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16 Ottobre 2020

Il mercato delle armi esplode

Il mercato delle armi italiane fuori UE e NATO invece di diminuire, continua a crescere. Le reti di costruttori di pace sollevano la voce.
Foto di AirUbon
La legge 185 del 1990 doveva regolare l'export e l'import di armi, vietandone la vendita a Paesi in guerra o dove i diritti umani sono violati. I dati elaborati da Rete Disarmo raccontano un'altra realtà.
La legge 185/90 sui limiti all’export militare italiano compie 30 anni quest’anno nella particolare convergenza con l’appello per il disarmo rivolto al mondo oltre che dallo stesso Pontefice, anche dal Dicastero Vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale (DSSUI) e dalla Commissione Vaticana Covid-19: infatti, se da un lato l’adozione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è stata un momento decisivo anche per gli sforzi a livello globale volti a prevenire, combattere e sradicare il commercio di armi, dall’altro l’applicazione di leggi nazionali che regolamentano questo mercato hanno fallito.
La legge italiana 185/90 è stata il frutto di una stagione quanto mai positiva per l’impegno della società civile, vera avanguardia verso la costruzione di politiche di Pace, sia per il nostro Paese che per l’intera comunità europea, tuttavia negli ultimi anni non è stata in grado di porre un freno alle ambizioni produttive dell’industria bellica e sono mancate serie e efficaci restrizioni all’esportazione verso Paesi responsabili di accertate gravi violazioni dei diritti umani.

Crescita dell'esportazioni delle armi negli ultimi 5 anni

In particolare, il rispetto dei divieti e delle prescrizioni amministrative e la prevista attività di controllo e vigilanza, sia in fase preliminare che successiva all'esportazione dei materiali d'armamento, espletata da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero della Difesa, nonché degli altri organi preposti alla tutela della sicurezza, ha sortito ben scarsa efficacia.
Abbiamo infatti assistito negli ultimi 5 anni, secondo i dati elaborati da Rete Disarmo, ad un vera e propria escalation del trend delle esportazioni dei sistemi d’arma. In  questo lustro ne sono state autorizzate per un valore pari a circa 44 miliardi di euro che valgono ben più degli interi quindici anni precedenti e rappresentano il 45% degli ultimi 30 anni.
Ciò  che desta la massima preoccupazione è che questo commercio è rivolto per il 56% al di fuori delle alleanze politico-militari italiane NATO e UE (24,8 miliardi contro 19,9 miliardi), dato espressamente in contrasto con le aspirazioni costituzionali di ripudio della guerra (art.11 Cost.). Il 45,9% delle licenze è andato ai Paesi del Medio Oriente e ai paesi del Nord del Mediterraneo, quali Kuwait, Qatar, Emirati,  tra cui compaiono, assolutamente nuovi rispetto all’ultimo ventennio, Pakistan ed Egitto di cui le discusse attuali forniture. Oltre a ciò si aggiungono le ben note commesse all’Arabia Saudita che hanno portato le “nostre” bombe ad essere utilizzate per truci attacchi alla popolazione civile in Yemen.
Questo bilancio a posteriori non può lasciare indifferenti;  se il paradigma sancito dalla legge è strettamente ancorato alla nostra Carta Costituzionale e resta pienamente valida sia nella sua finalità che nei principi in essa enunciati, l’iter autorizzativo deve essere senz’altro rivisto al più presto sciogliendo ogni timore, dato che i nuovi obblighi internazionali, il trattato sul commercio delle armi (ATT) e la posizione Europea del 2008 sulla proliferazione delle armi, finalmente ne impediscono,  qualunque modifica in senso peggiorativo.
Le numerose reti dei costruttori di Pace sollevano voci di allarme e  non cessano di chiedere una riconversione della politica, consapevoli che le nostre democrazie, stanche e sfibrate, hanno bisogno di essere rigenerate dal mondo delle esperienze solidali e nonviolente per ri-ancorarsi alla linfa vitale dei principi costituzionali.  

La campagna #StopArmiEgitto

Rete Italiana per il Disarmo - Rete della Pace - Amnesty International nella Campagna #StopArmiEgitto chiede al Governo italiano di bloccare qualsiasi ipotesi di nuove forniture militari all’Egitto di al-Sisi. Gli enti organizzatori dichiarano che «esportare armamenti all'Egitto significa, di fatto, fornire sistemi militari ad un paese che non solo non condivide, ma anzi avversa apertamente l'azione dell'Italia e della comunità internazionale per un processo di pacificazione in Libia».