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21 Gennaio 2022
Ultima modifica: 21 Gennaio 2022 ore 12:05

Dipendenze: le 7 richieste ai politici

Oltre 50 associazioni e comunità terapeutiche lanciano l'allarme e fanno richieste concrete per contrastare il fenomeno della droga. Il governo risponderà al loro appello?
Foto di Murrr Photos
Dopo la conferenza stampa di dicembre organizzata dal privato sociale che si occupa di dipendenze e droga, i politici si dicono disponibili a organizzare tavoli di lavoro sul tema. Il confronto sarà quanto mai importante, per proporre stili di vita sani e liberi dalla droga, investendo in processi educativi strutturati e duraturi.
Dopo la conferenza nazionale sulle dipendenze, svoltasi a Genova lo scorso 27-28 novembre, il tema delle dipendenze è stato riportato con forza all’attenzione dei politici grazie a una conferenza stampa indetta da oltre 50 associazioni e comunità terapeutiche che il 17 dicembre scorso, a Roma nella Camera dei Deputati, hanno esposto le loro proposte al governo.
In particolare è stato presentato un documento unitario che espone alcune preoccupazioni sull’approccio che viene proposto alle persone che soffrono di qualche tipo di dipendenza. «Riproporre un modello di carattere “prestazionale”» si legge nel documento «rischia di divenire cronicizzante. L’intervento viene frammentato in una mera suddivisione di compiti, senza una reale integrazione tra le diverse componenti del sistema né tantomeno la necessaria pari dignità». I firmatari del documento, tra i quali spiccano le federazioni FICT (Federazione Italiana Comunità Terapeutiche), Comunitalia (che comprende San Patrignano, la Comunità Papa Giovanni XXIII, la Comunità Incontro e tante altre), federazione Com.E Lombardia e altre, si dicono «fermamente contrari ad ogni approccio che voglia consolidare la normalizzazione nell’uso di sostanze in quanto questa visione ha già prodotto ingenti danni, soprattutto nella popolazione giovanile». Dirsi contrari a questo tipo di approccio non vuol dire essere per la penalizzazione di chi fa uso di sostanze: «per quanto inaccettabile sia l’uso di sostanze in termini generali» questo non può «mai essere considerato comportamento da stigmatizzare o peggio un reato» scrivono i firmatari del documento. «Crediamo fermamente nei processi educativi capaci di proporre stili di vita sani e liberi dalla droga».

Dipendenze: cosa si chiede ai politici

Il privato sociale che si occupa di dipendenze durante la conferenza stampa ha chiesto ai politici:
  1. una revisione organica del DPR 309/90 che tenga conto delle nuove dipendenze, comprese quelle comportamentali (gioco d’azzardo, dipendenza dall’uso del cellulare e da internet, ecc.)
  2. che il Budget di Salute sia uno strumento per creare un progetto integrato individuale che parte con la presa in carico e la diagnosi iniziale, terminando con il reinserimento lavorativo e sociale
  3. di non puntare tutto sulla riduzione del danno (RdD) o sulla limitazione del rischio (LdR), perché questi sono utili solo se sono orientati al recupero della persona e non finalizzati all’accompagnamento al consumo, anche se sicuro.
  4. di proporre processi educativi strutturati e duraturi che puntino verso stili di vita sani, evitando la normalizzazione dell’uso di sostanze che danneggerebbero soprattutto i giovani.
  5. la definizione di linee guida nazionali per omogeneizzare gli interventi nelle diverse regioni.
  6. di investire risorse nel mondo delle dipendenze, arrivando almeno all’1,5% dell’ammontare totale del fondo sanitario di ogni regione.
  7. Di incentivare e facilitare momenti di confronto tra i rappresentanti del settore pubblico e del privato sociale.

(Il testo integrale del documento unitario si trova alla fine di questo articolo) 

E il mondo politico come ha risposto? 
«Alla conferenza stampa erano presenti diversi parlamentari» dice Meo Barberis, che da 40 anni è a fianco delle persone che lottano per uscire dal tunnel della dipendenza e che rappresenta la Comunità Papa Giovanni XXIII presso le istituzioni italiane e presso la sede ONU di Vienna nel campo delle dipendenze. «In particolare è stata significativa la presenza del sottosegretario al Ministero della Salute, Andrea Costa, il quale si è detto disponibile ad accogliere la proposta di organizzare dei tavoli di lavoro e di confronto in materia di dipendenze, in modo da correggere il vuoto che si era creato alla conferenza nazionale di Genova».
Ora si tratta di vedere se a questa disponibilità faranno seguito anche delle proposte operative.

