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18 Maggio 2020

La messa è iniziata, venite in pace!

Riprendono oggi le messe in presenza. Don Giovanni Berti: «Ma con lo streaming abbiamo scoperto una nuova modalità di preghiera».
Il dibattito sulla riapertura delle chiese ha assunto a volte toni aspri. Ne parliamo con don Gioba che al tema ha dedicato in questo tempo molte delle sue vignette e dice: «Annullare distanze e togliere maschere di giudizio e paura, queste sono le regole per la fase 2 della Chiesa».
È finita l'epoca delle messe in diretta streaming. Da oggi, infatti, questa modalità viene accantonata e grazie all’accordo siglato il 7 maggio tra Governo e CEI, la Messa torna tra noi, live con i fedeli presenti.  
 
A causa delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 scattate due mesi fa le chiese sono state chiuse alle celebrazioni liturgiche e molti parroci, per non smarrire le proprie pecorelle, si sono prontamente attivati attraverso i social per tenere un filo diretto con i loro parrocchiani, offrendo ai fedeli dirette streaming di messe e altre proposte da seguire on line.

Foto di don Giovanni Berti

 
Al Protocollo d’intesa - firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il Presidente della CEI Gualtiero Bassetti - si è giunti dopo un intenso dibattito. In un comunicato stampa del 26 aprile i vescovi italiani esprimevano il disaccordo con il Dpcm varato il giorno stesso, che dalle misure di riapertura escludeva  «arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo», vedendo così «compromesso l’esercizio della libertà di culto». 

Don Giovanni Berti vignetta

"Ridateci la messa", le polemiche sui social

In rete le parole si sono sprecate. Sono circolati messaggi e video sui social dai toni duri e aspri, che pur partendo dal condivisibile bisogno del cristiano di ricevere l’Eucarestia non più solo spirituale, non hanno fatto onore allo stile evangelico di chi si professa cristiano. Ma alla fine pace è stata fatta e la Messa da oggi riparte in presenza. 

Don Giovanni Berti vignetta


«Abbiamo fatto un grande lavoro insieme con la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose – ha dichiarato il presidente del Consiglio Conte durante la Conferenza stampa del 16 maggio di presentazione del dpcm del 18 maggio che ha consentito di entrare nel pieno regime della fase 2 –. Ovviamente - ha precisato - bisognerà rispettare le misure anti contagio stabilite nei vari protocolli». 

Anche Papa Francesco, al termine del Regina Coeli del 17 maggio, ha chiesto a tutti i fedeli, in merito alla riapertura delle celebrazioni in presenza: «Per favore, andiamo avanti con le norme, le prescrizioni che ci danno, per custodire così la salute di ognuno e del popolo».

Don Giovanni Berti vignetta

Cosa ne pensa don Giovanni Berti, il prete vignettista

A dire la sua sul tema, con lo stile ironico e a volte dissacrante che lo contraddistingue, portando una ventata di allegria, c’è anche il parroco di Moniga del Garda, don Giovanni Berti, sacerdote e vignettista, in arte conosciuto come Gioba. 

 Eccoci don Gioba. L’accordo per le messe live si è trovato. Durante il dibattito sul “Ridateci la Messa” ti sei scatenato sui social con le tue vignette. Come mai questa scelta?
«È stato semplicemente un modo per tenere viva la riflessione, parlando e confrontandosi, che è linfa per i credenti e per la comunità cristiana. Tutta questa situazione che ci ha portato a sospendere la Messa, modalità fondamentale per un cristiano, è stata l’occasione per sperimentare una nuova modalità di preghiera che è arrivata, grazie al digitale, nelle case, tra le famiglie e che sarebbe importante non perdere, ma coltivare ancor di più.»  
 
