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1 Gennaio 2026

Scegliere la pace come popolo. Da don Oreste a Leone XIV

Scegliere la pace come popolo. Da don Oreste a Leone XIV
Foto di ANSA
Nel messaggio per la 59a Giornata Mondiale della Pace papa Leone denuncia l'aumento delle spese militari e le campagne di comunicazione che puntano a normalizzare la logica della guerra. Serve una reazione di popolo, come invitava a fare don Benzi nel suo testamento spirituale

«La pace sia con te!» Così Papa Leone XIV apre il suo messaggio per la 59a Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026, e ci ricorda che la pace del Cristo risorto è una pace che non nasce dalla forza, ma dall’amore incondizionato di un Dio che ha scelto di incarnarsi e farsi bambino. Il Papa ci richiama con urgenza ad una conversione personale e comunitaria, unica possibilità per cambiare la logica della guerra che caratterizza questo nostro tempo drammaticamente segnato da tanti conflitti (oggi oltre 50 nel mondo). Il suo è un appello a non abituarci alle narrazioni che normalizzano la guerra descrivendola come inevitabile e alla conseguente corsa al riarmo. Leone XIV ci richiama a sperimentare e coltivare la pace sia fra le mura domestiche, sia nei luoghi della politica, come scelta concreta per non cedere all’aggressività e alla violenza che sempre di più si diffondono tanto nella vita familiare quanto in quella pubblica.

La provocazione di don Benzi: «Chi è il nemico del bene comune?»

Don Oreste Benzi, nel suo testamento spirituale pronunciato a Pisa nell’ottobre 2007, poneva una domanda radicale: «Come realizzare il bene comune?» E rispondeva con una provocazione che ancora oggi ci interpella: «Il nemico del bene comune siamo noi cattolici, perché si è persa la coscienza di essere popolo».
Don Oreste Benzi alla 45ª Settimana Sociale dei cattolici italiani a Pisa il 19 ottobre 2007. Tema: "Il bene comune oggi, un impegno che viene da lontano".
Foto di Riccardo Ghinelli

Scegliere la pace significa oggi scegliere di essere popolo, uscire dalle contrapposizioni e riconoscere che abbiamo una missione comune: attuare un mondo diverso. È necessario disarmare il cuore e rimuovere quelle “strutture di peccato” (di cui già don Oreste scrisse nel 1981), che abitano non solo i sistemi economici e politici, ma anche le nostre mentalità, ogni volta che scivoliamo nella logica della forza, del profitto e dell’accaparramento delle quantità.
In un intervento del 2003 sui corpi civili di pace, don Oreste offriva una chiave di lettura sorprendentemente attuale: «Le quantità si contendono gli spazi, le qualità si completano a vicenda. La guerra è intrinsecamente presente in una società basata sulle quantità. La pace è intrinsecamente presente in una società basata sulle qualità».
 

La pace disarmata e disarmante di Leone XIV

È la stessa denuncia che Papa Leone XIV rilancia nel suo messaggio quando ricorda l’aumento vertiginoso delle spese militari e l’irrazionalità di un mondo che investe nella distruzione invece che nella cura.
La pace nasce quando rimettiamo al centro le qualità e non le quantità: la relazione interpersonale, la centralità e la dignità di ogni persona, e soprattutto la fragilità non come elemento da scartare ma come opportunità per rendere il nostro mondo più umano.
La pace disarmata e disarmante ci richiama a non essere rinunciatari, ci incoraggia ad abbracciare la nonviolenza con consapevolezza e a compiere nuovi passi coraggiosi: disarmare le parole, disinnescare i conflitti, preservare le relazioni; riconoscere che il valore più grande sta nella condivisione.
Davvero è urgente investire in forme di partecipazione nonviolenta e in esperienze di giustizia riparativa. La pace è un cammino che necessita di responsabilità politiche e di comunità vive che collaborino.
Scegliamo la pace come popolo, scegliamo di essere il popolo della pace!