Meo Barberis
Meo Barberis, rappresentante della Comunità Papa Giovanni XXIII presso le istituzioni italiane e presso la sede ONU di Vienna nel campo delle dipendenze
 
Legalizzazione della Cannabis: serve per arginare le dipendenze?

Da più parti si spinge per arrivare a legalizzare la Cannabis. È di queste ore la notizia che Malta è il primo Stato dell’Unione Europea a permettere regolarmente l’uso della marijuana per uso ricreativo. Ma è davvero così che si riuscirà a sconfiggere la piaga delle dipendenze? Lo abbiamo chiesto a Meo Barberis, della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Perché sarebbe un errore legalizzare la Cannabis?

«Le motivazioni sono di vario ordine. Forse la più importante è questa: sarebbe un errore di comunicazione dal punto di vista educativo molto grave.
È noto che ciò che è legale, più facilmente viene interpretato come buono, positivo. Soprattutto nei confronti delle persone in formazione come sono i ragazzi, gli adolescenti e i giovani, cioè persone meno attrezzate dal punto culturale, la legalizzazione della Cannabis diventa un messaggio di positività del suo utilizzo.»

Perché usare la Cannabis non è una cosa positiva?

«L’utilizzo dei derivati della Cannabis non è mai una cosa positiva: è una situazione di dipendenza che facilmente diventa una dipendenza patologica piuttosto importante.
Come Comunità Papa Giovanni XXIII crediamo fortemente che ogni persona ha il diritto/dovere di sviluppare tutti i doni che ha ricevuto dal Signore, e la vita è già di per sé un dono di Dio. Ognuno di noi ha il diritto/dovere di mettere a frutto le proprie capacità e competenze, affrontando con fatica e a volte con sofferenza le asperità, le durezze della vita, ma è proprio affrontare queste difficoltà che si incontrano che ci fa crescere.
Aumentare le possibilità di anestetizzare la fatica e la sofferenza, un addormentare se stessi attraverso l’utilizzo delle sostanze psicoattive, stupefacenti è sempre in sé un disvalore.»

L’utilizzo della Cannabis ha anche dei rischi a livello sanitario?

«Certamente. È fondamentale sottolineare che non siamo più di fronte ai derivati della Cannabis che erano disponibili qualche decina di anni fa. La potenziale pericolosità di queste sostanze è molto aumentata. Il rischio di slatentizzazione di pregresse fragilità psichiche aumenta di 6 volte con un uso abituale della Cannabis. I nuovi derivati della Cannabis sono frutto dell’ingegneria genetica applicata alla pianta che fa sì che la percentuale di principio attivo (tetra-idro-cannabinolo, cannabidiolo, ecc.) è presente in quantità di 10, 20 anche 30 volte in più rispetto al prodotto che era in commercio e che veniva piantato 30 o 40 anni fa. È evidente che la pericolosità dell’effetto psicoattiva e la pericolosità è ovviamente aumentata.»

Alcuni dicono che basta mettere il limite dei 18 anni per preservare gli adolescenti dai pericoli della Cannabis...

«È veramente illusorio pensare che porre il limite dei 18 anni per il suo acquisto e utilizzo serva ad arginare la forte richiesta dei minorenni, che sono purtroppo la fascia di età in cui si inizia ad usare la sostanza. Sappiamo bene, per le esperienze che già sono in corso sui farmaci sostitutivi come ad esempio il metadone, che con facilità poi si crea il cosiddetto mercato grigio, cioè prodotti acquistati (prescritti, nel caso del metadone) legalmente che poi vengono rivenduti, commerciati, trafficati in maniera illegale. Lo stesso discorso vale anche per tutta la categoria di farmaci che contengono oppio o i suoi derivati.»

La Cannabis è pericolosa anche per agli adulti?

