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20 Maggio 2019

Un mondo senza tabacco: è possibile?

L'industria del tabacco spesso sfrutta i più poveri e viola i diritti umani
Foto di Adobe Stock - somchai20162516
In genere, quando si parla di tabacco, il pensiero comune è rivolto quasi esclusivamente ai fumatori, soggetti di innumerevoli richiami per i danni alla salute provocati dal fumo. È molto difficile trovare articoli o informazioni riguardanti l’altro grave aspetto del problema: quello legato alla coltivazione della materia prima ed alla produzione delle sigarette.
Solo pochi, attenti lettori di giornali, magari di settore, saranno venuti a conoscenza che nel mese di marzo 2018 si è tenuta la diciassettesima “World Conference on Tobacco or Health” che per la prima volta si è svolta in Africa, a Città del Capo.
Una conferenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella quale si è ribadito che «c’è un conflitto inconciliabile tra la produzione e la commercializzazione dei prodotti del tabacco e il diritto alla salute».
La produzione di tabacco continua a crescere ogni anno, e si concentra soprattutto nei Paesi del sud del mondo, dove una legislazione più permissiva attira gli interessi delle grandi compagnie del settore, infatti la pianta del tabacco, essendo una specie adattabile che può essere coltivata senza costi elevati anche nei terreni più poveri, è proprio un tipo di coltivazione adatta ai Paesi del sud.
Questo aspetto comporta, come per tanti altri tipi di produzioni, che anche l’industria del tabacco sia un motore di povertà, legato al lavoro minorile, alla violazione dei diritti dei lavoratori, all'insicurezza alimentare e allo sfruttamento degli agricoltori.
La Conferenza si chiude con un richiamo molto forte: «Il concetto di diritto ad un mondo senza tabacco, come componente dei diritti umani implica l'obbligo degli Stati di affrontare le implicazioni dei diritti umani sull'intero ciclo di vita della coltivazione del tabacco, produzione, commercializzazione, distribuzione, consumo e post consumo, compreso il lavoro minorile, violazioni dei diritti dei lavoratori e dei diritti di popolazioni speciali e distruzione ambientale».

Tabacco: un’epidemia globale

Il consumo di tabacco ha raggiunto le dimensioni di un’epidemia globale. In tutto il mondo si fumano ogni giorno più di 15 miliardi di sigarette e l'uso del tabacco uccide più di 7 milioni di persone ogni anno. La stragrande maggioranza di questi decessi avviene nei Paesi a basso e medio reddito.
Soprattutto per i fumatori, è sicuramente necessario approfondire la lettura della Dichiarazione di Città del Capo (https://wctoh.org/) e trarne le dovute conseguenze.

Smettere di fumare è una forma di giustizia

Smettere di fumare può esser visto anche come una forma di giustizia, di boicottaggio verso le grandi multinazionali del settore. La Philip Morris, ad esempio, che è la prima produttrice di sigarette al mondo, è da anni nel mirino delle associazioni della società civile per l’aggressiva campagna pubblicitaria mondiale per la promozione delle sigarette rivolta soprattutto ai giovani, e per la responsabilità delle gravi condizioni in cui sono costretti a lavorare milioni di contadini del Sud del mondo, essendo anche uno dei più grandi commercianti di caffè e cacao.