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5 Maggio 2020

Grazie a Sandra ho trovato la salvezza

La droga e il carcere. Poi l'incontro con Sandra Sabattini gli fa scoprire una nuova gioia di vivere. Abbiamo raccolto la testimonianza di Giuliano, che diversi anni fa ha conosciuto Sandra nella Comunità Terapeutica di Trarivi, a pochi chilometri da Rimini.
Sandra Sabattini, la giovane riminese che verrà dichiarata Beata il prossimo autunno, trascorse molto tempo con i giovani tossicodipendenti come operatrice.
«Conobbi Sandra Sabattini nell'ottobre del 1981. Io ero appena uscito dal carcere in libertà provvisoria e avevo iniziato a frequentare il Centro di Accoglienza, lei prestava servizio volontario come operatrice terapeutica. Inizialmente non è stato facile rapportarmi con lei, per le mie difficoltà personali, soprattutto con le ragazze; avevo paura ed ero diffidente. Ma in breve tempo la sua semplicità ed accoglienza sgretolarono le mie resistenze. La sua capacità di ascolto e il suo modo di rapportarsi mi hanno fatto sentire a mio agio e soprattutto non giudicato. Sorrideva sempre, sapeva trasmettermi voglia di vivere e di mettermi in gioco. Ben presto mi affezionai molto a lei». A parlare è Giuliano, la cui vita è stata stravolta (in positivo) dall’incontro con Sandra e con la Comunità Terapeutica di Trarivi.
«La sua gioia di vivere era molto contagiosa – continua – mi colpiva la sua capacità di farmi aprire, di aiutarmi a superare le crisi di tristezza, di avere sempre delle risposte ai miei interrogativi. L'ascoltavo molto attentamente. Soprattutto rimanevo affascinato quando mi parlava del suo rapporto con Dio: lei Lo metteva sempre al primo posto».

In realtà anche Sandra ricorda Giuliano: «Sento di voler bene ad ognuno di loro profondamente, perché in questo momento è in loro che Ti incontro: nella semplicità di Giuliano – scriveva in data 8/10/1982 nel suo Diario– nel bisogno di dolcezza di Cesare, nel bisogno d’affetto di Mario, nella ricerca di qualcosa di valido di Stefano, nel bisogno d’ascolto e di comprensione di Piero, nei primi tentativi verso la ricerca di un’amicizia vera di Giovanni».
E lo ritroviamo anche nei ricordi dello zio, don Giuseppe Bonini: «In lei c’era un grande senso di distacco dalle cose della terra, amava la povertà, la semplicità. Una volta tornai da un viaggio in America Latina e le portai un giubbotto. Le portavo sempre qualcosa quando rientravo da qualche viaggio, come ricordo. Il giorno dopo, era domenica, lei ritorna a casa con un gilet da uomo addosso. Io le chiesi che cosa avesse indossato. Eh, zio – mi fa lei – sono andata in Comunità, ho visto che ad un ragazzo piaceva il tuo giubbotto e abbiamo fatto cambio». È proprio Giuliano il ragazzo con cui Sandra ha scambiato il proprio gilet!

«Era una ragazza semplice – conclude Giuliano – amava molto la natura, giocava e lavorava con noi con una naturalezza disarmante. Difficilmente riuscivi a vedere in lei dei difetti: era buona e andava d'accordo con tutti, mai una lite, mai un lamento, aveva un pensiero positivo per ognuno di noi. Quando seppi della sua morte, ne soffrii molto. Ma fin da subito ebbi la certezza che lei in Paradiso avrebbe avuto un posto speciale. E ancora oggi a me, che ho avuto il dono di incontrarla, rimangono vivi negli occhi e nel cuore il suo sorriso e la sua gioia per la vita».
Giuliano è un operatore dal 1983 a Rimini, dove da subito ha aperto un Centro di lavoro in supporto alla casa di accoglienza. Il piccolo Centro si è evoluto ed oggi dà lavoro ad una quarantina di persone.

La Comunità Terapeutica di Trarivi

Casa che ospita la Comunità Terapeutica di Trarivi

Sono passati quasi 40 anni. Chi c’è ora a Trarivi? «Mi chiamo Luca Scarponi, sono operatore della Comunità Papa Giovanni XXIII ho 59 anni e ho iniziato la mia avventura in Comunità nel 1981 facendo l’Obiettore di coscienza. Durante il servizio civile incontrai persone speciali che mi fecero crescere nella condivisione e nel cammino di fede; tra queste Sandra Sabattini che condivise con me alcuni periodi presso la CT di Trarivi sia durante l’estate che nel fine settimana durante il periodo invernale. Questo incontro fu un grande dono così come l’amicizia che ci ha unito; lei fu un esempio di gratuità e amore sconfinato verso il prossimo ma soprattutto il suo rapporto intimo con il Padre era cosi forte che si manifestava in tutta la sua vita. Nel 1987 mi sono sposato e, in accordo con don Oreste io e mia moglie abbiamo scelto di condividere la nostra vita con le persone che hanno problemi di dipendenza. Questa decisione ha caratterizzato la sede operativa creando le condizioni di un ambiente familiare. Successivamente abbiamo voluto dedicare la Comunità Terapeutica di Trarivi a Sandra Sabattini dandole il suo nome».

La Comunità terapeutica “Sandra Sabattini” nasce all’interno della più grande famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII. Oggi, tecnicamente, è una realtà residenziale di II fase, inserita nel percorso di recupero della Comunità Papa Giovanni XXIII; il percorso terapeutico che si articola in tre fasi: la fase di Accoglienza, che dura dai 3 ai 6 mesi, soprattutto per la disintossicazione e il recupero di una condizione psico-fisica equilibrata; la fase Residenziale (6/12 mesi) durante la quale si svolge un approfondito lavoro interiore su se stessi e sulle proprie aree fragili; infine la fase del Reinserimento (9/12 mesi), un periodo di consolidamento e di verifica di quanto appreso in precedenza volto ad incrementare l’autonomia.
La CT risponde ancora ai bisogni delle persone con dipendenza?
«Le persone accolte – spiega Luca – hanno sempre più bisogno di percorsi personalizzati: gli utenti di oggi sono spesso poliassuntori e presentano delle doppie diagnosi. Sono più fragili e con un forte vuoto interiore ma comunque capaci di cambiamenti che li rendono autonomi ed in grado di raggiungere gli obiettivi prefissi».
Qualche esempio?
«Penso a Mario, arrivato in Comunità appena maggiorenne con tanta rabbia e paura, ma che con il tempo è riuscito ad aprirsi e superare le sue problematiche di fondo. Con l’aiuto di chi gli ha voluto bene si è creato una famiglia, un’opportunità lavorativa e sociale capace di sostenerlo. Oppure a Marcello che durante la fase del reinserimento si è reso disponibile a vivere per un periodo in terra di missione e li ha trovato la sua strada condividendo con gli ultimi la propria vita».