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14 Agosto 2020

La gente salva la gente

La sfida: una nave popolare per soccorrere i migranti nel Mediterraneo
Foto di Sea-Watch e.V. - Lisa Hoffmann
L'idea di un gruppo di amici si è concretizzata in un progetto concreto: aperte le sottoscrizioni. Salvare vite in mare potrà costare anche 10.000 euro al giorno. Il denaro raccolto grazie alle quote associative e alle donazioni.
Giuliano Scalettari, vicedirettore di Famiglia Cristiana, un anno fa circa, era a cena con amici. Rimbalzavano sulle televisioni in quel periodo le immagini delle stragi di migranti che cercavano di attraversare il Mediterraneo (circa 1300 i morti nel 2019 - ANSA). I dibattiti nei salotti centravano la discussione sui decreti Sicurezza voluti dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, volti a contrastare la regolarizzazione dei richiedenti asilo e la presenza di navi di salvataggio in mare.
 
Quattro amici, alcuni con le mogli; al tavolo c’era anche Giacomo Franceschini, responsabile a Milano della Ong INTERSOS. Per un istante la consapevolezza per quelle morti in mare ha raggiunto l’anima, fermando chiacchiere e risate sommesse.
 
In quei giorni oltre 150 migranti erano trattenuti sulla nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, a cui dal Governo italiano veniva impedito (per oltre 20 giorni) di attraccare. Quasi 100.000 persone hanno raggiunto l’Europa nel 2019 attraverso il Mediterraneo.

Barcone stracarico di migranti durante un salvataggio a Lampedusa
Salvataggio operato dalla nave privata SOS Mediterranée, Lampedusa, 17 aprile 2016. I migranti raccontano di essere partiti dalla Libia su un gommone in 130-140. Ne sono stati salvati 108 dalla nave Aquarius dell'Associazione SOS Mediterranee. Due risultano annegati, 6 giacevano cadaveri nel fondo dell'imbarcazione: tutti gli altri risultano dispersi.
Foto di ANSA

 

Intervista al Presidente di ResQ

Raggiunto per telefono nel suo ufficio Luciano Scalettari racconta quale era il pensiero di quell'istante: «Non si può più vedere, la gente sta morendo in mare. Le navi sono bloccate. Qualcosa bisogna fare». E poi l'idea.

Mandiamo una nave anche noi, una nave della gente comune, per salvare chi annega
Luciano Scalettari
 
«Vista ad oggi — il racconto di Luciano Scalettari torna al presente — abbiamo avuto un’idea assolutamente folle. Ma ci eravamo detti: “proviamo, cerchiamo di raccogliere i soldi. Se non ci riusciremo li daremo tutti a chi già lo fa”. Abbiamo proposto ad altri amici di aderire, e così per alcuni mesi l’idea è cresciuta lentamente, nell’ombra. Evitavamo la pubblicità e cercavamo di mettere insieme le persone.  Il 18 dicembre 2019 eravamo dal notaio per celebrare la nascita della nostra associazione, ResQ, persone salvano persone».
 
Si sono entusiasmati per l’iniziativa l'ex procuratore capo di Torino Armando Spataro, e poi l’ex magistrato Gherardo Colombo. Si sono uniti nei mesi a seguire nomi noti e meno noti. Sono diventati soci il comboniano Padre Alex Zanotelli, ma anche il giornalista Gad Lerner, a titolo personale diversi membri della Comunità Papa Giovanni XXIII e di altre associazioni.

Una nave per i profughi. Ma poi è arrivato il Coronavirus.

«Nei mesi di lockdown abbiamo avuto modo di riflettere sull’intuizione originaria. L’idea che si è consolidata è quella di un intervento che sia strettamente umanitario, per smarcarci da critiche e interessi di parte. Siamo consapevoli che il tema dei migranti è molto divisivo per le persone, ma sul denominatore comune umanitario minimo, quello di non lasciare affogare la gente in mare, siamo sicuri che la maggior parte degli italiani sia d’accordo. Dunque lavoriamo solo sul salvataggio in mare. Nessuno di noi può prescindere dall'obbligo del soccorso, garantito sia dal diritto internazionale che dalla costituzione».

