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15 Novembre 2023
Ultima modifica: 15 Novembre 2023 ore 10:31

Condannata madame per tratta internazionale di minorenni. Glory libera dalla schiavitù

Storica sentenza, madame condannata a tredici anni di reclusione e a duecentomila euro di risarcimento alla quindicenne sfruttata in strada. Il racconto di Glory.
Condannata madame per tratta internazionale di minorenni. Glory libera dalla schiavitù
L'inchiesta che ha portato alla condanna della madame è durata sette anni: indagini, interrogatori, intercettazioni telefoniche in cui è stata coinvolta la Squadra mobile della Questura di Ferrara, città dove veniva sfruttata la ragazzina.
«Una condanna esemplare come esemplare è stata l’impostazione del processo in cui sono stati contestati tre reati alla madame che soggiogava Glory (nome di fantasia): tratta internazionale di esseri umani, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione».
Commenta a caldo così l’avvocato Gianluca Tencati la condanna a 13 anni di reclusione e 200mila euro di risarcimento danni della donna nigeriana che mantenne in schiavitù e costrinse alla prostituzione a Ferrara, sette anni fa, la connazionale che all’epoca aveva solo 15 anni.
«Finalmente una Procura, quella di Bologna, ha coltivato un processo di questa portata per un caso di prostituzione minorile. Non è cosa da poco».

Sette lunghi anni di indagini, interrogatori, intercettazioni telefoniche in cui è stata coinvolta la Squadra mobile della Questura di Ferrara. Ed è proprio nella città estense, nel Grattacielo che fa ombra alla stazione dei treni, che la vicenda terribile di sfruttamento della prostituzione ha avuto inizio.

Dalla Nigeria finita in strada per sfuggire al padre stregone

La minorenne nigeriana - che vi ha alloggiato insieme alla sua sfruttatrice nel 2017 per essere poi sfruttata in strada - era partita dal suo paese per sfuggire al grande conflitto col padre, uno stregone che esercitava riti vodoo e fatture nel sud della Nigeria e voleva costringere la figlia primogenita ad interrompere gli studi per dedicarsi come lui alla magia nera. Glory avrebbe voluto trovare una via d’uscita. Ma rifiutarsi di continuare l’attività del padre l’avrebbe messa in pericolo. Per questo aveva accolto la proposta di un futuro migliore in Europa.
Inconsapevole dell'inganno e delle violenze sessuali che la aspettavano lungo il viaggio, in Libia, e una volta arrivata in Italia era stata accompagnata fino a Ferrara senza documenti in mano, senza conoscenza del viaggio, senza un cellulare per chiedere aiuto, senza possibilità di ritorno.
E proprio all'ombra del Grattacielo ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto e chiedere aiuto dapprima al Centro servizi per l’immigrazione del Comune di Ferrara quindi alle assistenti sociali e alla polizia di Stato. Tempestivamente veniva infine accolta in una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII in un'altra regione, più lontano possibile dalla sua madame e dai suoi intermediari coinvolti in una rete transnazionale che ancora oggi mette a dura prova le forze dell'ordine. La condannata risulta infatti ancora all'estero.

La tratta delle minorenni a Ferrara

«In quegli anni la Comunità Papa Giovanni aveva intercettato in strada di notte altre tre giovanissime tra i 16 e i 18 anni. Di certo Glory è invece il caso più vistoso di quel periodo perché era la più giovane ragazza in strada - racconta Martina Tarrico, referente internazionale antitratta -. Le operatrici del nostro sportello antitratta all'epoca avevano una sede proprio ai piedi del Grattacielo ed erano coscienti che il giro di prostituzione minorile non sarebbe stato facile da contrastare. Altre tre adolescenti sono entrate in percorsi di recupero e integrazione e hanno denunciato, ma delle loro denunce non si è più saputo nulla. Numerose minorenni sono state intercettate anche sui marciapiedi di altre città italiane dal nord al sud (abbiamo accolto in quegli anni anche tredicenni). Per questo abbiamo voluto collaborare con TV e giornali a risonanza nazionale perché fosse conosciuta la tratta delle minorenni, un giro d’affari imponente per i trafficanti di persone, un vero e proprio inferno dalla Nigeria all’Italia per chi lo ha vissuto. E abbiamo anche scelto di pubblicare un libro che approfondisse questo gravissimo fenomeno nel contesto del flusso dei profughi e delle richieste di asilo politico che aumentavano al posto di quelle per art. 18 (oggi per “casi speciali”), ovvero specificamente per la protezione delle vittime di tratta».

L'avvocato: «Mi ha colpito la lucidità di questa ragazzina nel raccontare le violenze subite»

Gianluca Tencati, il legale che ha seguito in questi anni questa terribile vicenda di prostituzione minorile sa bene che non è possibile cantar vittoria con questa condanna per tratta internazionale di esseri umani: «La condanna non è ancora definitiva e dovremo aspettare almeno un anno e mezzo prima che lo sia. Certamente 13 anni di carcere e un risarcimento danni di 200mila euro è un risultato storico. Ma come servizio legale della Comunità di don Benzi auspichiamo che anche altre procure e squadre mobili investano personale, risorse e competenze per intercettare non solo una sfruttatrice, ma le reti criminali transnazionali al completo, che spesso hanno basi in Italia ma anche nel nord Europa. La riduzione in schiavitù tra i capi di imputazione resta comunque un reato importante. Vuol dire che viene punita la mercificazione della persona, l’aspetto più importante che è stato rilevato, cioè il fatto che non avesse nessuna autonomia, fosse stata comprata e venduta come un oggetto, come gli schiavi»
L'avvocato riminese racconta di come sia stato profondamente colpito dalla lucidità e precisione con cui Glory ha raccontato nel corso dei diversi interrogatori i fatti incriminati in quel lontano 2017 e che difficilmente potrà dimenticare «Emotivamente mi ha toccato molto ascoltare  questa ragazzina che raccontava esperienze traumatiche come le violenze sessuali subìte per mano di diversi uomini, più volte in Libia e anche in Italia come quasi non fosse accaduto a lei. Raramente capita che la vittima parli benissimo l’italiano: Glory ha raccontato i dettagli, ha aggiunto particolari che non erano emersi in precedenza e ha spiegato anche perché si fosse aperta gradualmente, dimostrando un contrasto interno rispetto alla sfruttatrice che è dovuto all’assoggettamento psicologico e alla incertezza nell’accusare la donna che l'aveva aiutate ad arrivare in Europa».

Glory: «Voglio dimenticare quello sguardo orrendo e malvagio dei clienti»

Glory ha spiegato con grande intelligenza come nella sua adolescenza, e in quella di tante altre sue connazionali, la manipolazione psicologica e l'induzione alla prostituzione siano portate avanti dagli sfruttatori proprio con strategie di isolamento sociale, assenza di informazioni su dove vivono, quali siano i propri diritti, a chi possano chiedere assistenza sanitaria.
Le vittime di tratta sono di fatto persone senza un'identità e quindi, se non sei nessuno, se non sai quale altra vita può realizzarsi non puoi che fare del tuo corpo quello che ti chiedono. Dai racconti di ognuna di loro emerge che vendere il proprio corpo rimane l'unica opzione proposta, come fosse un successo, come fosse una abilità, per ottenere facilmente alti guadagni.
Chi rimane a lungo nella prostituzione si distacca dalla realtà quotidiana, annulla la sua personalità, indossa una maschera ed esegue gli ordini come fosse un rituale. «Il mio sogno era imparare un mestiere e realizzare le mie capacità, trovare un ragazzo che mi amasse davvero, costruirmi una famiglia e lavorare per mantenermi – mi racconta Glory cercando di condividere la battaglia che ha dovuto affrontare per tornare ad una vita normale. «Dentro di me sapevo che la prostituzione non è libertà ma è schiavitu, è rendere il corpo, il mio corpo una merce di scambio. Quando sono entrata in casa famiglia e ho iniziato le scuole superiori ancora stavo malissimo. Ricordo alla fermata dell'autobus che spesso si fermavano uomini italiani pensando che fossi una prostituta. Provavo profondamente schifo per loro. I miei genitori affidatari, l’assistente sociale, la psicoterapeuta e anche i miei insegnanti mi hanno aiutato a capire chi è Glory veramente, quanto valgo e quante cose posso imparare nella vita. Prima di tutto voglio imparare a dimenticare quello sguardo orrendo e malvagio dei clienti verso le ragazzine che come me sono additate perché giovani, perché straniere, perché donne!».

Il sogno di Glory

Oggi Glory lavora nella ristorazione, è soddisfatta del suo lavoro e di avere una famiglia italiana che la potrà accompagnare nel suo percorso anche per tutta la vita, se le sarà utile. Di certo quei 200mila euro di risarcimento danni – se e quando potrà ottenerli - potranno essere un aiuto per costruire il suo futuro, ma le ferite del suo cuore, della sua mente e del suo corpo nessuna cifra potrà mai cancellarle. Solo l'accompagnamento di persone competenti nella casa famiglia e il loro affetto paziente, giorno dopo giorno, in questi 7 lunghi anni e anche domani.