5 Febbraio 2020

Santa Bakhita 2020: si prega anche su twitter

Il social network protagonista nel rilancio delle iniziative di preghiera dell'8 febbraio, con l'hashtag #PrayAgainstTrafficking, per dare voce a chi non ha voce. Tutti sono invitati ad usarlo l'8 febbraio dalle 13 alle 14.
Foto di Stefano Dal Pozzolo
In memoria della schiava bambina, eventi in tutta Italia. La storia di una suora impegnata contro la tratta ai fini della prostituzione, fra i turisti e i vicoli di Genova.
Sono instancabili, non hanno paura di minacce o ritorsioni. La loro battaglia non è solitaria ma procedono unite anche se lontane. Il loro motto è un proverbio etiope: “Quando i ragni uniscono le loro reti, possono abbattere un leone”. Sono le suore anti-tratta. Presenti in 92 paesi di tutto il mondo e attive nell’accoglienza delle donne e dei minori strappati ai trafficanti ma anche nella prevenzione e nell’educazione dei giovani, sono coordinate della rete Talitha Kum, network internazionale della vita consacrata contro il traffico di persone, capitanate dalla coordinatrice internazionale suor Gabriella Bottani.

Nata dieci anni fa quando il fenomeno delle nuove schiavitù è esploso in diverse latitudini, Talitha Kum - proprio per contrastare la compravendita di persone e per la loro liberazione - ha creato 44 reti nazionali nei 5 continenti. Nel mondo la tratta infatti coinvolge 40 milioni di schiavi, per il 72% sono donne e bambine secondo i dati 2018 dell’Unodc, il 59% sfruttati nell’industria della prostituzione. Religiose e religiosi per questo hanno iniziato a promuovere la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone nella memoria di Santa Bakhita, la schiava bambina sudanese venduta ad un commerciante veneziano, una volta liberata convertitasi al cristianesimo e consacratasi a Dio nelle canossiane.

L'appuntamento su twitter

In questa giornata istituita da Papa Francesco fin dal 2015, l’8 febbraio in numerose città del mondo le suore antitratta insieme a tante organizzazioni ecclesiali, promuoveranno veglie e fiaccolate dal titolo Insieme contro la tratta.

La Veglia internazionale dell’8 sera a Roma sarà preceduta da una tempesta di messaggi diffusi sui social network per far conoscere in tutto il mondo il dramma della tratta, attraverso numeri, storie e riflessioni. Anche per cercare di sradicare due ostacoli “globali”: la disuguaglianza di potere tra uomo e donna e la riduzione dell'impegno dei governi nell'assistenza socio-sanitaria e educativa.

Un hashtag per unirsi in preghiera 

Gli organizzatori hanno indicato l'account @preghieratratta suTwitter come punto nevralgico del rilancio delle iniziative e dei pensieri contro la tratta che arriveranno dall'Italia e dal mondo. In particolare tutti sono invitati sabato 8 febbraio dalle 13 alle 14 ad utilizzare l'hashtag #PrayAgainstTrafficking per rilanciare il proprio contributo, per quanto piccolo, per la riflessione e la condivisione con le donne vittime di tratta.

Genova prega contro la tratta delle donne

Anche a Genova, il 6 febbraio si terrà una serata di sensibilizzazione promossa da Caritas diocesana, Comunità Papa Giovanni XXIII, Gruppo Riàlzati, CIF, CISL, DA-UDI, Movimento Focolari, Società Missioni Africane, Suore di Nostra Signora degli Apostoli, Suore Gianelline e Suore Brignoline, Ass. La SupernovaTra le testimonianze e gli interventi previsti ci saranno anche le voci di due donne impegnate in Liguria al fianco delle vittime. Giulia Musicò, psicologa che collabora nel progetto regionale capitanato dalla Fondazione Auxilium, operatrice antitratta della Comunità di don Benzi da 3 anni si mette in ascolto delle ferite psichiche e spesso anche fisiche di chi esce dalla prostituzione e promuove la Campagna antitratta Questo è il mio corpo per scoraggiare la domanda. Appuntamento al Quadrivium con Suor Anicette che porterà la sua storia .
 

L'esperienza di Suor Anicette Lantonkpôdé

E anche Suor Anicette Lantonkpôdé di Nostra Signora Signora degli Apostoli originaria del Benin ha scelto di andare nei vicoli e non solo, di giorno e di notte Nel centro della città infatti tra le case e i palazzi attaccati gli uni agli altri, tra strade strette c’è un via vai di gente, pochi genovesi doc, tanti turisti. E ci sono anche loro: donne vittime di tratta e dello sfruttamento della prostituzione. Suor Anicette da alcuni anni le incontra di giorno e di notte. Canta con loro e prega con loro, proponendo una via d’uscita. «Diversi anni fa abbiamo avuto la fortuna di incontrare gli amici della Comunità Papa Giovanni XXIII impegnati da anni nel portare Gesù e la sua liberazione a chiunque vive una “non vita”. La condivisione con gli emarginati, i rifiutati, i disprezzati è una strada scomoda, che obbliga a non chiudere gli occhi sulle ingiustizie. Con loro abbiamo iniziato ad uscire la notte, per incontrare le giovani vittime della tratta. Quante di loro vorrebbero cambiare vita, ma non è così semplice, ci sono paure e ricatti che bloccano».

