25 Settembre 2019

Suicidio assistito: «Plaudiamo ai medici che faranno obiezione di coscienza»

I giudici si sono pronunciati oggi sull'inopportunità di punire Marco Cappato, esponente dei Radicali, che ha accompagnato al suicidio Dj Fabo
Foto di ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Comunità Papa Giovanni XXIII preoccupata per una sentenza che rende la morte un'opzione abituale

«Questa sentenza apre un varco alla cultura della morte e separa il mistero della sofferenza dal calore della relazione e del vivere in famiglia. Noi continueremo a vivere per mesi, anni e decenni con le persone gravemente disabili accolte nelle nostre famiglie. Plaudiamo a tutti  coloro che faranno obiezione di coscienza e che sono per un sì alla vita», è il commento di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII alla decisione della Consulta Costituzionale arrivata il 25 settembre 2019.
 



I giudici hanno deliberato (scarica il comunicato stampa) sulla compatibilità con la Costituzione dell'articolo 580 del codice penale: hanno indicato che è ingiusto punire l'aiuto e l'istigazione al suicidio nei casi come quello di Dj Fabo, per i quali sarebbero possibili pene fino anche ai 12 anni di reclusione.

Andrea Mazzi, riferimento per l'aiuto alla maternità e alla vita della Comunità Papa Giovanni XXIII, è stato presente a Roma all'udienza pubblica di ieri. L'intervista.

Cosa vi ha portato all'udienza della Corte Costituzionale?

«Si, martedì siamo andati all'udienza pubblica della Corte costituzionale: nelle scelte della nostra vita quotidiana leghiamo la nostra vita a quella dei nostri fratelli disabili, e non potevamo non essere presenti in un momento così importante. Viene presa una decisione che avrà un impatto fortissimo sulla loro vita. La decisione di depenalizzare il suicidio assistito implica che la vita di queste persone vale meno delle altre, a tal punto punto che ciò che in altre situazioni è punito dalla legge, in questo caso non lo sarà più».


Ma cosa vi preoccupa dell'eutanasia? Non può essere una scelta personale?

«La richiesta degli avvocati di Cappato di rendere legale a certe condizioni l’aiuto al suicidio, ci ha interpellato in maniera molto forte. In Italia oggi l’eutanasia è già legale, nella sua forma passiva: la legge 219 sulle DAT approvata poco più di un anno fa consente ad un malato di interrompere le cure, compresa alimentazione ed idratazione. Il loro ragionamento allora è stato: visto che è già possibile oggi togliersi la vita sospendendo le cure, perché non lo si può fare in una forma più rapida?

Eppure, domandiamoci il perché di questa fretta nel voler morire. Da dove viene? Perché utilizzare una vicenda personale per cambiare una legge che avrebbe un impatto sulle vite di tutti? Non avrebbe più senso impegnarci tutti nel garantire le cure palliative, diritti alle persone che fanno assistenza, assistenza specialistica adeguata»?

Intende dire che il suicidio assistito costa meno?

«In una società come la nostra in cui si misura la qualità della vita in base all’efficienza e alla produttività, queste persone sono da scartare; pertanto se la morte su richiesta dovesse diventare effettivamente legale, ci potrebbero essere alcuni che verranno fortemente spinti a togliersi di torno. I loro momenti di fragilità e di dubbio facilmente li porteranno a convincersi che l'eutanasia possa essere la scelta migliore. Lo dico per esperienza: conosciamo persone disabili che hanno vissuto momenti di grande sconforto e hanno pensato tante volte al suicidio. Ma ora sono ben felici di esserci e di vivere, anche se in carrozzina. Loro hanno avuto la fortuna di aver poi incontrato il calore di una vicinanza. Se il suicidio assistito fosse stato legale cosa sarebbe stato oggi di loro? Da queste scelte non si torna indietro».

La morte come soluzione dei problemi, è un rischio reale?

«E’ una certezza: lo vediamo già oggi nella situazione simile di inizio vita: l’aborto di un bambino disabile non è una scelta di libertà, ma diventa una sorta di obbligo sociale. Lo vediamo nei paesi, come Belgio e Olanda, dove da anni come Comunità siamo presenti, in cui l’eutanasia è legale. In quei paesi sono migliaia le persone che ogni anno vengono accompagnate alla morte con le diverse forme di suicidio medicalmente assistito. La morte lì è diventata un’opzione tra le altre che il medico propone al malato. Per noi è uno scenario da incubo, che oggi si vuole introdurre anche in Italia».