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1 Ottobre 2020

Anziani: diritto anche alla sessualità

Il corpo si modifica: è fisiologico
Foto di Vitalinka
Oggi si parla soprattutto di rapporto tra anziani e rischi connessi al Covid-19. Abbiamo chiesto invece a Salvatore Capodieci, psichiatra, autore del primo libro in Italia sul tema della sessualità nella terza età, di parlarci di questo tema delicato

L'immagine degli anziani che fanno sesso è segnata da sterotipi, soprattutto negativi. Difficile parlare di sesso a 60 anni oppure oltre. «Molte persone vedono tutto il buono nell’essere giovane e il male come esclusivo appannaggio dell’essere anziano. Sono convinte che i giovani siano creativi, belli, stimolanti e appassionati, mentre gli anziani siano tristi, poco attraenti, noiosi e che trascurino i propri interessi». 

Salvatore Capodieci - Psichiatra e Sessuologo
 A parlare è Salvatore Capodieci, psichiatra, docente di Sessualità Umana presso la Facoltà di Psicologia dello IUSVE, che ha scritto il primo libro sulla sessualità negli anziani in Italia, La vita sessuale nella terza età (Mursia, 1990) e di seguito L’età dei sentimenti (Città Nuova, 1996)

Gli anziani e la sessualità

Professore, questa avversione per l’anziano si estende anche alla sua sessualità?

«Sì, all’interno di questo pregiudizio si colloca la convinzione che la sessualità debba essere esclusivo appannaggio delle persone giovani.
Questo vissuto gerontofobico, diffuso molto di più di quanto si possa immaginare, è alla base di reazioni di rifiuto, disgusto e ridicolizzazione della sessualità negli ultrasessantenni». 

Quali reazioni suscita?

«Una – come dicevamo – è l’avversione per la dimensione sessuale nelle persone anziane; quest’ultima è considerata da alcune persone qualcosa di sgradevole, grottesca, incongrua e socialmente riprovevole. Questo atteggiamento ha una lunga tradizione culturale rappresentata dall’immagine di un anziano libertino che corteggia una riluttante giovinetta. o da quella di una imbellettata signora che cerca di sedurre dei giovani.
Un’altra modalità di affrontare l’argomento è rappresentato dalla battuta umoristica sulla sessualità senile. Questo atteggiamento rappresenta il lodevole tentativo di voler sfatare i dannosi miti riguardanti la sessualità degli anziani. Il tentativo di creare - attraverso l’umorismo - un’immagine positiva che sostituisca lo “stigma” può, però, comportare il rischio di scoraggiare la ricerca dei reali problemi che caratterizzano la vita sessuale in età avanzata».

Per quale motivo proprio negli ultimi decenni - per la prima volta nella storia - si parla di sessualità in età avanzata?

«Il primo fenomeno che può fornire una spiegazione è rappresentato dall’aumento numerico della popolazione anziana e della durata media della vita. Nel panorama attuale molto ricco di idee e iniziative rivolte ad affrontare i problemi degli ultrasettantenni, l’area della sessualità è rimasta sicuramente quella più trascurata.
La scoperta dei cosiddetti inibitori della fosfodiesterasi 5 (ne esistono quattro in commercio) iniziata nel 1998 con il Sildenafil (il famoso “Viagra”) ha modificato l’approccio delle persone anziane alla sessualità. Sono farmaci che negli uomini anziani, che non abbiano importanti patologie fisiche o psichiche, funzionano realmente e così la vecchia “pace dei sensi” ha lasciato il passo all’opportunità di vivere una sessualità completa fino ad età molto avanzate».

Gli anziani possono "fare sesso"?

Il corpo degli anziani, non reagisce agli stimoli sessuali come quello dei giovani. È corretto?
«Il passare degli anni comporta una modificazione fisiologica del corpo e anche gli organi sessuali non “lavorano” più come quando erano “giovani”. La mancata conoscenza di questi cambiamenti può determinare errate interpretazioni come, per esempio, attribuire all’inizio di un deficit erettile una inevitabile futura perdita della vita sessuale.
È importante che la donna e l’uomo anziani conoscano questi cambiamenti per poter vivere con serenità l’invecchiamento anche nella sfera della sessualità. Bisognerebbe forse istituire del corsi di educazione sessuale per persone della terza e quarta età in analogia con quello che si fa con gli adolescenti».

Per insegnare che cosa?

«Che l’invecchiamento fisiologico non impedisce di godere di una lunga e soddisfacente sessualità anche se, con il passare degli anni, avvengono dei cambiamenti nella risposta genitale. L’attività sessuale, come tutte le altre attività fisiche, va incontro a delle modificazioni dopo i 60 – 65 anni».

Può fare qualche esempio?

«L’erezione, ad esempio, si presenta con un ritardo di qualche minuto rispetto alla tipica immediatezza dell’età giovanile e può essere meno completa ed efficiente. Con l’invecchiamento si verifica un allungamento del “periodo refrattario”, l’intervallo di tempo cioè che intercorre tra un coito e il successivo, che dai pochi minuti dell’adolescenza arriva a un periodo che va dalle 15 – 24 ore fino ad alcuni giorni nell’uomo anziano; durante tale periodo è impossibile ottenere una nuova erezione. Nell’anziano, però, aumenta il controllo dell’eiaculazione e si realizza un prolungamento del tempo che intercorre tra eccitamento ed eiaculazione. Tale condizione può accrescere la durata e la sensazione di piacere sia nell’uomo che nella sua compagna.
Nell’età geriatrica per ottenere l’erezione e l’eiaculazione sono necessarie stimolazioni più lunghe e più intense e, inoltre, se l’erezione non è mantenuta con una continua stimolazione può interrompersi e portare alla detumescenza del pene. L’anziano ha un grande bisogno di sensazioni tattili e fisiche, ma spesso vive la sessualità in modo ansioso; al fianco dei cambiamenti dovuti alla fisiologia, tra le cause che possono determinare difficoltà erettili la più frequente è la paura stessa di perdere l’erezione».

