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28 Luglio 2019

Vivere alla presenza di Dio

Pregando non sei più posseduto dalle situazioni e diventi veramente libero
Foto di Gert Altmann

Uno dei frutti della preghiera è vivere alla presenza del Signore. Pregando, tu gradatamente ti unisci al Signore e con lui affronti la vita; lentamente la tua persona si trasforma e si modifica e si evolve. Vivendo alla presenza di Dio tu non sei più soffocato né dalle cose, né dai fatti, né dagli avvenimenti ma nelle cose, nei fatti e negli avvenimenti vivi questa relazione con Dio.
Allora tu non sei più posseduto dalle situazioni e diventi veramente libero. Riprendi tutto te stesso in mano e sei libero dai condizionamenti: non parli perché vieni applaudito, ma non stai zitto neanche se ti fischiano. C’è un’altra forza che ti spinge, c’è un’altra unione, c’è un Altro con cui vivi, con cui operi nelle situazioni.
Sei alla presenza del Signore che ti guida: egli è come una guida alpina che ti conduce passo dopo passo sulle grandi vette. Gli avvenimenti non sono altro che nuovi passi che il Signore ti fa fare e attraverso cui ti conduce.
 
LA PREGHIERA TI PORTA AD UN’INTIMA UNIONE CON DIO e tu senti in te una grande unificazione interiore, una grande pace dentro. È quella pace che hai cercato sempre fuori di te e che non hai mai trovato e ora finalmente la trovi realmente fuori di te, ma nel Signore e non nelle cose, nelle emozioni, nelle sensazioni, nel piacere, nella materialità.
Man mano che l’uomo si matura, sente che nessun altro scopo al di fuori di questo è valido e può saziare. Allora cambia tutto. Non mi fraintendete in quello che sto per dirvi, ma lo scopo della nostra vocazione non sono i poveri. È che il Signore ad ognuno di noi ha detto: «Tu mi troverai solo e unicamente condividendo la vita dei poveri; se andrai fuori da lì tu non mi trovi, perché io per questo ti ho preparato e ti ho reso sensibile». Allora scopo di tutto il nostro impegno nell’esistenza non è dare la casa, non è dare una famiglia, ma lo scopo è questo: stando con Dio arrivi a comprendere che non si può stare con Dio e non dare la casa a chi ha bisogno o non dare una famiglia a chi non ce l’ha.
Non lottiamo per i poveri perché dopo i poveri saranno salvati perché hanno la casa: non è vero un bel niente! Noi lottiamo per i poveri perché il fatto che non hanno la casa è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, perché io sono tuo fratello.

TUTTA L'ESISTENZA CRISTIANA ALLORA NON È PIÙ FARE DELLE BUONE OPERE, ma è una questione molto più profonda: noi diamo origine a cieli nuovi e terre nuove, dove regna la giustizia di Dio. Il Signore diventa il centro dell’esistenza e nel momento stesso che lui lo diventa anche l’uomo, il mio fratello, è il centro della mia vita.