11 Settembre 2019

Casa famiglia nel terremoto: posata la prima pietra per ricominciare

Giuseppe guarderà dal paradiso la costruzione della sua nuova casa famiglia a Tolentino; lunedì scorso la posa della prima pietra
Foto di Luca Giustozzi
I disabili che hanno commosso l'Italia potranno tornare nel proprio paese grazie alle donazioni, anche se la stanchezza è tanta e non tutti hanno resistito
Casa famiglia di Tolentino trasferita, dopo il terremoto, a Macerata: è forse arrivato il momento di ritornare. Lunedì è stata posata la prima pietra della nuova casa. Il 10 aprile 2018 la Comunità Papa Giovanni XXIII aveva acquistato il terreno; la nuova casa famiglia, che dovrebbe aprire i battenti nel 2020 conterà 16 posti letto e consentirà un massimo 8 accoglienze.
 
«Potremo finalmente ritornare, un po’ più vicini al centro di Tolentino e in una zona meglio servita. Abbiamo invitato tutti a festeggiare per la posa della prima pietra», ha spiegato il papà Valentino Nobili. Insieme alla moglie Roberta Vitali hanno scelto di dedicare la propria vita all'accoglienza.

La pesante pietra inserita nel terreno
Posa della prima pietra della nuova casa famiglia a Tolentino, alla presenza delle autorità. Il Vescovo ha voluto caricare personalmente sulle spalle il pesante blocco in marmo

La vecchia casa famiglia danneggiata dal terremoto

A fine 2019 sono passati ormai 3 anni da quello sciame sismico che ha tolto la vita a circa 300 persone e che ha percorso il Centro Italia fra agosto 2016 e gennaio 2017. Il 30 ottobre 2016 la scossa di magnitudo 6, con epicentro fra i comuni di Norcia e Preci in provincia di Perugia fu percepita in gran parte del Paese. Portò con sé la distruzione di Amatrice, Arquata del Tronto, e centinaia fra siti di interesse storico e culturale, abitazioni, scuole. A 43 chilometri dall’epicentro, nel comune di Tolentino in provincia di Macerata, Giulio che aveva 17 anni, ipotonico e affetto da una grave paresi celebrale rimase bloccato sul letto. Anche laria, una bimba di 7 anni, era restata impietrita dalla paura. Toccò a Federico, allora 11 anni, nel panico generale, a tornare indietro ad aiutare Giulio.

Cucina in disordine ed abbandonata dopo il terremoto
Nella casa famiglia di Tolentino viene svuotata la cucina prima dell'abbandono definitivo, visto che l'edificio non è più agibile


Nel terremoto il panico arriva dentro, i piedi si paralizzano, il buon senso impietrisce ad ascoltare i sussulti. I racconti della casa famiglia Nostra Signora della Pace di Tolentino (MC) hanno raggiunto il cuore della gente, raccolti dal Corriere della Sera in un articolo in prima pagina del 20 novembre 2016.

Casa famiglia Nostra Signora della Pace di Tolentino
La foto che ha fatto la prima pagina del Corriere della Sera: è stata diffusa dopo il terremoto del 2016 e le donazioni hanno permesso la costruzione di una nuova casa famiglia


In casa erano in 11 in quel momento. La conta dei danni fu presto fatta: la casa dove avevano abitato dal 2004 doveva essere abbandonata in fretta. C'era Sirin, ipovedente e con difficoltà uditive. Pochi giorni dopo il sisma Giacomo, diabetico e sordo di 77 anni, con manie di persecuzione, tornato per riprendere le sue cose ha preferito infilarsi il pigiama e rimettersi nel suo letto, pericoloso ma abituale. 
 