Chi sono le donne costrette a prostituirsi nella città portuale? Da dove vengono e che rotta han seguito?

«Fino a poco tempo fa in diverse zone della città ce n’erano tante. Ma due anni fa la situazione è molto cambiata. Tante sono uscite dalla strada soprattutto le donne nigeriane e ghanesi. Di giorno invece incontriamo tante donne sudamericane - colombiane, venezuelane – ma anche rumene. Riusciamo a contattarne circa una cinquantina e di notte una quindicina. Nei caruggi ci avviciniamo a loro il giovedì mattina e proponiamo la preghiera alla Chiesa delle vigne alle 12. Vengono volentieri ad ascoltare il Vangelo della domenica, sono circa una ventina ogni settimana. Diamo un breve spazio alla spiegazione della Parola di Dio poi alle loro intenzioni di preghiera. Alla fine c’è sempre una testimonianza di fede».

Ma i parrocchiani, gli abitanti del posto non ostacolano questa iniziativa?

Tanti ancora oggi pensano che alle “peccatrici” non si possono aprire le porte della chiesa. «La Chiesa è il luogo in cui si incontra il figlio di Dio. Anche queste persone fanno parte della famiglia di Dio. E’ anche il luogo in cui possiamo riparare il nostro peccato e per questo le porte sono aperte a tutti. E poi chi di noi può dire di essere senza peccato? Bisogna sentire le loro intenzioni di preghiera per capire quanto riconoscono dentro di sé che non sono libere nella loro vita e hanno bisogno di perdono. Chiedono di pregare per la loro famiglia, chiedono a Dio di avere la forza di uscire da questa vita di violenze, pregano per avere un buon lavoro. Vengono a pregare soprattutto le sudamericane e sono molto religiose. Hanno ricevuto un’educazione cristiana nel loro paese di origine. Sono arrivate qui purtroppo con l’inganno, con la falsa promessa di un lavoro». Le sudamericane hanno in mano un permesso spagnolo quindi i loro sfruttatori sono tranquilli perché non saranno mai espulse, avendo il diritto di soggiornare nell’Unione Europea. Dalla Spagna arrivano in Liguria. E vengono quasi tutte da storie di abusi nell’infanzia o da impoverimento della famiglia a seguito dei conflitti scoppiati nei loro paesi. Le venezuelane in particolare, le nuove rotte della tratta ultimamente partono da lì. Una terra impoverita all’improvviso, isolata dal resto del mondo dove si trovano facilmente nuove prede per i clienti europei.

Dietro di loro ci sono anche sfruttatori italiani

A volte sono gli stessi mariti. Diverse case del centro sono state quasi tutte ormai confiscate alla mafia ma solo di recente il Comune sta iniziando a destinarne l’uso a fini sociali. E proprio in quegli appartamenti, sotto il controllo del clan, che queste donne han consumato sesso coi clienti per anni. Ma suor Anicette non se ne preoccupa e continua la sua missione.
«Io non ho paura perché siamo lì per il bene delle ragazze e confidiamo sempre nella protezione divina. Da due anni siamo al loro fianco non solo in strada e in chiesa ma anche con iniziative fuori dal territorio: feste, ricorrenze, pellegrinaggi… Partecipano in tante e vengono anche con i figli. In queste proposte comunque non sono mai sola: abbiamo formato un gruppo di giovani e coppie, il gruppo Rialzàti, di diverse parrocchie, associazioni e movimenti. Anche il Vescovo Mons. Nicolò Anselmi spesso è con noi. Quando si segue il Signore, di cosa dobbiamo aver timore?». A suor Anicette sta molto a cuore la comunione tra le diverse realtà della Chiesa. E con questo stile continua l’impegno iniziato dai “figli” di don Oreste Benzi, promuovendo con loro e con tante altre organizzazioni la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone.

Un piccolo miracolo a Roma

C'è un episodio in particolare che in questi anni l’ha colpita di più e che le piace far conoscere a tutti. «Eravamo in pellegrinaggio a Roma. L’aveva promosso il nostro Vescovo proprio sul tema della tratta. Ricordo che riflettevamo sul capitolo 4 degli Atti degli Apostoli. Abbiamo avuto la grazia di andare in udienza dal Papa con alcune delle giovani che incontriamo in strada.

Papa Francesco ci ha regalato una scatola con dei rosari benedetti. Al termine del pellegrinaggio abbiamo celebrato con Mons. Nicolò la S.Messa. Finita la celebrazione, mentre facevamo un giro per la città, una delle giovani venute con noi mi si avvicina e mi dice: “Suor Anicette voglio ricevere il battesimo!”. Io le ho chiesto il perché, ero davvero colpita da quella richiesta. E lei mi risponde: “Perché non voglio più continuare nella prostituzione, vorrei poter cambiare vita e ricevere un giorno la comunione, so che è un lungo percorso ma con l’aiuto di Gesù voglio cambiare vita!” L’ho detto a Mons. Nicolò, abbiam pregato con lei. E al nostro ritorno a Genova abbiamo iniziato un cammino con lei di catechesi e di liberazione: le vie del Signore sono davvero insondabili!».