«È evidente che una persona che ha raggiunto un’età adulta e ha avuto un’evoluzione normale dal punto di vista personale può essere più in grado di gestire il rapporto con la sostanza. Non nascondiamoci il fatto che una delle sostanze psicoattive potenzialmente più pericolose è l’alcol e i suoi derivati, che è già legale.
Ma è certamente inaccettabile e miope un’ottica o un approccio sociale in cui persone adulte che per loro piacere vogliono che sia liberamente accessibile una sostanza sapendo che questo determinerà poi un grave rischio soprattutto per i più giovani, per la fascia di popolazione in età formativa.
La cura del bene comune, del bene delle altre persone, è uno dei segni della maturità di un individuo. Un individuo che per un interesse egoistico cerchi di proporre o voglia proporre la legalizzazione della Cannabis saltando a piè pari quello che questo avrà come messaggio per gli altri, mi viene da dire che certamente è una persona che non ha raggiunto una grande maturità.»

Chi è contrario alla Cannabis viene etichettato come “antiproibizionista”, un approccio che in passato si è rivelato fallimentare...

«Sul tema dell’alcol, che è una sostanza psicoattiva già legalmente diffusa, si è provato in passato la strada del proibizionismo: nell’America degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso sappiamo che fu lanciata la campagna del proibizionismo e fu un grande fallimento. Perché? Ogni società ha in sé l’habitus mentale e comportamentale dell’utilizzo di sostanze psicoattive. L’alcol è una di queste, il tabacco è un’altra di queste sostanze.
L’intervento più adatto dev’essere calibrato in base al contesto culturale di appartenenza. Pensare di proibire, oggi, in Italia l’uso dell’alcol tout court sarebbe una grande sciocchezza. Dobbiamo anche dire che rendere non più legale la pubblicità dei super alcolici, che trasmettono un’immagine per cui solo chi beve è una persona che sa stare al mondo, è stata una mossa vincente, e non a caso la pubblicità sulle sigarette è stata saggiamente proibita già anni fa.
Riguardo al proibizionismo voglio fare questo esempio: pensare di impedire ai contadini sudamericani la coltivazione di quantità esigua delle piante di Coca, le cui foglie vengono utilizzate da millenni dalle medesime popolazioni, è una grande sciocchezza. Non possiamo impedire ai campesinos sudamericani di coltivare una piccola quantità di Coca perché poi le foglie vengono masticate per resistere alla fatica, all’altitudine e quant’altro.
Invece è assolutamente giusto combattere la coltivazione estensiva della pianta di Coca per ricavarne sostanze di sintesi come la cocaina.
Questo è un esempio per dire che nella nostra cultura italiana l’utilizzo della Marijuana e dei suoi derivati non è assolutamente un fatto diffuso. Non ha senso introdurre questa situazione come legale, come non avrebbe senso proibire l’utilizzo di ogni sostanza che contenga l’alcol, come il vino che è parte della nostra cultura da millenni.»

Testo unitario presentato alla conferenza stampa 

Premessa
Rivolgendoci ai diversi Governi che si sono succeduti in quest’ultimo decennio, abbiamo ripetutamente sollecitato la necessità di convocare con urgenza la Conferenza Nazionale Triennale senza mai ottenere una concreta risposta.
Siamo rimasti favorevolmente colpiti, e lo abbiamo ribadito anche pubblicamente, quando il Ministro onorevole Fabiana Dadone, da poco investito con delega sulla droga, ha deciso di convocare con urgenza la Conferenza, dimostrando di comprendere le motivazioni che animavano la nostra richiesta.
Alcuni di noi hanno potuto partecipare come esperti ai lavori dei 7 tavoli tematici preparatori della conferenza, apportando il loro contributo insieme agli altri operatori del settore pubblico e privato nominati dal Ministro.
Il lavoro prodotto è stato sintetizzato in 7 documenti e consegnato al Ministro il 15 Novembre per essere presentato dai relativi coordinatori nelle sessioni dedicate della Conferenza.
Con il dovuto rispetto per il Ministro ed il lavoro svolto dalla sua struttura organizzativa,  sentiamo però la necessità di esprimere la nostra posizione su alcune questioni di contenuto e sul metodo utilizzato, che incidono fortemente sui risultati della Conferenza e sulla capacità della stessa di essere sintesi, come vuole la legge, del confronto tra gli operatori del settore «anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza» (art.1 n.15 DPR 309/90).
 