E nella donna?

«La maggior parte dei cambiamenti della donna è dovuta al declino della produzione di ormoni femminili, in particolare gli estrogeni e il progesterone, che si verifica in quel processo chiamato “menopausa”, climaterio e, dagli americani, change of life.
Il deficit degli estrogeni determina una diminuzione dell’elasticità della parete vaginale e una riduzione delle ghiandole mucose, così che la lubrificazione vaginale si manifesta meno pronta e meno abbondante. Questi cambiamenti iniziano di solito intorno ai 45 anni, a volte però anche un decennio prima, e possono continuare fino a 50 - 55 anni. Gli stress possono scatenare o accentuare i sintomi della menopausa e una consulenza psicologica può essere, in tali circostanze, molto utile. Molte donne lamentano un senso di secchezza vaginale specialmente durante i rapporti sessuali; la lubrificazione della vagina, prodotta dalla congestione venosa delle pareti vaginali, è l’equivalente dell’erezione dell’uomo. Si determina, così, una modificazione delle pareti vaginali che diventano più sottili e atrofiche e questo può causare irritazione, fastidio e a volte dolore; possono talvolta lacerarsi e sanguinare durante o subito dopo il rapporto. Tale situazione può determinare un’intolleranza alla penetrazione; questo dolore (dispareunia) si verifica specialmente se il rapporto dura molto tempo o se avviene dopo un lungo periodo di astensione sessuale».

Il piacere nella terza e quarta età

Questo influisce sull’orgasmo delle persone anziane?

«Le donne in buona salute, che erano in grado di raggiungere l’orgasmo da giovani, possono continuare a provare orgasmi fino a un’età molto avanzata; anzi, alcune donne sperimentano l’orgasmo per la prima volta proprio quando diventano anziane. L’incapacità di provare l’orgasmo in giovane età non significa necessariamente che non possano esserci dei cambiamenti. Il riferito declino del desiderio sessuale, avvertito dalle donne con l’avanzare dell’età, sembra avere prevalentemente un significato originario di difesa psicologica piuttosto che fisiologica. La frequenza dei rapporti sessuali nelle donne è influenzata dall’età del partner, dalla sua salute e dal suo livello di interesse sessuale, piuttosto che riflettere una riduzione di interesse o di capacità della donna stessa». 

Gli anziani sono considerati sessualmente meno attraenti. È un pregiudizio culturale o è un dato oggettivo?

«Nelle culture occidentali l’ideale corporeo rinvia a un corpo giovanile, magro, in buona forma (muscoloso nel sesso maschile), senza rughe, con un’enfasi sull’attrazione fisica e la desiderabilità sessuale. Alcuni studi sottolineano come la verifica della forma del corpo, il controllo dell’efficienza fisica e un’accentuata auto-osservazione di sé durante il rapporto sessuale, possano distrarre dalla focalizzazione sul piacere».

Coppia di anziani
Foto di Photographee

C'è il rischio di passare dall'obbligo di astenersi all'obbligo di forzare la sessualità?

«L’ideale sarebbe un’immagine sessuale nella quale le componenti fisiche, psichiche e sociali del singolo individuo, appartenente all’età geriatrica, si ricombinino armoniosamente dando luogo a una modalità sessuale specifica della sua età.
Un tentativo in questa direzione è stato fatto da Danielle Quinodoz che sosteneva come la tenerezza espressa nel corso della vecchiaia non sia una semplice regressione a quella dell’infanzia, ma che si tratta di una nuova corrente di tenerezza che beneficia delle conoscenze acquisite durante la maturità.
“D’altra parte – scriveva la psicoanalista svizzera – ho incontrato dei pazienti anziani i quali, avendo avuto la tendenza a non valorizzare che la corrente sensuale a detrimento della corrente di tenerezza quando erano nella pienezza di forze dell’età, si ritrovavano sperduti nell’età avanzata: essi erano come dei menomati della tenerezza. Analogamente, i pazienti anziani che sono obnubilati dalla ricerca delle loro performances sessuali pregresse, scoprono più difficilmente questi sentimenti di tenerezza. È necessario che riconoscano ciò che è andato perduto per poter accedere ad altre ricchezze”.
La Quinodoz nel tentativo di trovare una definizione adeguata per descrivere la sessualità in età avanzata cita Danon-Boileau che parlava della sessualità delle persone anziane come di un’“arte di organizzare ciò che rimane”, riferendosi all’abilità di una cuoca di organizzare un pranzo con gli avanzi. Considerando però l’espressione poco adeguata lascia intendere che ci sia invece un’arte più profonda e precisa: “Forse si tratta, semplicemente dell’arte di amare”».

Quale rapporto tra sesso e religione?

Quali sono gli scenari futuri?

«Non c’è un’opinione univoca ma si può forse ipotizzare la presenza di una percezione a macchia di leopardo su questo argomento sia all’interno dei vissuti del singolo individuo anziano sia nella percezione sociale. Coesistono così atteggiamenti che vedono la sessualità nella persona anziana come inopportuna al fianco di altri che negano qualsiasi differenza con la sessualità giovanile ed enfatizzano la possibilità di continuare una soddisfacente vita sessuale fino a 90 anni».

Il tema della sessualità degli anziani resta una questione aperta?

«È sorprendente come ci siano pochissimi studi sulla relazione tra soddisfazione sessuale e religiosità negli anziani nonostante quest’ultima venga riportata spesso come una delle condizioni che influenzava maggiormente la sessualità nelle persone nate 70-80 anni fa».