Un'infanzia segnata da distacchi dalla famiglia, una giovinezza attraversata dall'ansia e dalla paura dei luoghi affollati. Poi l'incontro con chi non giudica e i piccoli passi verso l'autonomia in una delle comunità di don Benzi, grazie al progetto RESTART. La storia di Luis è un racconto di rinascita di un giovane che, alle porte della Pasqua, riscopre il coraggio di vivere con gli altri senza terrore e ricomincia a lavorare. Tra i cavalli.
Ci sono vite che non fanno rumore. Non perché non abbiano nulla da esprimere ma perché ogni parola, ogni passo, ogni sguardo è una vera e propria conquista.
La storia di Luis è una di queste. Luis ha 26 anni e la sua è una storia che inizia lontano, tra terre impervie e montagne del Sudamerica.
Una storia che nasce in Sudamerica
Una infanzia che attraversa due continenti.
Arrivato in Italia ancora bambino insieme alla sorella per un’adozione internazionale, Luis ha conosciuto presto cosa significa sentirsi fuori posto.
Le difficoltà a scuola, il senso di inadeguatezza, il timore di non rispondere alle aspettative della famiglia adottiva. La sorella è andata avanti. Lui no.
E così, lentamente, si è trovato a vivere ai margini: prima una comunità, poi un’altra, ed esperienze di vita instabili. Per un certo periodo, sperimenta anche un tentativo di vita autonoma in una Comune lavorando nei campi. Qui iniziano di nuovo i problemi: un piccolo reato, una denuncia, i lavori socialmente utili e un periodo in una casa abusiva. Fino al punto più buio ovvero una fase depressiva che esplode nella rabbia. E paradossalmente,
proprio nei momenti più bui si può ricominciare. Ricominciare a volersi bene e a chiedere aiuto.
Le relazioni che non giudicano
Oggi Luis vive in una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII. È lì da oltre due anni.
Non è un posto perfetto ma è un luogo dove «nessuno mi giudicherebbero mai. Ognuno ha delle difficoltà diverse: le persone che mi hanno accolto han capito e rispettato le mie. Non mi era mai successo prima di avere qualcuno che mi ascolta per quel che sono e che mi lascia i miei spazi.
Senza pretendere che siamo tutti uguali e che facciamo le stesse cose».
In quella casa, Luis ha trovato un luogo dove
esistere senza la paura costante degli sguardi altrui. Ha trovato qualcuno che non pretende, ma lo affianca e lo aiuta a non perdersi nei suoi pensieri, giorno dopo giorno. Non è facile: spesso mangia in orari diversi, si rifugia nella sua stanza. Il suo computer diventa una finestra sul mondo, ma anche una protezione poiché
il confronto diventa più sopportabile, e l’amicizia più facile da costruire. «Gioco ai videogiochi da quando avevo 22 anni – spiega - è come una bolla. Un modo per affrontare il contatto con gli altri ma in modo virtuale. È un mondo fatato, lo so. Ma alcune persone con cui gioco - perché non gioco da solo – stanno diventando gli amici che non ho mai avuto».
Dentro quella “bolla” Luis non è giudicato. Può essere una versione di sé più libera. Lì ha anche degli amici. E non stupisce dato che
per Eurispes il 46% dei giovani fa amicizia online. Uno dei suoi amici, in particolare, lo chiama “fratello”. Non si sono mai incontrati, giocano spesso a videogiochi cooperativi – anche se a distanza. Il desiderio di Luis è iniziare a frequentarsi dal vivo e
trasformare quel legame digitale in amicizia reale, in semplici uscite tra ragazzi.
Il peso invisibile dell’ansia e la rinascita tra i cavalli
In Luis c’è qualcosa che non si vede ma che per lui è reale ogni giorno: la paura dello sguardo degli altri. «Non posso stare in mezzo a troppa gente perché ho paura di cosa penseranno di me, di come comportarmi, di cosa devo dire o fare. Faccio fatica anche a stare sui mezzi pubblici», racconta con una consapevolezza disarmante.
È un’ansia che stringe, che toglie il respiro, il corpo reagisce col sudore e con il cuore che accelera. Eppure, dentro quella fragilità, Luis non ha mai smesso di
cercare una propria autonomia, la possibilità di un lavoro in uno spazio adatto a lui.
Da un mese Luis ha iniziato un tirocinio in un maneggio. Lavora all’aperto, si prende cura dei cavalli, pulisce i loro ambienti. Con gli animali non serve spiegare troppo, non serve nascondersi. E forse è proprio lì, tra la terra e il respiro dei cavalli, che Luis
sta imparando a fidarsi di nuovo.
Raggiunge il lavoro con una bici elettrica, evitando i mezzi affollati. È un piccolo dettaglio, ma racchiude una grande conquista:
trovare il proprio modo per diventare indipendente. Andare a lavorare da solo è stato possibile grazie al progetto RESTART, finanziato dalla
Fondazione Carisbo per accompagnare adulti fragili verso l'autonomia e l'inclusione.
Musica e legami che guariscono
C’è un’altra parte di Luis che resiste ed esprime tutto quello che nasconde dentro di sè: la musica.
Luis infatti compone, canta, crea arrangiamenti. «Da bambino suonavo la tromba, il mio maestro mi ha insegnato tanto, mi ha dato la forza e il coraggio di finire la scuola media quando avevo paura di un altro fallimento. Oggi non potrei vivere senza musica». Ha aperto anche un canale youtube dove carica le sue canzoni. Luis continua così a cercare armonia, dentro e fuori di sé. Il desiderio di raccontarsi e di costruire legami non si spegne mai.
Ai giovani che vivono la stessa ansia –
il 15,3% secondo la Società europea per la ricerca sulla prevenzione - vuole lanciare un messaggio concreto: «
Aggrappati a quello che ti piace, rincorri la tua passione. Stai vicino a chi ti vuole bene. E
lasciati aiutare. Insieme si può affrontare ogni paranoia, ogni paura».
Parole che nascono dall’esperienza, che raccontano quanto sia difficile uscire da certi pensieri invadenti nella mente senza
legami significativi che «possono sostenere nel mezzo di un loop mentale».
Scegliere di uscire dal terrore significa infatti accettare una mano tesa ogni mattina, salire su una bici e andare al lavoro. E poi ancora: prendersi cura degli animali e scrivere canzoni esprimendo quel che c’è di bello dentro la propria anima.
È la terapia dei legami che sconfigge l’ansia della folla.