Le questioni di contenuto:
 
1. LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA E LA PRESA IN CARICO GLOBALE
Il modello di intervento che proponiamo nelle nostre strutture si fonda sulla centralità della persona, intesa nella sua straordinaria unicità e capacità relazionale, e si pone l’obiettivo del recupero della massima autonomia ed indipendenza possibile attraverso la predisposizione di un programma terapeutico individualizzato.
Questa modalità di intervento è possibile solo se fondata sulla presa in carico territoriale, che consenta l’integrazione, con pari dignità, di tutti gli attori, al fine della realizzazione del progetto individuale sociale, terapeutico ed educativo.
Riteniamo, al contrario, che dai documenti di sintesi prodotti nei tavoli tematici non si evinca con chiarezza questa visione attuativa, in quanto si tende a riproporre un modello di carattere “prestazionale” che rischia di divenire cronicizzante. L’intervento viene frammentato in una mera suddivisione di compiti, senza una reale integrazione tra le diverse componenti del sistema né tantomeno la necessaria pari dignità.  
Evidenziamo le seguenti priorità:
  • una revisione organica del DPR 309/90 che preveda, nella parte in cui viene normato il sistema dei servizi di prevenzione, cura e reinserimento, una modalità di intervento strutturata con una visione globale della presa in carico e dei percorsi terapeutici individuali integrati, e che tenga conto della generalità delle dipendenze, comprese quelle comportamentali.
  • il Budget di Salute deve rappresentare lo strumento (non il fine!) da utilizzare per migliorare l’integrazione tra soggetti interessati, quali in primis gli stessi utenti e le famiglie, i servizi sociali e sanitari del territorio ed il Terzo Settore. L’utilizzo del BdS, in area dipendenze patologiche, va inteso quale “progetto integrato individuale” che si avvia con la presa in carico e diagnosi iniziale e termina con il reinserimento lavorativo e sociale, all’interno del quale sono armonizzati i diversi interventi sociali e sanitari, ambulatoriali e/o residenziali, in funzione dei bisogni specifici della persona. Perché possa funzionare è assolutamente necessario garantire una governance territoriale ad “alta integrazione”, ben definita e fondata concretamente sulla pari dignità degli attori coinvolti.
  • Nel rispetto della dignità di ogni persona, riteniamo inaccettabile un modello dove la riduzione del danno e la limitazione del rischio (RdD/LdR) siano centrali e fini a sé stessi, come, purtroppo, sembra emergere con forza da tutti i documenti di sintesi della Conferenza. Riconosciamo la legittimità e l’utilità di RdD/LdR, quando questi siano: 1) orientati al recupero della persona e al miglioramento delle sue condizioni di vita anche in una prospettiva a lungo termine; 2) mirati ad instaurare sempre una relazione terapeutica con la persona; 3) non finalizzati ad un mero accompagnamento al consumo, anche se sicuro.
  • Siamo fermamente contrari ad ogni approccio che voglia consolidare la normalizzazione nell’uso di sostanze in quanto questa visione ha già prodotto ingenti danni, soprattutto nella popolazione giovanile.
  • Riaffermiamo in ogni caso che, per quanto inaccettabile sia l’uso di sostanze in termini generali, non possa mai essere considerato comportamento da stigmatizzare o peggio un reato. Crediamo fermamente nei processi educativi capaci di proporre stili di vita sani e liberi dalla droga.
  • È necessaria la definizione di linee guida nazionali, come ad esempio avvenuto recentemente per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), che possano costituire base normativa di riferimento, ed omogeneizzare gli interventi nelle diverse regioni. Esiste attualmente una situazione di fortissima eterogeneità tra i diversi territori nei modelli di intervento per le dipendenze patologiche in termini di governo clinico e politico e nei budget destinati. L’adozione di specifiche linee guida, in particolare per quanto riguarda la tipologia di servizi ed i criteri di accreditamento, possono concretamente consentire di esportare le prassi migliori in essere nelle diverse regioni e farle divenire patrimonio comune. Riteniamo, tra le altre, come prassi replicabile e valida al fine di facilitare e migliorare l’accessibilità alla cura in una ottica di libertà di scelta delle persone con dipendenza, quella dei Servizi Multidisciplinari Integrati (cd SMI), un’esperienza presente in Lombardia.
 
