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6 Marzo 2021

Santa Maria Egiziaca

Patrona delle prostitute pentite
Dove abbonda il peccato sovrabbonda la Grazia. La santa avventura di una donna che ha abbandonato il peccato per trovare la pace nel deserto
La vita di Maria Egiziaca è stata messa per iscritto per la prima volta da Sofronio, vescovo di Gerusalemme, nel VI secolo, ed è stata raccolta da tradizioni orali che giravano probabilmente in ambito monastico. La santa è onorata da ortodossi, copti e cattolici, i quali ne fanno memoria il primo aprile.
Sofronio racconta che il monaco Zosima si ritirò in luoghi solitari oltre il fiume Giordano, per un periodo della Quaresima. Mentre lì soggiornava, vide improvvisamente una donna magrissima, anziana, coperta da lunghi capelli grigi, nuda e abbrustolita dal sole. Incitata da lui Maria cominciò a raccontare la sua vita.
Nata nel 344 in un piccolo villaggio, già a dodici anni lasciò i genitori, stanca di non essere considerata figlia come i suoi molti fratelli e di dover far loro da serva. Si recò ad Alessandria, dove si guadagnò da vivere con elemosine e con la tessitura del lino, ma presto abbandonò queste occupazioni per dedicarsi alla prostituzione. Per diciassette anni visse come pubblica meretrice, mestiere che nell’impero Romano era regolato con diverse leggi dal diritto romano.
All'età di ventinove anni incontrò ad Alessandria un gruppo di pellegrini che si stavano imbarcando per Gerusalemme e, spinta dal desiderio di lasciare l'Egitto per visitare nuove terre, s'imbarcò con loro e pagò il viaggio con le sue prestazioni sessuali. 

Da prostituta ad eremita

Giunta a destinazione nel giorno in cui si celebrava l’Esaltazione della Santa Croce, raccontò al monaco che una forza le impediva di seguire i pellegrini alla basilica del Santo Sepolcro.
Dopo essersi chiesta: «Chi sono? Perché faccio questa vita?», vide i propri peccati e iniziò a piangere. Quel macigno che le bloccava il cuore e l’anima lentamente si fece più lieve. S’incamminò verso la Basilica, e nessuna forza la respingeva più. S’accostò alla santa croce, la venerò con tutto l’ardore del cuore. In quel momento comprese che Gesù non s’accontentava che lei andasse a baciare una reliquia ma voleva incontrarla, parlare a lei, alla sua anima. Uscendo sentì chiaramente una voce dentro di sé che le disse: «Maria, attraversa il Giordano e troverai la pace». Uscita fuori dalla città si recò nel deserto, dove visse il resto della sua vita, quarantasette anni, nutrendosi di radici ed erbe selvatiche.  Al termine del loro colloquio Maria ricevette l’Eucarestia e pregò il monaco di ritornare l’anno successivo, nella medesima località, per portarle la Comunione.

Riconosciamo il nostro bisogno di infinito?

Quando Zosima si presentò nel luogo convenuto, trovò il corpo di Maria a terra dal quale usciva una grande luce e vicino c’era questa scritta: «Padre Zosima, sotterra il corpo di Maria peccatrice: passai da questa vita la notte della Passione del Salvatore, dopo aver partecipato al banchetto mistico».
Cosa ci insegna questa storia? Molte volte non riconosciamo il nostro bisogno di infinito e siamo solo preoccupati di colmare i nostri bisogni umani. Ma quando si riconosce che siamo immersi nella vita divina, non importa cosa abbiamo fatto finora nella nostra vita: il Signore può dilatare il nostro cuore con la potenza del suo amore in modo tale che i bisogni umani diventino minimi e si possa vivere per lui, con lui, ma soprattutto in lui, molto meglio di chi, come il monaco Zosima, ha vissuto sempre una vita apparentemente perfetta ma forse senza la sufficiente passione per essere totalmente aperto all’infinito di Dio.