrapproduzione, gli impianti possono passare in modalità di pompaggio, immagazzinando il surplus invece di sprecarlo.

Il caso Italia: potenziale alto, regole assenti

Per l'Italia il dato è tra i più alti d'Europa: circa il 41% della capacità idroelettrica nazionale risulta idonea all'ibridazione, alla pari con l'Austria e ben oltre la media dei sette Paesi analizzati (dove la media è ferma al 28%). Un potenziale considerevole per un mercato idroelettrico storico come quello italiano, dove Ember ha incrociato i dati di dispacciamento pubblicati da Terna.
Il nodo, però, è normativo. Tra i sette Paesi considerati, solo Portogallo e Spagna dispongono di regole dedicate ai progetti ibridi, introdotte già nel 2020 e nel 2022. La Spagna consente ai permessi di connessione ibrida di scavalcare la logica del "primo arrivato, primo servito" e dimezza le garanzie finanziarie richieste. L'Italia, come Austria, Bulgaria, Francia e Romania, resta invece priva di un quadro chiaro: gli sviluppatori devono muoversi entro regole di connessione, allocazione della capacità e autorizzazioni pensate per impianti mono-tecnologia.
«La scarsità di rete richiede soluzioni immediate», sottolinea Cremona. «Una legislazione nazionale, unita a procedure più rapide e prioritarie per i progetti ibridi, può rimuovere le barriere allo sviluppo delle rinnovabili e sfruttare meglio le infrastrutture esistenti».
Qualche progetto pilota mostra già la strada: in Portogallo il parco eolico di Tâmega, il più grande del Paese, nasce come progetto ibrido connesso allo stesso complesso idroelettrico; in Francia l'impianto fotovoltaico galleggiante di Lazer, con 50.000 pannelli sul bacino di una diga, ha raddoppiato la capacità rinnovabile del sito. Soluzioni che, con una cornice normativa adeguata, l'Italia potrebbe replicare per liberare rapidamente nuova potenza pulita senza attendere l'espansione della rete.

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