Giulio, che quella volta era stato sollevato con la forza della paura, nelle settamane successive piangeva soprattutto la fine improvvisa dei suoi allenamenti sportivi, che erano anche un reale aggancio con la realtà. Ma chi non potrà vedere la casa nuova di famiglia sarà Giuseppe, un signore paraplegico che da 7 anni era costretto alla carrozzina per un angioma al midollo. Dopo il terremoto era stato trasferito in Puglia, in una zona non sismica, perché la paura, viva dentro, gli impediva di superare le sue gastriti. Giuseppe è morto un anno fa esatto. Da allora tutta la casa famiglia vive a Macerata, grazie alla generosità della Diocesi che ha messo a disposizione un appartamento nella casa di ospitalità Domus San Giuliano. 

Armadi e una sedia a rotelle impolverati
La camera di Giuseppe non più usata da nessuno nella casa famiglia abbandonata a Tolentino dopo il terremoto


«Siamo tutti veramente stanchi»,  sono le prime parole di Valentino nel ricordare l’esperienza, nell'estate 2019. Il caldo aumenta ma il condizionatore d’aria va dosato per non peggiorare la bronchite cronica di Giacomo. «I bambini chiedono ogni giorno quando torneremo. Anche loro non ce la fanno più».

Era il racconto di una quotidianità fragile: «Da Macerata a Tolentino sono 25 chilometri. Li percorriamo 6, 8 o anche 10 volte al giorno, avanti ed indietro, in auto o in furgone, per preservare un po’ di normalità ai nostri figli. Chi può fa il possibile per rivedere i propri amici, oppure cerca di continuare un’attività sportiva. Sono legami fondamentali che permettono a ciascuno di non perdere la speranza».
 
Valentino ogni tanto ancora oggi si ritrova a girovagare in emozioni sospese fra passato e futuro: «Ormai vado alla casa vecchia a prendere la posta, o poco più. Ma lì ritrovo la mia storia, è come fosse un tuffo. Non c’è modo di recuperare l'edificio: era la canonica prima in disuso di una chiesa di campagna, adesso ci sono ben altre realtà che aspettano una ristrutturazione più urgente. C’è la minaccia costante del crollo del campanile della chiesa sulla casa, si sono aperte crepe molto grandi sulla chiesa adiacente». 

Presto l'inizio dei lavori per la nuova casa famiglia di Tolentino (Macerata)

Con il ricordo di Giuseppe nel cuore Valentino e Roberta sono pronti per la posa della prima pietra della loro nuova casa a Tolentino (in provincia di Macerata): «Abbiamo sempre cercato di ritornare perché i nostri ragazzi non potrebbero reggere ad un trasferimento», era stato il loro appello, rilanciato dalla stampa nazionale. E, da tutta Italia, hanno risposto persone, enti benefici ed imprese. 
 
Dopo il terremoto sono stati raccolti oltre 650.000 euro di donazioni. È ancora possibile continuare a contribuire, agli infissi e agli arredi, con una donazione sul conto corrente IT 04 X030 6909 6061 0000 0008 036 Intestato a Comunità Papa Giovanni XXIII con causale “Casa Famiglia Tolentino".

Grazie ai donatori sarà possibile accogliere ancora disabili e persone in difficoltà

«L’inaugurazione sarà soprattutto un momento per celebrare il nostro grazie e per incontrare le persone che hanno contribuito», conferma Marco Panzetti, responsabile per le attività di fundraising della Comunità. 
 
Nella Diocesi di Macerata la Comunità Papa Giovanni XXIII conta, compresa la loro, 4 case famiglia, 1 casa di fraternità ed accoglienza, 1 cooperativa sociale per l’inserimento lavorativo di persone con disabilità. In tutto sananno una cinquantina, fra membri dell’Associazione di Don Benzi ed accolti, che non vorranno perdersi il taglio del nastro. 

«Gesti di vicinanza e generosità come quello che voi avete compiuto hanno rincuorato mese dopo mese Valentino, Roberta, i loro bambini e le persone che accolgono, facendoli sentire pensati e sostenuti. Perdere la propria casa, le proprie sicurezze, la propria storia e soprattutto la propria natura – quella di famiglia che accoglie chi ha bisogno – non è stato facile per loro», ha scritto Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità, nel ringraziare i donatori.