Topic:
22 Febbraio 2021
Ultima modifica: 28 Febbraio 2021 ore 19:23

Transizione ecologica: 17 obiettivi da raggiungere

Con i fondi del Recovery fund l'Italia ha un'occasione, forse l'ultima, per garantirsi uno sviluppo sostenibile.
Foto di Romolo Tavani
L'Italia ha fissato 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 per garantirsi uno sviluppo sostenibile, ma finora anziché avanzare è regredita. Ora Draghi punta sul Ministero della transizione ecologica. Mentre ai Trasporti c'è Giovannini, portavoce dell'Alleanza nazionale per lo sviluppo sostenibile. Le sue risposte a Sempre pochi giorni prima di diventare ministro.
Tra le novità più rilevanti del neonato Governo Draghi c'è il Ministero per la transizione ecologica (anche se la sua istituzione ufficiale è legata all'approvazione di nuove norme). Un Ministero importante, in quanto avrà il compito di orientare l'utilizzo dei fondi europei secondo i vincoli previsti. Entriamo nel dettaglio.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è il programma di investimenti che l'Italia deve presentare, entro aprile 2021, alla Commissione Europea nell'ambito del Next Generation EU (conosciuto anche come Recovery Fund), lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19.
Tra le sfide del Piano c’è quella di sostenere la transizione verde verso un’economia più sostenibile: un cambio di passo, un distanziamento dal modello economico che ha caratterizzato il periodo precedente il lockdown.
Ma nel concreto, come verranno impiegati i fondi europei? Quali opere, progetti, politiche verranno adottate per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvati nel 2015 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nella cosiddetta Agenda 2030

17 obiettivi da raggiungere

Facciamo un passo indietro. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono un elenco di 17 obiettivi interconnessi e definiti quale strategia «per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti» entro il 2030. Essi mirano ad affrontare un'ampia gamma di questioni relative allo sviluppo economico e sociale, che includono la povertà, la fame, il diritto alla salute e all'istruzione, l'accesso all'acqua e all'energia, il lavoro, la crescita economica inclusiva e sostenibile, il cambiamento climatico e la tutela dell'ambiente, l'urbanizzazione, i modelli di produzione e consumo, l'uguaglianza sociale e di genere, la giustizia e la pace. Gli Obiettivi sono stati ratificati da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, inclusa l’Italia, che si sono così impegnati a declinarli nella loro politica.
Ma quali risultati sono stati raggiunti in concreto dalle politiche intraprese dai nostri governi fino a ora?

L’Italia sta regredendo

Per rispondere è sufficiente leggere il rapporto curato annualmente l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis), una rete composta da 270 organizzazioni della società civile, nata con lo scopo di sensibilizzare e mobilitare soggetti economici e istituzioni nel raggiungimento di questi obiettivi. Secondo la versione più recente (ottobre 2020), per l’Italia il percorso, che appariva già in salita prima della crisi, diventa ancora più difficile: nel 2020, infatti, «si registra un peggioramento per 9 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile». Povertà, acqua, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, ecosistema terrestre e cooperazione internazionale: sono queste le voci su l’Italia sta regredendo. «Su tanti temi l’Italia ha perso cinque anni sui quindici a disposizione per attuare l’Agenda 2030 – spiega il rapporto – soprattutto a causa della disattenzione a queste tematiche da parte della classe dirigente, non solo di quella politica, e dell’opinione pubblica.»

