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20 Giugno 2022
Ultima modifica: 20 Giugno 2022 ore 11:09

A Vienna la prima conferenza sulle armi nucleari

Inizia oggi fino al 23 giugno l'ICAN Nuclear Ban Forum, una serie di giornate per mettere al bando le armi nucleari. Unica relatrice italiana: Etica Sgr.
A Vienna la prima conferenza sulle armi nucleari
Foto di pixabay
La minaccia nucleare è un rischio reale. Gli stati dotati di armi nucleari stanno aumentando o potenziando i loro arsenali. La società civile si attiva. Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw).
Tutti sappiamo che c'è una guerra in corso in Ucraina. Quello a cui forse abbiamo rivolto meno l'attenzione è il rischio, reale, della minaccia nucleare. È un rischio che però esiste da sempre: solo nel 2020, quindi prima dell’invasione russa, i paesi dotati di armi nucleari hanno speso 72,6 miliardi di dollari per l’espansione da un punto di vista qualitativo-tecnologico dei loro arsenali. Di questi paesi, sei – Cina, India, Corea del Nord, Pakistan, Russia e Regno Unito – stanno anche aumentando il volume delle loro scorte.
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C'è bisogno quindi di discutere di armamenti nucleari. Per questo, dal 20 al 23 giugno si tengono a Vienna, in Austria, due giornate di lavori con l’ICAN Nuclear Ban Forum.

Obiettivo: sviluppare un piano con cui si possa porre la parola fine alle armi nucleari.

Un summit per approfondire l’impatto delle armi nucleari

 Il 20 giugno si tiene la Conferenza sull'impatto umanitario delle armi nucleari, una riunione organizzata dal governo austriaco per focalizzare l'attenzione pubblica sul tema e approfondire l'impegno delle parti sull'impatto umanitario delle armi nucleari. 
A seguire, dal 21 al 23 giugno, ha luogo la prima conferenza degli Stati Parti del TPNW, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.
Un argomento, quest’ultimo, quanto mai attuale nel conflitto in corso, in quanto la presenza di un arsenale nucleare, il cui possibile utilizzo è già stato minacciato dal presidente russo Vladimir Putin, si rivela essere in prima battuta un’arma di ricatto.

Relatrice anche l’italiana Etica Sgr

Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) è stato adottato dalle Nazioni Unite nel 2017 ed è entrato in vigore il 22 gennaio 2021 ed è ad oggi l’unico accordo internazionale che intende mettere al bando un’ampia gamma di attività legate alle armi nucleari tra cui l’uso, la minaccia dell’uso, lo sviluppo, il possesso e lo stoccaggio. L'attenzione del TPNW si concentra inoltre sull’aspetto dell'assistenza alle vittime e sulla bonifica ambientale dei luoghi che ancora risentono degli effetti delle esplosioni di armi nucleari. Ad oggi accordo che attualmente conta 86 Stati firmatari.
 
Ai colloqui di Vienna sarà relatrice un’unica realtà italiana (ma altri rappresentanti della società civile italiana sono presenti in sala, ndr): si tratta di Etica Sgr, società di gestione del risparmio italiana del Gruppo Banca Etica. Etica Sgr partecipa tra gli speaker alla tavola rotonda incentrata sul potere delle case di gestione del risparmio per disarmare i Paesi e orientare gli investimenti verso attività sostenibili e impatto sociale positivo.

Quali sono i Paesi con armamenti nucleari?

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) le risorse che i Governi destinano al settore militare a livello globale ammonta a circa 1.910 miliardi di dollari, più del 2% del Pil mondiale. Solo in Italia nel 2021, prima dello scoppio della guerra russo-ucraina la spesa militare è aumentata raggiungendo i 25,8 miliardi di euro, e per il 2022 si prevede che la stessa raggiunga i 38 miliardi l’anno, ovvero il 2% del Pil italiano.

Nel 2022 le testate nucleari a disposizione degli eserciti sono 9.440. Di queste quasi la metà sono conservati negli arsenali russi, che possono contare su 4.477. Al secondo posto gli Stati Uniti che ne hanno a disposizione 3.708. In Europa le potenze nucleare sono Francia (290) e Regno Unito (180), in Medio Oriente c’è Israele (90), in Asia Cina (350), Pakistan (165), India (160) e Corea del Nord (20). Come specificano i ricercatori del Fas, si tratta di stime, dato che per molti paesi il numero di testate nucleari a disposizione rimane un segreto di Stato.

La campagna “Italia, ripensaci”

A proposito di armamenti nucleari, esiste in Italia una campagna conosciuta come “Italia, ripensaci”: il suo obiettivo è quello di porre anche il nostro Paese dalla parte giusta della storia, insieme alla maggioranza degli Stati membri dell’ONU, la parte cioè che proibisce le armi più disumane e crudeli che l’uomo abbia mai inventato.

Promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e da Senzatomica, la campagna è nata a ottobre 2016, in occasione del voto nel Primo Comitato dell’Assemblea Generale dell’ONU sulla risoluzione che chiedeva all’Assemblea Generale di approvare una conferenza di Stati per adottare uno strumento giuridicamente vincolante che prevedesse la messa al bando e lo smantellamento delle armi nucleari. L’Italia votò contro.
 
Di recente, il 18 maggio 2022, è stato votato in Commissione Esteri alla Camera un documento a prima firma Laura Boldrini, in cui il Parlamento fornisce al Governo sollecitazioni chiare e indicazioni per perseguire percorsi di disarmo nucleare: un obiettivo che tutti i recenti esecutivi italiani hanno confermato come prioritario, ma che ancora attende di concretizzarsi.