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28 Settembre 2021
Ultima modifica: 28 Settembre 2021 ore 09:30

Una coppia alla guida della parrocchia

Misano Monte (Rimini) resta senza parroco. Il vescovo Lambiasi manda Davide e Cinzia, e la loro grande famiglia
La famiglia - che è anche una casa famiglia nella Comunità Papa Giovanni XXIII - è già molto conosciuta nel paese e impegnata nella parrocchia. Lui è diacono da 10 anni
Abbiamo dovuto anticipare l'intervista perché attendevano il collegamento con Rai1. I messaggi che ci siamo scambiati i giorni precedenti accennavano ad un lutto molto grave in parrocchia - un giovane - e necessariamente loro se ne dovevano prendere cura. La vita di Davide e Cinzia è intensa, ma durante il collegamento Skype sono sorridenti, pacati, disponibili.
Davide è operatore nella Comunità Papa Giovanni XXIII, e Cinzia è psicoterapeuta. Sono sposati da 27 anni.
La loro parrocchia era rimasta senza parroco e così il Vescovo di Rimini Francesco Lambiasi ha scelto - è la prima volta che succede - di nominarli referenti pastorali.

A servizio della Chiesa

Non saranno una specie di surrogati del parroco, ma una importante presenza della Chiesa sul territorio, che si mostra in questa veste feriale di famiglia comune, accogliente.

Che cosa state vivendo?

«Siamo a servizio della Chiesa locale - risponde Cinzia - il vescovo Lambiasi ci ha nominati referenti pastorali di Misano Monte». 

È una nomina di cui si sta parlando molto

«In realtà è una nomina che nasce all’interno di una storia, legata ad una vita condivisa con la parrocchia. Viviamo in questa parrocchia da 27 anni, Davide è diacono da 10 anni».

Abitate in canonica?

«Abitiamo in casa nostra - precisa Davide -. La vita della parrocchia si appoggia alla nostra casa famiglia. È bello che il salone di casa nostra diventi anche aperto agli incontri parrocchiali. La casa famiglia è aperta alla vita, nasce per dare una famiglia a chi non ce l’ha, e adesso, in questa nuova veste, accoglie la parrocchia».

La casa famiglia

La scelta della casa famiglia a quando risale?

«Siamo sempre stati una famiglia aperta all'accoglienza. Abbiamo scelto di essere casa famiglia circa 15 anni fa, quando è arrivato un ragazzino con gravissime disabilità, morto tra nostre le braccia e rianimato 4 volte».

In quanti siete?

«Un numero variabile - sorride Cinzia - , oggi siamo in 7, da domani in 9. Ci sono in nostri 3 figli naturali».

Riuscite a fare una stima di quante persone sono passate per la vostra famiglia

«Un figlio, qualche settimana fa, si è preso la briga di calcolarlo. Pare che in questi 27 anni di matrimonio siano passate circa un centinaio di persone, compresi i volontari».

La coppia

E la vita di coppia? Ne risente, ne beneficia?

«Domenica dovevamo festeggiare il nostro anniversario - dice Davide - ma c’erano diversi impegni su più territori, lei mi ha raggiunto
Noi siamo capaci di fare gli slalom - conferma Cinzia - , ci prendiamo pochi momenti ma quelli ci sono, siamo determinati. Le case famiglie - si dice sono famiglie con i muri di vetro. La casa non è più un luogo protettivo, non sei più tuo, e quindi sei costretto trovare nuovi modi per rispondere alle sollecitazioni».

Che voi sappiate ci sono altre esperienze come la vostra?

«Sovrapponibili forse no, ci sono alcune esperienze che si chiamano “famiglie missionarie km 0”, quelli che una volta erano i sagrestani, so che c'’è un diacono a Roma… Ci sono diversi diaconi che reggono le cosiddette "comunità in attesa di pastore". Ciò che ha fatto notizia nel nostro caso è stata l’ufficialità, cioé la nomina da parte del Vescovo».

Come conciliate tutte queste chiamate? La casa famiglia, il diaconato, la parrocchia...

«Ci siamo conosciuti, fidanzati , sposati e siamo diventati genitori all’interno del cammino della nostra Comunità. Questo ci ha modellato, educato a tenere lo sguardo su Gesù, orientando la nostra famiglia al servizio dei poveri, all’interno della Chiesa. Nel nostro cuore abbiamo sentito e riconosciuto che solo attraverso la condivisione diretta potevamo trovare il senso profondo alle nostre esistenze. La vocazione è proprio questo, capire quale strada e con quale modalità siamo chiamati a crescere e a trasformarci in dono per l’umanità».

Oggi come si incarna?

«Oggi, attraverso la nomina di referenti pastorali, ci viene chiesto di ampliare la condivisione diretta, accogliendo nelle nostre esistenze la vita della parrocchia. Non vogliamo farlo come servizio, ma come condivisione diretta, ricordando le parole di don Oreste, “non c’è chi salva e chi è salvato, ma ci si salva insieme”».