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4 Marzo 2024
Ultima modifica: 25 Marzo 2024 ore 08:25

Tutti alla festa delle banche armate

È allarme nel mondo della finanza etica: a rischio la trasparenza sull'export di armi.
Tutti alla festa delle banche armate
La proposta di modifica alla legge italiana 185/90 sugli armamenti solleva preoccupazioni tra le organizzazioni impegnate per la pace e la finanza etica. La sparizione dell'elenco delle banche armate dalla legge e la nomina di un comitato intergovernativo per l'approvazione dei contratti di vendita di armamenti minacciano la trasparenza del settore. Firma la petizione.
C'è apprensione nel mondo della finanza etica per l'attesa modifica alla legge italiana sugli armamenti: l'atto 855 è passato al Senato il 21 febbraio e si appresta a varcare in brevissimo tempo le porte della Camera dei Deputati, per un'approvazione definitiva. Sparirà un controversissimo elenco, tanto amato dalle organizzazioni impegnate per la pace in Italia e che sono ormai abituate ogni anno a mobilitarsi in difesa degli investimenti etici: quello delle banche armate. Non si tratta di un elenco qualsiasi di nomi, ma di quel risultato ottenuto in anni e anni di impegno civile da parte di migliaia di persone alla fine degli anni '80 e che erano riusciti a porre un limite all'export incontrollato di armi italiane, o almeno a rendere più trasparente il mercato.

La proposta cancella l'obbligo di pubblicare l'elenco delle banche

Andrea Baranes, Presidente della Fondazione Finanza Etica, è intervenuto oggi a Roma alla conferenza stampa organizzata alla spicciolata da Azione Cattolica Italiana, Acli, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari, Pax Christi, con l'adesione di Agesci e molte altre fra associazioni e realtà: «Come Banca Popolare Etica stiamo cercando di fare il possibile. Questo pomeriggio avremo un incontro con i soci di riferimento per capire in che direzione possiamo andare. Una delle modifiche più preoccupanti in discussione è proprio l'eliminazione della trasparenza che riguarda le banche che sostengono l'export di armi». E questa non è l'unica novità di rilievo.

Il mio appello è per una disobbedienza civile
Padre Alex Zanotelli

L'ha spiegato Maurizio Simoncelli, Vicepresidente e cofondatore dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo: «La proposta di modifica prevede la nomina di un comitato intergovernativo che si dovrà riunire per approvare ogni singolo contratto di vendita di armamenti, con un meccanismo di silenzio-assenso. Di fronte a un numero di contratti attesi che supera i 4.000, è facile immaginare che questo vorrà dire far contenti praticamente tutti». E questo in un contesto di esplosione vera e propria - per rimanere in tema - del mercato: «Le esportazioni italiane - continua Simoncelli - sono andate sempre più aumentando dall'approvazione della 185/90: per il primo quindicennio abbiamo esportato armi per un valore fra il miliardo e mezzo e i 2 miliardi di euro all'anno; oggi la quantità delle nostre esportazioni è almeno quadruplicata. E questo a causa della firma da parte del nostro Governo di accordi militari con oltre 50 paesi del mondo, dittature comprese». Proprio ieri poco dopo l'Angelus in Piazza San Pietro Papa Francesco aveva definito il disarmo un dovere morale.

Tutti contro le armi al fianco di Papa Francesco

Don Antonio De Rosa di Caritas Italiana si unisce agli altri apprezzamenti per l'appello alla pace lanciato dal pontefice, portati da numerosi interventi durante la conferenza stampa di Roma. «Facciamoci sentire vicini all'idea e al pensiero del Santo Padre, sosteniamolo attivamente. Come Caritas Italiana continuiamo a chiedere trasparenza negli investimenti, e in base all'uso del denaro continueremo a scegliere con quali istituti finanziari sarà possibile continuare a lavorare».

Adriano Ramonda porta il pensiero della Comunità Papa Giovanni XXIII, presente all'incontro insieme ai Focolari, ai Valdesi, e a numerose altre realtà cattoliche: «Per noi questa deriva bellicista che sta attraversando l'Europa è molto preoccupante; riguardo alla guerra in Ucraina, la strategia delle armi e delle sanzioni è stata un fallimento. Dopo oltre due anni di guerra e centinaia di migliaia di morti i governi occidentali continuano a pensare che il conflitto possa finire solo con la "vittoria" dell'Ucraina; e l'Italia si accoda a questo modo di pensare: parla di soluzione diplomatica inviando armi e ripete sempre la stessa formula logora della "pace giusta" che in concreto vuol dire continuare la guerra».

Faro nella conferenza stampa, è stato presente anche Padre Alex Zanotelli, che si è detto indignato per la bozza di modifica che potrebbe diventare realtà: «Il mio appello è per una disobbedienza civile. Il mercato delle armi si colloca al terzo posto per quantità di affari sulle borse. È incredibile assistere a una militarizzazione così spaventosa del mondo. Anche l'Europa, che ora raggiunge i 345 miliardi di euro in investimenti in armi, non si salva. La legge 185/90 ci permette di sapere che l'80% degli investimenti in armi del nostro Paese sta passando attraverso principalmente tre soli istituti bancari».

«È una follia collettiva - continua il missionario comboniano - pensare di modificare una legge così importante, proprio in un periodo critico come quello che stiamo attraversando. Non possiamo permetterlo, è una legge che ha un valore immenso e che dobbiamo proteggere. Ciò che mi sorprende è il silenzio generale su questa questione».

Don Giovanni Ricchiuti, Presidente di Pax Christi: «Spero che insieme a quei 42 senatori che hanno detto no, ce ne siano molti altri pronti a bloccare la modifica alla Camera. Ci ascoltino donne e uomini di ogni schieramento, e raccolgano il nostro appello».

Unico parlamentare in sala è Paolo Ciani, di Democrazia Solidale: «Mi sembra che questo percorso avviato rispetto alla legge 185 si sposi purtroppo molto con il tempo che stiamo vivendo: un tempo in cui c'è il tentativo di normalizzare la guerra. Mi preoccupa il precedente delle armi nucleari: ci siamo sempre battuti per la loro messa al bando definitiva, mentre oggi si parla normalmente dell'utilizzo di armi nucleari cosiddette tattiche».

Firma la petizione

Il coordinamento Rete Pace e Disarmo invita a firmare una petizione in difesa della 185/90.