Le valutazioni di Enrico Giovannini, neo Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Sarà il 2021, grazie al Recovery Plan, l’anno del riscatto? «Di positivo c’è che, grazie a un dialogo apertosi di recente - ci ha spiegato Enrico Giovannini, portavoce di Asvis rispetto alla prima bozza presentata nei mesi scorsi, in quella nuova, che abbiamo potuto consultare, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile vengono citati esplicitamente». Piccolo inciso: nel Recovery Plan della Francia gli Obiettivi non sono ancora citati, la Spagna invece li cita già alla sesta riga. «Rispetto alla media europea, ci collochiamo a metà classifica – prosegue Giovannini –. È un dato comunque positivo, se vogliamo. Ma come dare concretezza a tutto ciò è ancora un tema aperto: nell’ultima bozza del Piano non è chiaro come dovrà essere l’Italia nel 2030».
Pochi giorni dopo averci rilasciato questa dichiarazione, Enrico Giovannini è diventato Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del nuovo Governo Draghi, e quindi ora spetterà anche a lui contribuire a tradurre le aspettative in scelte attuative.
Si tratta di un contributo, quello europeo, di 210 miliardi di euro: dovrebbe essere piuttosto chiaro come impiegarli, alla luce degli impegni in termini di sostenibilità ratificati negli anni dall’Italia. Invece ancora mancano traguardi numerici che definiscano come saranno perseguiti gli obiettivi attraverso il Piano: «Con riferimento alla transizione ecologica – spiega il rapporto di Asvis – gli Stati membri devono spiegare, seguendo uno schema dettagliato, in che misura il singolo progetto contribuirà a realizzarla e in che modo ogni investimento e riforma contribuirà all’obiettivo di destinare il 37% del PNRR alla lotta alla crisi climatica». Inoltre va indicato, in dettaglio e sulla base di dati specifici, se e come le misure pianificate rispettino il principio di «non arrecare danni significativi» alla sostenibilità ambientale.

I vincoli ambientali posti dall’Unione Europea

La Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha indicato con chiarezza, già nell’aprile scorso, che l’obiettivo delle politiche da mettere in campo per reagire alla crisi indotta dalla Covid-19 è quello di costruire un'Europa «più sostenibile, più resiliente e più equa».
Due bambini in un campo di grano con ciminiere sullo sfondo
I Piani di utilizzo del Recovery fund devono essere coerenti con l'obiettivo di neutralità carbonica dell'Unione Europea entro il 2050.
Foto di Soloviova Liudmyla

La scelta di obbligare gli Stati membri ad impostare in un certo modo i PNRR finanziati da risorse europee, rappresenta un forte elemento di spinta a favore della sostenibilità economica, sociale e ambientale: infatti, i Piani devono essere coerenti con l’obiettivo di neutralità carbonica dell’Unione Europea entro il 2050. «Questa impostazione, che lega resilienza e sostenibilità – scrive ancora Asvis – deve essere recepita dai Governi nazionali al momento della compilazione dei Piani nazionali, i quali devono essere disegnati per contribuire non solo alla ripresa del sistema economico, ma anche a costruire una maggiore resilienza agli shock futuri, così da non dover dipendere dall’aiuto di altri per fronteggiarli».

Ultima occasione

Quest’ultimo aspetto è tutt’altro che secondario, vista l’eccezionalità del Next Generation EU: questa è l’unica possibilità di avere un lauto sostegno economico per cambiare la nostra economia in meglio. Inoltre, ignorare questa impostazione può comportare evidenti rischi in termini di accettazione dei Piani nazionali da parte della Commissione e del Consiglio.
Quanto finora esposto non fa che confermare la necessità per l’Italia di migliorare sensibilmente e urgentemente la capacità di programmare il proprio futuro. «Se le proposte avanzate dall’Asvis negli ultimi quattro anni fossero state realizzate, l’Italia si troverebbe oggi ad affrontare questa sfida su basi più solide» scrive l’Alleanza nel suo rapporto. Tra le proposte troviamo l’inserimento in Costituzione del principio di sviluppo sostenibile, l’aggiornamento del Piano nazionale dell’adattamento ai cambiamenti climatici per allinearlo agli obiettivi europei, la conduzione di iniziative di informazione e comunicazione pubblica sull’importanza dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi dello sviluppo sostenibile.  Altre riguardano le politiche lavorative, quelle sul cibo, cooperazione internazionale, educazione, trasporti, salute, economia circolare: tutti fronti sui quali il nostro Recovery Plan dovrebbe lavorare.
Il fatto è che il riscaldamento globale non ci aspetta: si è appena chiuso il decennio più caldo di sempre. E non se non ci muoviamo in fretta e coesi, non sarà di sicuro l’ultimo.