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1 Giugno 2021
Ultima modifica: 1 Giugno 2021 ore 16:22

Respingiamo i respingimenti

Verso l'Italia le rotte più tragiche al mondo per i migranti in fuga.
Foto di Archivio Operazione Colomba
Il 6 giugno 2021 la preghiera interreligiosa.
Le politiche in materia di immigrazione e diritto all’asilo dell’Unione Europea in questi ultimi dieci anni sono via via diventate sempre più restrittive e meno solidali; la situazione è ulteriormente peggiorata nel 2020 a seguito dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19 che ha spinto gli stati a chiudere ancora di più le frontiere e ad attuare strategie volte a rendere sempre più difficile e pericoloso il viaggio.

Bambini giocano nell'acqua che allaga il campo profughi
Campo profughi sull'isola di Lesbo, scattata dai volontari nel 2020
Foto di Archivio Operazione Colomba
La rotta del mediterraneo centrale continua a mantenere il triste primato di rotta più mortale al mondo, abbandonata dalle navi militari si è fatto in modo che anche le navi delle ong non potessero operare con continuità a colpi di processi e di fermi amministrativi delle navi una volta entrate nei porti. La situazione sulla rotta terrestre che attraverso i Balcani porta in Europa non è certo migliore, ai profughi viene impedito di raggiungere l’Europa con qualsiasi mezzo, molte sono le testimonianze, raccolte dai volontari delle ong che operano su quella rotta, che raccontano di violenze di ogni tipo, di migranti spogliati e rimandati indietro nudi in pieno inverno in mezzo alla neve. Ad una commissione di europarlamentari recatasi sul posto per verificare le condizioni dei migranti è stato impedito l’accesso ai campi. A nulla valgono gli accorati appelli di europarlamentari come Pietro Bartolo, medico di Lampedusa che per anni ha curato i profughi sbarcati sull’isola. In uno dei suoi ultimi interventi all’Europarlamento chiedeva con forza di interrompere l’ipocrita pratica dei momenti di cordoglio per le vittime dell’ennesimo naufragio.


Esterne della Alan Kurdi con scritta Sea-Eye e profughi a bordo
Arrivo di 88 migranti salvati in mare dalla Alan Kurdi nel porto di Taranto, 3 novembre 2019.
Foto di ANSA/RENATO INGENITO
Nave militare maltese sfreccia fra migranti in acqua
Frame da un video pubblicato sul profilo Twitter di Alarm phone, 20 maggio, sul comportamento della guardia costiera maltese nei confronti dei migranti.
Foto di Ansa/Alarm Phone
Sala vuota con cavalletti delle telecamere
L'arrivo dei corridoi umanitari dalla Libia
Foto di Alessandro Ciquera
Palazzo fatiscente
Squat del Dom Penzionera, centro di Bihać, almeno 200 persone migranti vivono qui. Afgani e pakistani, ma anche marocchini, libanesi, palestinesi. E una signora ucraina.
Foto di Alberto Zucchero
Alan Kurdi, il corpo sulla spiaggia
La foto che ha fatto il giro del mondo: il bimbo migrante trovato morto in Turchia nel tentativo di scappare dalla guerra in Siria
Foto di EPA/DOGAN NEWS AGENCY, foto simbolo 2015
Salvataggio bimbo in mare della Sea Watch
Salvataggio di un bimbo in mare a cura della Sea Watch
Foto di Sea watch projekt
Decreto sicurezza bis salvini
Il decreto sicurezza bis, trasformato in legge il 5 agosto 2019, prevede nuove misure anti-immigrazione e attribuisce nuovi poteri al ministro dell'Interno per fermare gli sbarchi
Foto di Riccardo Antimiani


Gli accordi scellerati dell’Italia con la Libia, dell’UE con la Turchia e con i paesi della rotta balcanica sono la principale causa di queste morti e violano gravemente i diritti umani esponendo i profughi a trattamenti inumani e degradanti.

Incontro con migrante in Bosnia
Velika Kladuša BIH, campo profughi spontaneo di etnia bengalese. Abd. dal Bangladesh è stato respinto più volte a bastonate della polizia croata, ha tentato innumerevoli volte il Game, ultimo miglio della traversata verso l'Europa.

Occorre un cambio di passo deciso che rimetta al centro delle politiche migratorie i principi cardine del diritto internazionale, primo su tutti il non respingimento, chiunque fugge da guerre, catastrofi naturali, carestie e persecuzioni non può rischiare la vita per raggiungere un luogo sicuro in cui chiedere protezione. Bisogna intensificare la via dei corridoi umanitari, riformare profondamente il regolamento di Dublino, ma più di ogni altra cosa bisogna smettere di produrre e vendere armi. In questi ultimi anni le principali industrie di armi europee hanno aumentato il loro volume di affari nel medio oriente e nell’africa sub sahariana del 67%, quelle armi hanno prodotto milioni di profughi.

Oltre il danno la beffa: quelle industrie sono le stesse che forniscono a Frontex (agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne) la tecnologia e i sistemi d’arma per operare. Oggi si sente sempre più parlare dei blocchi navali come soluzione al problema, blocchi navali che per funzionare veramente dovranno per forza sparare addosso a chi cercherà di forzarli. E’ davvero questa l’Europa che vogliamo consegnare ai nostri figli?

Non si tratta solo di migranti, si tratta della nostra umanità, ci ricorda con forza Papa Francesco.
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