2. MONDO GIOVANILE E RISORSE
Occorre dedicare una particolare attenzione al mondo giovanile attraverso messaggi educativi chiari ed azioni di sistema. La prevenzione deve effettuarsi attraverso percorsi educativi strutturati e duraturi, non utilizzando momenti “spot”, inutili e spesso dannosi, e deve avere come obiettivo il benessere e la valorizzazione delle risorse dei ragazzi.
Pertanto è imprescindibile un rinnovato investimento di risorse nel mondo delle dipendenze, con particolare riferimento al rifinanziamento del Fondo Nazionale di cui alla DPR 309/90 e con risorse, in ambito sanitario, per la cura e riabilitazione, che possano raggiungere in ogni regione almeno l’1,5% dell’ammontare totale del fondo sanitario. Senza tale investimento non sarà possibile ragionare in termini di prevenzione, di diagnosi precoce, di presa in carico territoriale e di reinserimento sociale e lavorativo.
 
3. LA MANCANZA DI UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA GLI ATTORI DEL SISTEMA DEI SERVIZI
Riteniamo che le modalità di organizzazione e gestione della Conferenza e la ridotta rappresentatività ai tavoli preparatori portino ad una eccessiva semplificazione del confronto e delle diverse esperienze e sensibilità, con il rischio di escludere elementi fondamentali di analisi e di conseguenti possibili proposte.
Sappiamo, e comprendiamo, che la pandemia ancora in atto non consente una partecipazione di massa ai lavori della conferenza, come invece avvenuto nelle precedenti edizioni. Riteniamo, però, che questo deficit di partecipazione non sia sufficientemente controbilanciato da un metodo aperto al confronto ed al dibattito tra gli operatori. In particolare, notiamo la carenza, nel programma della conferenza, di un momento in cui i rappresentanti del sistema dei servizi, del pubblico e del privato sociale, abbiano la possibilità di esprimere il proprio punto di vista, portando le diverse sensibilità ed esperienze che, nel mondo delle dipendenze, rappresentano un elemento rilevante che non può essere ignorato.
 
Firmato da
F.I.C.T. Federazione italiana Comunità Terapeutiche
Comunitalia: Comunità Incontro Amelia; Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII; Comunità San Patrignano, CEIS Don Mario Picchi di Roma; Comunità Casa dei Giovani di Bagheria.
Federazione Com.E Lombardia: Cooperativa Arca di Como; Associazione Centro Mantovano di Solidarietà; Coop La Zolla di Cremona, Coop Umus Como; Associazione Aga Bergamo; Coop Inchino alla Vita; Comunità Aisee Milano; Comunità Emmaus Bergamo; Comunità La Tenda di Cristo; Comunità Cepia; SMI il Filo; SMI Aga; SMI Il piccolo principe; Fict Lombardia; Associazione Persona e territorio.
Acudipa – Associazione Italiana per le cure nelle dipendenze: Coop Giobbe Agrate Brianza; Comunità Martinelli Agrate Brianza; Comunità San Maurizio di Borghi; Villaggio del Fanciullo Ravenna; Comunità Pars di Corridonia; Comunità Mondo Nuovo; Comunità In Dialogo Frosinone; Associazione Crescere Foggia.
Ser.Co.Re – Servizi Comunità Educative lombarde: Fondazione Exodus; Cooperativa promozione Umana; Casa del Giovane di Pavia; Fondazione Eris; Associazione No Slot; Comunità Fraternità; Cooperativa Pandora; Associazione Kyros; Cooperativa alle Cascine, Cooperativa la Centralina, Cooperativa nuovo Cortile, Associazione Semi di Melo.
A.C.T.A. Lazio – Associazione Comunità Terapeutiche accreditate: CEIS Roma; L’Approdo; Ceis Viterbo; Exodus Cassino; Emmanuel; Giacomo Cusmano; Fratello Sole; In Dialogo; Mondo nuovo; Comunità Massimo; Nuovi orizzonti; Il Ponte.