20 Giugno 2019

Giornata contro le droghe: allarme cannabis fra i giovani

il 26 giugno a Rimini sono protagonisti i ragazzi in uscita dal tunnel delle droghe
Foto di Marco Zangheri
Valeria ha iniziato a fumare per dimagrire, poi è scivolata lentamente nell'eroina.
«Che male c’è? Se qualcuno la vende allora si può fumare. E così a 14 anni avevo già fumato la mia prima canna». Valeria (il nome è di fantasia, ma la storia è tutta vera) oggi di anni ne ha 22 e sta seguendo un programma di recupero in una comunità terapeutica della Comunità di don Oreste Benzi. Ha iniziato a fumare canne perché era un po' troppo “in carne” per i suoi gusti e per questo era isolata. «Mi legavo sempre a persone più grandi di me: loro fumavano ed io fumavo. Poi per fare come loro ho anche fatto uso di altre sostanze e dalle canne sono arrivata a farmi di eroina. Non riuscivo a chiedere aiuto, la mia famiglia ha passato anche un periodo di forte crisi a causa di un fallimento. E avevo sempre relazioni affettive che mi annullavano».

Negozio Cannabis a Venezia


Valeria diventa una tossicodipendente da adolescente e nel giro di un anno perde 25 kg. Da una parte la soddisfazione perché il corpo era più piacevole e dall’altra il dubbio di esser caduta dentro un’illusione. Si sentiva più accettata ma in realtà non era circondata da amici sinceri, rischiava spesso di perdere il lavoro nonostante subito dopo la scuola di estetista avesse avuto l’opportunità di un tirocinio. «Un giorno, mentre ero a lavoro ho davvero esagerato con la dose, mi hanno trovato in bagno in condizioni pessime e mi sono dovuta licenziare. Non lo dimenticherò mai. Pensavo di poter durare a lungo con la mia doppia vita: andavo al Sert per la mia dose di metadone e cercavo di non usare le sostanze a lavoro. Ma poi rubavo in casa mia o anche in casa di amici pur di avere i soldi per comprare la droga. Sono finita in ospedale tante volte finché a 19 anni ho toccato davvero il fondo. Guardandomi allo specchio mi son detta “Altro che estetista! Ma che fine stai facendo!”. Allora alla proposta del Sert di entrare in comunità terapeutica ho accettato. In Comunità ho scoperto una grinta e una tenacia che non sapevo di avere e da 2 anni cerco di risanare tutte le ferite che avevo nascosto all’inizio un po' per gioco con le canne e poi di anno in anno scivolando nel tunnel della tossicodipendenza». 

La Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga

Valeria, come centinaia di altri giovani delle comunità terapeutiche, il 26 giugno ha partecipato alla Festa della interdipendenza, alla sua 5ª edizione, promossa a Rimini con diverse iniziative creative, dall’arte pittorica e figurativa, al concorso PrimaVera di poesie e racconti brevi, ai tornei sportivi, in occasione della Giornata mondiale di lotta alla droga. La Comunità Papa Giovanni XXIII da anni centra il suo impegno sul recupero e sulla prevenzione, avendo a cuore l’aspetto educativo del fenomeno dipendenze, in particolare tra le nuove generazioni. 

Ragazzo balla di fronte ai suonatori nel bosco
Lo sport, l'arte ed i reading di poesie sono occasione per l'affermazione dei ragazzi impegnati nel percorso terapeutico per vincere le dipendenze
Premiazione del concorso artistico
Lo sport, l'arte ed i reading di poesie sono occasione per l'affermazione dei ragazzi impegnati nel percorso terapeutico per vincere le dipendenze
Ragazzo balla di fronte ai suonatori nel bosco
Lo sport, l'arte ed i reading di poesie sono occasione per l'affermazione dei ragazzi impegnati nel percorso terapeutico per vincere le dipendenze
Tomba di Don Oreste Benzi con ragazzi in preghiera
Lo sport, l'arte ed i reading di poesie sono occasione per l'affermazione dei ragazzi impegnati nel percorso terapeutico per vincere le dipendenze


Nell'ultima Relazione Annuale sulle Tossicodipendenze del 2017 del Dipartimento Politiche Antidroga si sottolinea come «oltre un quarto degli studenti delle scuole superiori ha fatto uso di cannabis. Ancora più preoccupante se si pensa che circa 90mila studenti riferiscono un uso pressoché quotidiano della sostanza e che quasi 150mila studenti sembrerebbero farne un uso problematico. L’uso sperimentale di sostanze psicoattive coinvolge circa un terzo degli studenti minorenni frequentanti le scuole superiori». Ma non solo la Comunità Papa Giovanni XXIII. Anche la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche(Ceis, Exodus, San Patrignano insieme ad altre) si è battuta in questi anni contro la legalizzazione della cannabis perché crea dipendenza e perché non è possibile controllare la percentuale del principio attivo. Il principale agente psicoattivo della cannabis è il THC. Nelle varietà con effetti psicoattivi, la percentuale può variare dal 7% al 27%.