Molti sacerdoti come te, infatti, hanno risposto al lockdown delle messe, con le dirette streaming.
«La cosa non è stata alternativa. La Messa in diretta streaming è nata da un bisogno di contatto comunitario, dato che non ci si poteva trovare fisicamente in Chiesa. Un legame che è stato accompagnato alla necessità di pregare in casa con le proprie famiglie, là dove si vive. Ed è quello che ho cercato di coltivare nella mia comunità parrocchiale mandando a tutti un piccolo schema con il Vangelo della domenica per pregare in casa.»
 
Ecco alcuni consigli che hai già dispensato per la fase 2. Post del 4 maggio: «  non mantenere le distanze…togliere le mascherine… Cosa volevi dire?
«Quando si fa ironia si gioca un po’sul contrasto. Se dal punto di vista sanitario dobbiamo mantenere la distanza tra di noi, per un cristiano l’importante è che la distanza del cuore sia ridotta. Pensa solo nei mezzi pubblici, siamo vicini ma ognuno è preso dai propri pensieri, invece i credenti, con tutte le precauzioni, cercano di essere vicini. Annullare distanze e togliere maschere di giudizio e paura, queste sono le regole per la fase 2 della Chiesa fin dal suo inizio! Il virus più terribile è il virus dell’indifferenza, dell’odio.»
 
Come quello riversato in questi giorni su Silvia Romano, la cooperante rapita e salvata che si è convertita all’Islam?
«È stato veramente brutto vedere quello che si è scatenato da parte di alcuni nei confronti di questa ragazza. È una vicenda complessa, perciò dare un giudizio sprezzante solo sull’apparenza è molto limitato dal punto di vista dell’intelligenza. Come cristiani dovremmo avere un atteggiamento positivo e caritatevole nei suoi confronti.»

Mantenendo il tuo sguardo positivo scrivi: «Ma in fondo le nostre Chiese non sono vuote, non lo sono mai state in questi mesi».
«Quando si intende Chiesa come comunione spirituale penso che sia vero. Ho parafrasato la regina Elisabetta nel suo discorso per il 75esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale: "Le nostre strade non sono vuote ma piene d'amore". E così anche le nostre chiese non sono vuote, non lo sono mai state in questi mesi, ma sono piene dell'amore e della fede dei cristiani che pregano con sincerità. Le chiese come edifici sono ancora fisicamente vuote, con poche persone per la celebrazione domenicale della messa, ma le chiese famigliari, quelle dentro le pareti domestiche, con la fede e la preghiera sono sempre piene.»

Foto di don Giovanni Berti


Ma la fede cristiana è una fede di popolo, non temi che in questo modo si corra il rischio di viverla troppo in maniera individuale? 
«L’individualismo è un po’ il tratto della nostra società attuale, che è anche cosa positiva se diventa occasione per prendere consapevolezza delle proprie idee, del proprio cammino. La fede deve essere fatta un po’ propria, accompagnata da quello spirito comunitario che ci rende corresponsabili. È un equilibrio che si cerca sempre di mantenere. Il rischio è quando demandiamo la nostra fede solo al luogo, quando vado in chiesa. Questa è stata una buona occasione per riscoprirla in maniera domestica.» 

Martedì 19 maggio esce il tuo nuovo libro: “Nella vignetta del Signore 2. La Bibbia disegnata con il sorriso» scritto a quattro mani con Lorenzo Galliani.  
«Non si tratta di un sequel ma di un prequel. Nel primo ho trattato il Vangelo, in quest’ultimo le tappe salienti dell’Antico Testamento».


Perché questa scelta?
«Perché l’Antico Testamento, è molto più di quanto l’aggettivo faccia immaginare, ha tanto da raccontare anche agli uomini di oggi. Sempre con il sorriso.» 
 
A parte tutto sei pronto per ripartire con la Messa live?
«C’è da rimparare una nuova modalità.» 
 
A questo punto non ci rimane che salutarci con una delle tue battute: 
«La messa non è finita... andate in streaming».

Chi è don Giovanni Berti?