I giovani italiani raccontano desideri profondi, fragilità e nuove sfide nella ricerca spirituale. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Giovani dell’Università Cattolica, realizzato su un campione di circa 2.000 giovani tra i 18 e i 34 anni, la speranza appare più fragile soprattutto tra le giovani donne e tra chi vive nel Nord-Est del Paese. Allo stesso tempo, emerge un dato incoraggiante: chi svolge attività di volontariato manifesta livelli più alti di speranza, benessere e fiducia nel futuro. Anche sul fronte della carità i numeri parlano chiaro: uno studio Caritas stima che oltre 50.000 giovani chiedono aiuto ai Centri di ascolto, a fronte di circa 15.000 giovani impegnati attivamente nelle Caritas diocesane.
In questo scenario complesso, c'è da chiedersi quali cambi di rotta siano necessari per sostenere i giovani nella riscoperta della fede, nella ricerca del senso della vita e nello spendersi per gli altri. Dopo oltre dieci anni di servizio nella Consulta nazionale di Pastorale giovanile della CEI, Matteo Santini della Comunità Papa Giovanni XXIII, compagno di strada di generazioni di ragazzi incontrati nelle periferie e nei grandi eventi ecclesiali, musicista e compositore di professione, ripercorre ciò che questo lungo mandato gli ha insegnato, con uno sguardo ancora appassionato, e condivide alcune sfide urgenti all’interno della Chiesa.
«La sfida più grande per me è l'ascolto! La sfida è quindi rivolta a noi adulti che siamo chiamati a sviluppare sempre più un buon ascolto dei più giovani. Un ascolto non funzionale ai nostri interessi, quasi fosse un modo per andare "a caccia" di giovani. Ma nemmeno dobbiamo annullarci. Un ascolto che parla di cura, un camminare insieme come compagni di sogni. Don Oreste lo ha detto più volte quanto sia fondamentale fare spazio perché "il vento è favorevole" e ci si può rinnovare insieme in modi meravigliosi.

Foto di Matteo Santini
«In tanti anni di attività educative coi giovani ho incontrato moltissime situazioni che mi hanno commosso e scaldato il cuore. Nei percorsi della nostra Comunità i giovani camminano a fianco di persone fragili, sole, indifese. Ho nel cuore tutti quei giovani che hanno scelto di dare il loro tempo (vacanze, tempo per il volontariato...) per prendersi cura di chi è più fragile e in questo donarsi "avviene l’incontro simpatico con Cristo". Questo è un segno di speranza - per quanto silenzioso - di una potenza enorme».
«Giustizia, Pace e Carità vanno a braccetto e si rilanciano l'un l'altra. I percorsi formativi li penso in primis rivolti alla comunità degli adulti. In tal senso vorrei sottolineare la preziosità del percorso di Tutela dei minori e delle persone con fragilità che da anni stiamo sempre più implementando nelle nostre realtà giovanili sia come Chiesa Cattolica sia come Comunità Papa Giovanni XXIII. Nei confronti dei giovani siamo chiamati ad essere credibili, maturi nel cammino personale e di fede. I giovani ci guardano e ha più valore ciò che facciamo rispetto a ciò che solamente diciamo. E imparare a farlo insieme».
«Faccio innanzitutto i miei migliori auguri ad Andrea Casoli, giovane papà di casa-famiglia a Riccione che si occupa di cura del verde in una nostra cooperativa. Sarà lui a continuare la rappresentanza della Comunità nella Pastorale giovanile nazionale e ho la certezza che i giovani sono nel suo cuore. Credo che oggi sia importante avere tutti presente che la nostra Comunità incontra i giovani in tantissimi modi diversi: campi educativi, servizio civile, operazione colomba, percorsi missionari, gruppi che sulle nostre strade intercettano le donne costrette a prostituirsi, i senza tetto e così via.
In questo scenario, l'arte è per me un canale privilegiato di dialogo con le giovani generazioni. Mi piacerebbe davvero tanto che sempre più possiamo sviluppare percorsi creativi ed educativi volti ad un ascolto reciproco, per far aumentare la consapevolezza che "non c'è chi salva o chi è salvato ma ci si salva insieme" perché siamo compagni di sogni».