La direttiva del Viminale: una mappatura di chi vende la cannabis (e dove)

Proprio a pochi giorni dalla Giornata mondiale di lotta alla droga, il governo italiano intende raccogliere un rapporto dettagliato su chi vende la cosiddetta cannabis light. La circolare del Capo di Gabinetto, Matteo Piantedosi del 9 maggio scorso, invitava infatti prefetture, forze di polizia e amministrazioni locali ad effettuare, entro il 30 giugno, verifiche più approfonditevigilando sulla vendita illegale di derivati e infiorescenze della canapa, "impropriamente pubblicizzata come consentita dalla legge n. 242/2016", facendo uno screening sui territori dei negozi destinati alla vendita, con particolare attenzione a quelli vicini a luoghi sensibili al rischio di consumo delle sostanze (scuole, ospedali, centri sportivi, parchi giochi e luoghi di aggregazione giovanile).
Entro il 30 giugno, i prefetti di tutta Italia dovranno presentare dunque uno specifico report sulla ricognizione svolta e sulle iniziative intraprese nei territori di competenza. I risultati di questi controlli saranno quindi sottoposti alle valutazioni del rispettivo Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica per arrivare ad un «programma straordinario di prevenzione di eventuali comportamenti vietati da parte degli operatori commerciali, specialmente se diretti verso la categoria più vulnerabile degli adolescenti». Questi servizi di osservazione attivati consentiranno di analizzare i prodotti acquistati nei negozi di canapa. 
In Italia è infatti al momento ammessa la coltivazione della canapa nel rispetto della Legge 2 dicembre 2016, n. 242, che la considera «coltura in grado di contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione». Dalla canapa coltivata – dal fusto e dalle foglie - è possibile ottenere esclusivamente i prodotti indicati all'art. 2 della Legge 242/2016. I cosiddetti prodotti tecnici. Quindi coltivare canapa è legale se si ricavano alimenti e cosmetici; semilavorati come fibra, oli o carburanti; materiale destinato alla pratica del sovescio; materiale per la bioingegneria o la bioedilizia; materiale per la bonifica di siti inquinati o se si tratta di coltivazioni destinate al florovivaismo o ad attività didattiche. Con l’infiorescenza invece non si può fare nulla. E questo a molti produttori non va proprio a genio perché riguarda il 30% della pianta. 

Marijuana simbolo

La Cassazione: vendere le infiorescenze è reato

C’è chi continua a vendere le infiorescenze e i derivati anche se consapevoli che i clienti non le usano in modo corretto. Una sorta di disobbedienza civile a cui la Cassazione ha voluto dare un freno di recente con la sentenza del 30 maggio. È reato la«cessione, la vendita e in genere la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa, salvo che tali prodotti siano privi di efficacia drogante». La decisione è stata presa dalle Sezioni unite della Cassazione, l'organo preposto a decidere quando le singole sezioni sono in disaccordo tra loro. La Procura generale della Cassazione aveva chiesto di "trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale" poiché in merito alla questione della cannabis light si erano già espresse, con interpretazioni contrastanti, la Quarta e la Sesta sezione della Cassazione. Se per la prima il commercio di canapa light era vietato, per la seconda era lecito.
Il rischio è di incitare subliminalmente a consumare le infiorescenze della canapa tramite l’aspirazione per combustione (smoking). In sintesi la cannabis light fa male comunque. La cannabis ha un bassissimo contenuto di THC, l’unico principio considerato illegale se supera lo 0,2%. Ma dalle infiorescenze femminili si ricava un principio psicoattivo maggiore. Per la legge solo al di sotto dello 0,2%, la cannabis non è stupefacente, ma rilassa e non sballa. Contiene anche la CBD, una molecola che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità non crea dipendenza ma ha effetti rilassanti e aiuta chi soffre di insonnia o di ansia e addirittura per favorire chi soffre di epilessia… 
A favore della decriminalizzazione, si sono alzate voci di autorevoli professori dell’Università di Harvard negli Stati Uniti che ritengono come la cannabis sia uno dei farmaci conosciuti meno tossici, e suggeriscono di alleggerire le politiche repressive nate da interessi economici contrapposti a quelli scientifici. Anche la Società scientifica di ricerca sulla cannabis insiste sul valore terapeutico del principio attivo del CBD ma chiarisce che se è per motivi medici che la si prescrive, è proprio il dottore che se ne deve assumere la responsabilità. Il fai da te alla fine dei conti è sempre un po' rischioso. E quando per un certo prodotto si prevede un’ottima fioritura (che può durare fino a 14 – 16 settimane), è facile dedurre che sia il business che detta legge più che l’aspetto educativo. 
Un tema molto controverso se si pensa che secondo l'Aical, Associazione italiana cannabis light “pur in assenza di dati certificati, il mercato della canapa in Italia vale oggi circa 80 milioni di euro, in crescita a tassi del 100% l'anno. Un valore che comprende l'intera filiera: coltivazione, distribuzione, fino alla vendita di oltre 100 prodotti come fiori, tisane, oli, cosmetici, fino alle farine per la piadina. In tre anni, il numero di negozi di canapa light nel nostro Paese è passato da zero a oltre 3.000”. E secondo gli stessi imprenditori in base ad uno studio dell’università di York la cannabis light, ha sottratto alle mafie il 12% del fatturato. 

Non basta proibire: è urgente che sul disagio sociale e giovanile le istituzioni s’impegnino di più

Sull’utilizzo della canapa in modo light anche Valeria ha tante perplessità. «Oggi tanti fumano pensando di stare meglio in mezzo agli altri. Restare leggeri, allegri, avere quella sensazione di adrenalina che ti fa sentire vivo. Ma in realtà ci si rifugia nelle canne perché c’è un grave disagio sociale, un’incapacità di comunicare e di divertirsi… Tanto che male c’è? Tanti giovani come me rischiano di non guardarsi mai dentro e non mettere a nudo le difficoltà dell’adolescenza, bruciandosela tutta! E anche tanti over 30. Lo Stato magari ti dà anche dei limiti ma poi al negozio tabacchi trovi senza problemi le cartine e il trita-marijuana… quindi alla fine che limite c’è? Relazioni umane significative in questo modo non le avrai mai perché la sensazione di benessere è un’illusione se non vai alla radice della solitudine, della mancanza di legami veri, della difficoltà di dare un senso all’esistenza, di conoscersi e rispettarsi fino in fondo».