Presentato il Report Antitratta 2026 della Comunità di don Benzi, in occasione della Giornata mondiale del 30 luglio.
«Rinnoviamo l'appello a istituzioni, cittadini e comunità civili e religiose per costruire reti per spezzare lo sfruttamento da parte dei clienti delle donne che si prostituiscono ed il controllo degli sfruttatori, al fine di restituire dignità a chi è stato intrappolato nella tratta». Sono le parole di
Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione della presentazione del
Report Antitratta 2026, dal titolo "Contro la tratta costruiamo legami", pubblicato dalla Comunità fondata da don Oreste Benzi in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone, che si celebra il 30 luglio.
«Abbiamo bisogno – prosegue Fadda – di comunità capaci sia di
prevenire lo sfruttamento, intervenendo sulla domanda e quindi sui clienti che l'alimentano, sia di costruire legami di fiducia e percorsi concreti di libertà, in rete con altre organizzazioni nazionali e internazionali».
Una nuova norma, un fenomeno che cambia
Il presidente della Giovanni XXIII accoglie con favore anche una novità normativa: il Decreto Legislativo n. 115, entrato in vigore lo scorso 16 luglio, che recepisce la Direttiva europea
introducendo i reati di tratta finalizzata ai matrimoni forzati e alla maternità surrogata, oltre alla punibilità di chi acquista servizi da vittime di questa violazione dei diritti. Il quadro descritto dal Report racconta un fenomeno in continua trasformazione. Nel 2025, accanto allo sfruttamento sessuale, sono cresciuti lo sfruttamento lavorativo e le forme di controllo digitale: dal grooming, l'adescamento di minori online, alla sextortion, il ricatto che sfrutta foto o video intimi. Sempre più spesso il controllo sulle vittime avviene a distanza, tramite minacce, debiti, geolocalizzazione e ricatti con immagini private.
I dati delle persone sostenute
I dati Sirit 2025 del Sistema Nazionale Antitratta parlano di 845 nuove persone prese in carico:
il 42% vittime di sfruttamento lavorativo, il 25% di sfruttamento sessuale. Un dato in particolare segna una svolta: per la prima volta dal 2000, gli uomini hanno superato numericamente le donne tra le persone assistite, a conferma di un fenomeno che riguarda sempre di più lo sfruttamento lavorativo maschile e le persone transgender.
Nel corso del 2025 la Comunità Papa Giovanni XXIII, nell'ambito dei progetti ministeriali, ha accompagnato 76 persone – 31 donne, 44 uomini, una persona transgender – e cinque bambini accolti insieme alle madri,
offrendo percorsi di ascolto, protezione e autonomia. In realtà, l'associazione accoglie e accompagna molte più persone vittime di trafficking che non rientrano nei programmi governativi.
Il progetto ALMA: prevenzione nelle comunità migranti
Tra le novità del 2025 spicca il progetto ALMA, sostenuto dal Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha coinvolto leader religiosi e rappresentanti di comunità etniche – maliane, indiane, camerunensi, filippine, colombiane, senegalesi, nigeriane, rumene e albanesi – nelle province di Modena, Torino, Ascoli Piceno, Brindisi e Massa Carrara, in collaborazione con Fondazione Migrantes e l'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia,
per prevenire lo sfruttamento delle donne migranti anche negli ambienti digitali. La ricerca condotta nell'ambito del progetto ha fatto emergere le principali forme di sfruttamento e violenza: controllo del partner e violenza psicologica (22%), sfruttamento sessuale e digitale (20%), sfruttamento lavorativo (15%) e violenza economica (15%), a cui si aggiungono matrimoni forzati, violenza vicaria e minacce alla famiglia d'origine. Coinvolti anche giovani pari delle stesse comunità, formati per promuovere messaggi di rispetto e pari dignità tra uomini e donne: dal prossimo autunno partiranno iniziative di sensibilizzazione nelle scuole.
Uno sguardo oltre i confini nazionali
L'impegno della Comunità prosegue anche a livello internazionale: il progetto
Eyefon in Nigeria, contro la cosiddetta "Japa syndrome", l'emigrazione di massa di giovani qualificati; il progetto
Amini Home in Kenya, a sostegno delle donne uscite dalla prostituzione; il progetto europeo AMIR, in partenariato con ANCI, per l'integrazione dei migranti; e la rete internazionale che unisce OIM, Save the Children Italia ed
Espacio de Mujeres in Colombia.
A questo si affianca il lavoro di advocacy della rappresentanza permanente della Comunità Papa Giovanni XXIII a Ginevra, intervenuta alla 60ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite per denunciare i rischi della tratta legati alle politiche migratorie restrittive, oltre al contributo portato al Parlamento europeo di Bruxelles sul legame tra tratta e maternità surrogata commerciale.
Il Report Antitratta 2026 è disponibile per il download sul sito della Comunità Papa Giovanni XXIII:
www.apg23.org/traffico-di-esseri-umani