Topic:
7 Maggio 2020

Vivo per miracolo. La malattia, la guarigione, la rinascita

L'ex presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali racconta in un libro la propria guarigione miracolosa da un tumore.
Foto di Riccardo Ghinelli
Fu don Oreste Benzi a chiedere l'intercessione di Sandra Sabattini per la guarigione di Stefano Vitali e qualcosa di scientificamente inspiegabile è accaduto. Per la prima volta un libro racconta i dettagli di questa straordinaria vicenda che Papa Francesco ha riconosciuto come miracolo.
È arrivata in libreria la vera storia del miracolo che porterà agli onori degli altari Sandra Sabattini, la ragazza riminese, discepola spirituale di don Oreste Benzi, morta all’età di 22 anni, travolta da un'auto mentre si recava con il fidanzato e un amico ad un incontro della Comunità Papa Giovanni XXIII di cui faceva parte.
Vivo per miracolo, copertina libro
Il libro di Stefano Vitali, ecco come Sandra Sabattini mi ha guarito

A raccontare la storia è il “miracolato” stesso, Stefano Vitali, nel libro Vivo per miracolo. Così Sandra Sabattini mi ha guarito, (Sempre Editore) disponibile anche in formato ebook nelle principali piattaforme on line.


Il libro è stato presentato in diretta streaming martedì 5 maggio 2020 in un dialogo tra l'autore, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi e il responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII Giovanni Paolo Ramonda.



Chi è Stefano Vitali?

È il 2007 e Stefano Vitali è in piena carriera politica (era assessore al Comune di Rimini e diventerà poi presidente della provincia) quando scopre di avere un tumore che non lascia scampo. Ha una famiglia numerosa, anzi per la precisione una «casa famiglia».
Sia lui che la moglie Lolli, infatti, hanno accolto la proposta di don Oreste Benzi di condividere la vita con gli ultimi, aprendo la loro famiglia non solo ai loro figli naturali, ma anche a chi una famiglia non ce l’ha.
Stefano dal 1994 al 1999 era stato il primo segretario personale di don Benzi che gli aveva veramente cambiato la vita e che sarà al suo fianco nella malattia.

La malattia

Il libro è la storia di una guarigione che interviene quando tutto sembra perduto. Vitali nel suo racconto ci inoltra nei pensieri più profondi di chi sente scadere il tempo a sua disposizione su questa terra: “Game over”. «Perché proprio a me?», si interroga.
E coinvolge il lettore nel duro viaggio attraverso la malattia, il vedersi nudi e deboli, la sofferenza, lo sguardo dei compagni di terapia: «Sembravano gli occhi di persone che avevano la coscienza di non avere un futuro davanti», scrive.

La guarigione

Poi succede l’impossibile e Stefano diventa il protagonista di un fatto scientificamente inspiegabile, come attesta la documentazione medica. Stefano scopre che la sua guarigione è avvenuta grazie all’intercessione di Sandra Sabattini, che la Chiesa proclamerà beata proprio in virtù di questa guarigione. Non è stato il miracolato a chiedere a Sandra la guarigione, lui neppure la conosceva. L’iniziativa fu di don Oreste Benzi che invitò la famiglia di Stefano e tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII ad unirsi in questa preghiera.
Papa Francesco con un Decreto del 2 ottobre 2019, ha riconosciuto ufficialmente l’autenticità del miracolo. La beatificazione di Sandra Sabattini era stata fissata per il 14 giugno a Rimini, ma l’evento è stato rimandato a causa dell’emergenza Coronavirus.
Il 2 maggio si è celebrato il 36° anniversario della morte di Sandra, a cui la vita di Stefano è ormai legata. Oggi Stefano ha una nuova missione da compiere: seguire i progetti missionari in giro per il mondo di Condivisione fra i popoli, la ONG della Comunità Papa Giovanni XXIII. Per questo ha deciso di destinare i proventi dai diritti d’autore a sostegno di questo progetto.

Stefano Vitali spiega perché ha deciso di raccontare adesso la sua guarigione

«Ho deciso di raccontarmi in un libro - scrivi su Facebook - non perché sono il più bravo ma perché non posso farne a meno». In che senso?
«Spero che la mia storia possa essere di aiuto, soprattutto alle persone che si trovano nei day hospital per le cure da malattie gravi come ho avuto io. In quel mondo quasi sempre di disperazione, c’è bisogno di una voce che ti aiuti. Quando prego per qualcuno che sta male, la prima cosa che chiedo è la pace per quella persona, perché senza la pace interiore e la forza per affrontare quel momento, penso che sia impossibile guarire. Il modo in cui affronti la malattia è fondamentale per la cura.»

