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25 Novembre 2021
Ultima modifica: 25 Novembre 2021 ore 14:30

Lettera a Maria, figlia, vittima di violenza

La testimonianza di una famiglia affidataria
Foto di Foto di Ulrike Mai da Pixabay
A volte nel corso dell'affido emergono vissuti drammatici riguardo i quali i genitori affidatari si sentono impotenti. Non possono fare altro che stare nella relazione e farsi prossimi, di quella prossimità che cura
Raccontare la tua storia senza raccontare la nostra, Maria, sarebbe impossibile.
Io e papà ti abbiamo accolta nel 2017. Avevamo qualche esperienza, avevamo accolto altri bambini vittime di maltrattamenti e violenza assistita, ma non saremmo riusciti ad immaginare cosa avrebbe significato per noi accogliere te

Avevi dentro tanto orrore che te ne vergognavi

Abbiamo risposto all'appello che chiedeva una famiglia per una bimba di 8 anni. Ci raccontano degli episodi gravemente violenti. Ci indigniamo, ci chiediamo come sia possibile, come facciamo tutti di fronte alle cronache violente. Poi sei arrivata tu, brillante, molto gestibile, tutto bene insomma! 
In realtà avevi dentro così tanto orrore da vergognartene, e abbiamo capito col tempo che non andava bene per nulla... ci siamo studiati per settimane. Poi un giorno in macchina ecco che l'orrore è uscito fuori. Quei racconti ci hanno fatto vacillare: il racconto di una bimba che non sa di essere cresciuta nella malvagità e che inizia a capire cosa ha vissuto.

Siamo stati con te nel dolore

Abbiamo scelto di stare in questa sofferenza con te, di caricarci di quel dolore che nessuno ti aveva mai aiutato a portare, abbiamo provato a farlo.
Ci sono sguardi e parole che mai dimenticheremo, neanche ora che li hai lasciati andare: sono nella nostra memoria che ormai è comune, è condivisa. Per ogni cicatrice che tu porti sul corpo ne corrisponde una sul cuore tuo e nostro. Le emozioni sono state intense e arrivavano all'improvviso: rabbia, disgusto, tristezza, senso di impotenza. Sembrava non esserci una soluzione, sembrava impossibile prendersi cura e far guarire.

Sei degna dell'amore di mamma e papà

E invece esserci, ascoltare e piangere con te ha aperto nuove strade, ha fatto sentire te degna dell'amore e delle cure di una mamma e di un papà, e sentire noi strumenti di speranza. 
Non passa giorno senza il pensiero che vorremmo poterti togliere di dosso questo fardello, ma forse portarlo insieme a te è quanto di più importante possiamo fare ora. 
Non passa giorno senza dover dare voce alla tua voglia di riscatto e alle tue domande: no, Maria non è giusto essere picchiati con le catene, non è giusto dormire fuori al freddo, non è giusto non avere da mangiare o dei vestiti, non è giusto fare più di 10 accessi al pronto soccorso per ferite varie senza che mai un medico segnalasse la situazione.
Tutto questo disprezzo ti aveva insegnato che non vali, che non conti, che non esisti nel cuore di nessuno, questa è la violenza più grande: non aver potuto imparare l'amore e la fiducia.

Grazie perché ci hai resi migliori

Il contatto con la tua sofferenza ha cambiato tutti noi ma soprattutto ci hai cambiati tu, perché sei la prova vivente che la vita è un dono immenso e che vale sempre la pena di essere vissuta. Che i legami salvano, danno senso, allargano gli orizzonti, curano le ferite e ci rendono migliori.
Tu ci hai resi migliori.
Grazie

Chi siamo

Per tutelare la tua persona, Maria, diciamo che siamo "mamma e papà". Siamo una famiglia affidataria che ha 5 figli naturali e due in affido; in questi anni abbiamo accolto 13 bimbi, molti dei quali piccolissimi. Ci siamo conosciuti negli Scout: cerchiamo ogni giorno di "sorridere e cantare anche nelle difficoltà" e di "lasciare il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato".