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2 Luglio 2020

Ministra Bonetti: «Liberiamo le vittime di tratta!»

La ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti e le senatrici Alessandra Maiorino e Caterina Bini di tre schieramenti politici diversi, insieme per combattere la fabbrica delle prostitute.
Foto di Filippo Attili
La ministra "fuori dal coro" di quella politica al maschile che sostiene da sempre la libertà di contrattare sesso tra adulti consenzienti: «La prostituzione è una forma di violenza di genere». Ma bisogna convincere prima di tutto il Parlamento.
Non ha mezzi termini la Ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti, mantovana di origine. «La prostituzione è una violazione della dignità della donna nella sua integrità di persona fisica, psicologica, emotiva». Se si considera poi che nella tratta degli esseri umani il 90% delle donne intercettate dal Numero verde nazionale sono vittime di sfruttamento sessuale e l’85% sono donne, non restano dubbi. «La persona viene annichilita dai suoi carnefici e trattata come oggetto, come merce». Per questo occorre non solo intercettare e riconoscere le vittime di tratta, ma incontrarle, ascoltarle, costruire una relazione per «Restituire loro una piena dignità, restituire la libertà di scegliere il proprio futuro… di essere protagoniste».

Nessun diritto di proprietà del corpo altrui

Parole forti che mettono insieme, quasi per la prima volta, due mondi che da decenni viaggiano separati all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità: quello dei centri antiviolenza impegnati a difesa delle donne che hanno subìto una qualunque forma di violenza e quello degli enti che si occupano delle vittime della tratta. Italiane o straniere che siano le donne che subiscono il desiderio di possesso degli uomini nel contesto familiare o altrove, sono sempre vittime. La Convenzione di Istanbul docet. 
La Ministra è intevenuta così ieri sera durante la diretta Facebook organizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII sul tema “Violenze invisibili e industria della prostituzione”.

 


Come spiegato dal Presidente Giovanni Paolo Ramonda «Questa diretta e la prossima del 21 settembre sono per noi la conclusione del progetto nazionale “Nemmeno con un fiore! Stop alla violenza” finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che ci ha visti impegnati, dallo scorso anno, nella prevenzione nelle scuole superiori e nel contrasto alla violenza sulle donne attraverso la realizzazione di un handbook multilingue, uno spettacolo teatrale e un cortometraggio che saranno diffusi nei prossimi mesi. Insieme a tante altre organizzazioni siamo impegnati nell'incontro, nell'ascolto, nell'accoglienza e nell'integrazione delle tante donne ma anche bambine e adolescenti vittime di violenza domestica, di sfruttamento sessuale, di abusi e della violenza psicologica e fisica nell'industria della prostituzione. Vivere 24 ore su 24 sotto lo stesso tetto e sperimentarlo non solo in diverse città italiane ma in tutti e anche in 43 paesi in tutto il mondo ci fa dire che davvero le violenze invisibili di queste vittime richiedono un impegno più serio e costante soprattutto rispetto agli uomini che maltrattano e che usano il corpo della donna a loro piacimento. Don Oreste è stato pioniere - più di 30 anni fa - in questa battaglia perché gli uomini smettano di ritenere un diritto di proprietà il corpo femminile pensando: "lo acquisto e quindi faccio quel che voglio"».

Alla senatrice Bini lettere minatorie: «Siamo milioni di clienti, perderai i nostri voti»

Contro i clienti interviene la senatrice Caterina Bini, pistoiese, del Pd che nel 2015, dopo un percorso avviato con i giovani scout locali che le chiedevano quali leggi tutelano le donne nella prostituzione, ha elaborato una proposta di modifica della Legge Merlin per introdurre, come in Svezia, Norvegia, Irlanda, Francia etc…, sanzioni e percorsi di riabilitazione a chi compra prestazioni sessuali a pagamento. Depositata dallo scorso anno in Senato. «Capii una cosa che non sapevo, cioè che la legalizzazione in realtà non eliminava lo sfruttamento sessuale… Gli sfruttatori vanno maggiormente dove c’è maggiore clientela. Ascoltando le testimonianze, anche del governo tedesco e olandese mi sono resa conto che in realtà quei modelli non hanno funzionato. La Legge Merlin punisce sfruttamento, adescamento, induzione, favoreggiamento, prostituzione minorile. Ma non possiamo chiudere gli occhi: non funziona. Se cala la domanda cala anche l’offerta e gli sfruttatori vanno altrove».
Dalla testimonianza delle donne incontrate dalla senatrice, grazie anche alla Comunità Papa Giovanni XXIII, scopre infatti che il 90% dei casi di sfruttamento sono dell’Est Europa, dell’Africa subsahariana, del sudamerica e sono tutte schiave. L’on Bini confida pure di essere stata attaccata dai media e di aver inoltre ricevuto lettere minatorie in cui era scritto: “Siamo milioni di clienti, perderai i nostri voti”. Ma continua nella battaglia ed è convinta che «Se serve che io tolga la mia prima firma, non è un problema. Quelle che mi preme è l’obiettivo finale».
L’adesione di più forze politiche alla proposta di legge ora depositata al Senato, ricorda il moderatore giornalista ed ex europarlamentare Andrea Sarubbi, è l’unica possibilità per arrivare alla discussione nella Commissione di competenza. Discussione mai iniziata. 
Viene strappata quindi alle tre donne della politica la promessa di lavorare insieme perché sia decisamente scoraggiata la domanda come il Parlamento europeo richiede da tempo. 

On. Maiorino: «La prostituzione è violenza» 

L’on. Alessandra Maiorino, senatrice romana, dopo aver avviato un’indagine conoscitiva sul fenomeno della prostituzione in Senato all’interno della Commissione Affari costituzionali e ascoltato per oltre un anno, associazioni, foze dell’ordine, rappresentanti dell Commissione europea, enti antitratta, conferma: «Certo che ci vuole trasversalità! Mi auguro di raccogliere altre firme…». Spiega: «Il 90 % delle donne non sono libere, e per il residuo 10% di donne cosiddette libere, la Sentenza della Corte costituzionale del 9 giugno scorso, parla chiaro». La sentenza sosteneva infatti che «l’atto del prostituirsi non è mai totalmente libero» per le molteplici motivazioni di vulnerabilità che le hanno portate a prostituirsi. «Uno Stato dovrebbe chiedere tasse a persone sulle quali ha fallito? – domanda la senatrice del M5S stelle. La scelta della prostituzione rappresenta il fallimento dello Stato laddove si prefigge di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona, ostacoli di natura sociale, culturale economico etc…». E continua. «Non c’è bisogno di essere picchiate perché ci sia violenza nella prostituzione. La prostituzione è violenza perché è un rapporto dispari: il sesso nasce dal desiderio di tutte e due le persone e in questo caso non è così!».
E si è spinta anche più in là con la denuncia per favoreggiamento della prostituzione del sito di recensioni Escort Advisor

Rieducare i "clienti" della prostituzione

Le fa eco la Ministra Bonetti annunciando il suo impegno per contrastare la mercificazione delle donne. E confida che, come l’onorevole Bini, anche lei prima di far parte del governo ha avuto modo di ascoltare le nuove generazioni e il loro bisogno di fare chiarezza su questi temi così importanti che riguardano i pilastri della società. Ma oggi per sostenere la proposta di legge contro i clienti, bisogna prima creare adesioni in Parlamento. «Avevo già dato la mia disponibilità ad accompagnare questo percorso di discernimento nel Parlamento. Credo anch’io che il discrimine tra lo sfruttamento e la scelta è la persona, la sua possibilità di poter esercitare un suo percorso di libertà personale, che può dire dei sì e dei no. La prostituzione non mette le donne in questa condizione». 
In Francia sono stati avviati dei programmi di sensibilizzazione per i clienti. Il Parlamento europeo richiede da tempo di avviare interventi mirati per scoraggiare la domanda. E in Italia è possibile o «rischiamo di spaccare il paese?» – incalza Andrea Sarubbi. «Sì – risponde convinta Elena Bonetti -. Accanto agli interventi per le vittime ci devono essere degli interventi soprattutto verso i giovani, perché siano educati a quella relazione positiva di cui parlava prima la senatrice Maiorino. Ma c’è una necessaria azione da compiere nei confronti degli uomini che agiscono violenza, prevista dalla strategia nazionale contro la violenza di genere».
La Ministra parla espressamente di percorsi di riabilitazione e di rieducazione a relazioni responsabili per i clienti della prostituzione. E ancor di più, incalzata da una domanda del “pubblico online”, molto partecipe nel corso della diretta, la Ministra conferma anche l’impegno a contrastare la prostituzione online. «Non è diversa la prostituzione online». È’ doveroso contrastarla come già si sta facendo soprattutto con la pedepornografia, perché sono troppo spesso vittime le minorenni. E infine non si dimentica di bacchettare i media. «Questa battaglia è anche una questione di linguaggi… coinvolge anche il mondo della comunicazione». Immagini, parole ed epiteti nei confronti delle donne ostacolano ogni possibilità di cambiamento culturale.

Questo incontro tra forze politiche diverse e tra donne motivate nell’ardua battaglia normativa, culturale ed educativa, non finisce qui.
E dopo l’estate la Comunità Papa Giovanni XXIII, che intanto continua a raccogliere adesioni alla petizione online Questo è il mio corpo perché anche in Italia siano sanzionati i clienti, promuoverà una seconda diretta, questa volta dando voce alle organizzazioni impegnate al fianco delle donne. Perché le promesse non cadano nel vuoto, prossimo appuntamento il 21 settembre sempre online.