Non si tratta solo di una guarigione fisica ma anche spirituale.
«Per raccontare una storia bisogna raccontare la vera storia. La vita di un sopravvissuto prima, miracolato adesso non è una vita semplice. Si porta dietro tante ferite, tante domande. Il miracolo avviene nel corpo ma la guarigione avviene nello spirito e te la costruisci tu. Nel Vangelo non c’è la storia dei miracolati. Come ha vissuto Lazzaro dopo? Come è cambiata la sua vita? Cosa ha restituito del tempo che gli è stato concesso? Gesù guarisce 10 lebbrosi ma solo uno torna indietro a ringraziarlo. Quello che succede dopo non è scontato. Sta a te…»

Tu cosa hai fatto?
«Ho incontrato troppe persone che sono morte, tra cui ragazzi giovani. Il senso di colpa nell’essere rimasti vivi può diventare insopportabile se non si vive quello che ti è stato dato come un dono, cercando di restituirlo. Nel momento in cui riconosci questa cosa, la tua vita cambia per forza e il tempo lo vivi in maniera diversa. Una cosa che non posso più dire è proprio: “Guarda, non ho tempo”. L’ho imparato da Don Benzi e dalla stessa Sandra, che aveva una vita piena di sì.»

Sandra l’hai conosciuta?
«Non di persona ma attraverso l’affetto e l’entusiasmo che don Oreste provava per lei. Affettivamente mi sono legato a Sandra per la sua vita, e l’ho scoperta in questi ultimi anni. È una scoperta che sta crescendo.»

Cosa hai capito?
«Sandra rappresenta la scelta radicale e profonda di vita. La scelta del “non si sta in piedi se non si sta in ginocchio” come diceva don Oreste. Il miracolo della nostra vita è dire sempre sì, senza il nostro tornaconto personale. Sandra è un dono per la Chiesa. È la dimostrazione che se ognuno vive in maniera radicale la vocazione che il Signore ha pensato per lui, il mondo cambia davvero».

Chi sei oggi? Un sopravvissuto o un miracolato?
«Sono una persona che negli ultimi dodici anni ha vissuto un profondo travaglio. Il mio chirurgo dice che sono un sopravvissuto. In realtà sono entrambe le cose. Se mi è successo qualcosa di grande, significa che dovevo fare qualcosa di grande. La serenità sta nell’aver capito con l’insegnamento di Sandra, che in fondo sono chiamato a dire sì a quello che la vita mi mette di fronte. Ed è proprio attraverso quel sì che il Signore mi farà capire cosa vuole da me.»

La presentazione del tuo libro è di mons. Francesco Lambiasi, Vescovo della tua diocesi. Sembra che ti conosca bene.
«È una figura importante nella mia vita spirituale che si è affiancata a quella di don Oreste. Lui mi ha detto di fare come i servi delle nozze di Cana che alle parole di Maria: “Fate quello che vi dirà”», riferendosi a suo figlio che ordinava di riempire le giare di acqua, si sono fidati. I servi avrebbero rischiato il linciaggio se non avessero servito vino. Vivendo la vita in questo modo ho dato un significato maggiore anche a questi anni in più che mi sono stati dati da vivere.»

Se dovessi rappresentare il dono e la grazia che hai avuto, che colore sceglieresti?
«Mi piace il colore che il cielo ha proprio qualche minuto prima dell’alba. Quell’arancione nelle sue gradazioni con mille sfumature. Se penso ad un colore penso a quel colore forte, vivo.

Per questo vai a trovare le albe definendoti un “cacciatore di albe”?
«È il mio spazio, ho bisogno di pensare.»

Cosa vuoi lasciare alle persone che ti incontreranno nel tuo libro?
«Semplicemente un sorriso, un modo di vivere il tempo. Noi non sappiamo quanto tempo abbiamo a disposizione, ma c’è qualcuno che lo sa più di altri. Il tempo merita di essere vissuto in maniera positiva. “Tutto è grazia” diceva don Benzi. Bisogna solo cercare di capire perché.»

Niente di più difficile.