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15 Ottobre 2020
Ultima modifica: 15 Ottobre 2020 ore 10:14

Sacchetti monouso: 4 su dieci sono illegali

Un business per le ecomafie, ma il consumatore può fare la differenza
Nel 2007 in Italia si gettavano 30 miliardi all'anno di sacchetti in plastica monouso. Oggi sono vietati, ma c'è un mercato illegale che sopravvive nonostante le indagini che hanno già portato a numerosi sequestri.
L’Italia è stata tra i primi membri dell’Unione Europea a mettere al bando uno degli oggetti in plastica più tipicamente rappresentativi dell’economia lineare: il sacchetto della spesa. Nel 2007 si consumavano oltre 200 mila tonnellate di borse, per circa 30 miliardi di sacchetti in plastica monouso, utilizzati per trasportare per qualche decina di minuti la spesa nelle nostre case e poi finire nel migliore dei casi inceneriti o, più frequentemente, dispersi nell’ambiente, mare compreso.
La normativa del 2007 è stata perfezionata ed è diventata un aut-aut nel 2017, obbligando il cittadino cui occorre una borsa per fare la spesa di servirsi di una borsa riutilizzabile oppure di quelle in bioplastica con caratteristiche certificate di biodegradabilità e compostabilità, tali da consentirne il riciclo insieme alla frazione umida dei rifiuti urbani. Quindi borse riutilizzabili da un lato e borse monouso in plastica biodegradabile e compostabile dall’altro.

Le indagini: milioni di borse illegali sequestrate

Dall’adozione della legge, la riduzione dei consumi è stata altamente significativa. Secondo i dati di Plastic Consult, nel 2018 il consumo di borse di plastica monouso si è attestato su circa 88.500 tonnellate (rispetto alle 200mila del 2007). Purtroppo, però, ogni 10 sacchetti in circolazione ben 4 sono ancora in plastica tradizionale, ovvero fuorilegge.
Come scrive Natura, la rivista dell’arma dei Carabinieri, un singolo blitz svolto dai Carabinieri Forestali circa un anno fa ha portato sequestro di oltre 2 milioni di shopper e quasi 14 tonnellate di materiali fuorilegge oltre a sanzioni amministrative per 460mila euro in centinaia.
Nell’ultimo anno e mezzo (2018 e primi cinque mesi del 2019), l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha lavorato con campagne mirate per fermare i flussi illegali. Il risultato complessivo è stato: 6,4 milioni di borse di plastica illegali sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste, solo per citare qualche numero.

Un’opportunità per le ecomafie

Chi usa i sacchetti di plastica tradizionale non lo fa solo per risparmiare o per pigrizia. Il settore è diventato terreno d’azione anche delle ecomafie, che inquinano il mercato legale e impongono i loro prodotti in plastica tradizionale soprattutto negli esercizi commerciali al dettaglio o nei mercati rionali, con una nuova forma di pizzo. Un mercato nero che danneggia chi produce correttamente bioplastiche compostabili e disincentiva gli investimenti nel settore. Il tutto con gravi danni per l’ambiente.

Come scoprire se un sacchetto è biodegradabile

Per fortuna gli shopper in bioplastica hanno superato le 56 mila tonnellate (in crescita del 4,2% rispetto al 2018) nonostante la presenza sul mercato dei sacchetti illegali. E ognuno di noi può fare la sua parte, controllando che lo shopper utilizzato riporti la scritta “biodegradabile e compostabile”, citi lo standard europeo UNI13432 e abbia sempre un marchio di un ente certificatore.