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3 Dicembre 2023

Vigilanti per poter riconoscere Gesù

Oggi inizia l'Avvento, tempo che ci prepara all'incontro con il Signore a Natale
Vigilanti per poter riconoscere Gesù
Foto di Stock Snap
In questo tempo gridiamo: «Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi». Preghiera esaudita nella vicinanza del Signore che ogni istante abita per mezzo del suo Spirito il nostro cuore.
Penso che farebbe a tutti noi un gran bene ricordare la moltitudine di santi delle nostre comunità e parrocchie, santi feriali che forse non raggiungeranno gli altari ma hanno vissuto le beatitudini della giustizia e della carità, della misericordia e della verità, del donare la vita per i fratelli con una attenzione particolare ai piccoli e ai poveri, a chi è nella sofferenza: «Coloro che hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello». Veramente siamo fratelli e sorelle di santi e di martiri.
Quanti hanno lavorato responsabilmente non risparmiando la propria vita per il bene dei fratelli, come una madre ha cura dei propri figli. Quanti si sono fatti servi, hanno cinto il grembiule della condivisione, nell’umiltà e a volte nel nascondimento, per far sì che ognuno avesse il necessario per vivere.
 
Questo tempo che ci prepara all’incontro con il Signore nel Natale ci deve vedere vigilanti, aperti nella preghiera, all’ascolto della Parola, quella del buon Dio, che ci ama di un amore eterno ma concretissimo mandandoci il proprio Figlio.
Quante mamme si chinano sui propri figli, rigenerando ogni giorno nell’amore le proprie creature. Come Maria generatrici di vita e di speranza.
Ognuno di noi è ricco di doni e di talenti da far fruttare perché l’umanità possa gioire della creazione, possa vivere nella pace e nella fratellanza, possa gustare la giustizia di Dio su questa terra.
Ogni anno, attraverso il ministero della Chiesa suo popolo santo, Gesù come il buon pastore viene per condurci al suo amore misericordioso, nella ricerca della pecorella smarrita e di quella malata.
 
Ogni giorno possiamo riconoscerlo nei poveri, negli affamati, negli emarginati, negli scartati, in chi subisce violenza, nei carcerati, nei profughi, in coloro che sono nelle guerre, nelle carestie, nelle malattie.
Sì, possiamo fare opere di bontà, restituire a chi è privo di tutto parte del nostro benessere come atto di giustizia.
In questo tempo gridiamo: «Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi». Preghiera esaudita nella vicinanza del Signore che ogni istante abita per mezzo del suo Spirito il nostro cuore.
Rendiamo continuamente grazie a Dio, viviamo nella lode e nella riconoscenza anche se in mezzo a tribolazioni e prove.
Quanto è bella la preghiera della povera gente, preghiera comunitaria che sale al Padre celeste dalla comunità dei credenti: «Consolate, consolate il mio popolo», il Signore viene e porta gli agnellini sul petto.
Vieni Signore Gesù, Maranathà. Noi, secondo la promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, impegnandoci in questo mondo per il bene di tutti.
 
Natale realizza pienamente il sogno del profeta Isaia: «Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri». Per questo gioiamo pienamente nel Signore.
Ancora oggi Gesù bambino nasce nella case famiglie della Comunità Papa Giovanni XXIII volute dal servo di Dio don Oreste Benzi, che da 50 anni nell’accoglienza di bimbi con gravissimi handicap, di persone con serie sofferenze mentali, di giovani resi schiavi dalle droghe, di ragazze liberate dalla prostituzione, rendono vero ciò che il Salvatore ci ha annunciato.
Buon inizio di Avvento, Gesù bambino ci trovi sempre lieti, nella preghiera incessante, nella condivisione dei beni, nella fraternità benedicente, nel camminare insieme, ricercando sempre la pace.