Una nave in mare entro un anno

Dal 28 luglio 2020, con una conferenza stampa, la proposta di una nave che vada a salvare i migranti nel Mediterraneo sostenuta e finanziata dalla gente comune è diventata pubblica.
 
«Non ci aspettavamo le centinaia di email, i 300 associati e i 600 donatori arrivati subito dopo il lancio, ma è evidente che una parte di italiani non riesce più a sentirsi impotente di fronte a queste morti. Abbiamo ricevuto offerte di competenze di tutti i tipi, dagli esperti di meteorologia ai grafici, tanti volontari si sono attivati per sostenere l’idea e per organizzare eventi di lancio. Cercavano un’occasione per fare qualcosa, e noi l’abbiamo loro data».
 
L’obiettivo è di arrivare entro qualche mese a 1000 associati, per un progetto che ha un costo che può fare paura.
 
«Fin da subito ci siamo resi conto che il percorso sarebbe stato molto arduo; dobbiamo arrivare al milione di euro per mettere a punto la nave e coprire i costi dei primi mesi in mare. E i costi ci saranno anche se la nave è ferma».

Esterne della Alan Kurdi con scritta Sea-Eye e profughi a bordo
Arrivo di 88 migranti salvati in mare dalla Alan Kurdi nel porto di Taranto, 3 novembre 2019.
Foto di ANSA/RENATO INGENITO

Che associazioni ed enti hanno aderito?

«Nell’associazione abbiamo scelto che ci siano solo persone, con un volto ed un nome, ma non enti o partiti, che possono comunque attivarsi come appoggi esterni e supporter. L’abbiamo scelto per trasparenza, e per evitare di apparire appannaggio di una o di un’altra parte. Saremo la nave degli italiani, tutti potranno sentirsi a casa».

Ma un’ennesima nave in mare non favorisce l’immigrazione irregolare?

«L’espressione “irregolare”, come “clandestina”, è imprecisa e sbagliata: le migrazioni se sono irregolari vanno sistemate quando una persona arriva in un paese europeo, perché il diritto alla libertà di movimento è riconosciuta dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Anche i migranti che vengono definiti “economici” hanno il diritto di cercare la possibilità di avere un futuro, per sé o per i propri figli: questo diritto va mediato, e armonizzato, con il diritto alla sicurazza di ogni stato. Ma per chi chiede — o per chi ha intenzione di chiedere —una forma di protezione, non si può parlare di condizione di irregolarità».

La presenza delle navi in mare favorisce le partenze dei migranti?

«Lo chiamano pull factor e non sono io a dire che non abbia trovato fondamenti nei dati statistici o nelle ricerche scientifiche: lo dicono gli esperti. Non c’è nessuna correlazione fra presenza di navi di soccorso in mare e numero di migranti in viaggio. Chi conosce le modalità di partenza dalle coste africane lo sa: non è un migrante a decidere il momento in cui affittare una barca e partire, ma sono i trafficanti ad imporlo, motivati da interessi economici o politici, non certo dalle speranze di sopravvivenza delle persone».

Nave militare maltese sfreccia fra migranti in acqua
Frame da un video pubblicato sul profilo Twitter di Alarm phone, 20 maggio, sul comportamento della guardia costiera maltese nei confronti dei migranti.
Foto di Ansa/Alarm Phone

Perchè una nuova nave in mare, non bastavano quelle che c’erano?

Luciano lo spiega durante la conferenza stampa di presentazione del progetto: «Lavoreremo a stretto contatto con le altre Ong impegnate nei salvataggi in mare. Ma perché una nave in più? Perché crediamo che ci sia bisogno di 10, 100 navi in più, a presiedere quel tratto di mare: troppo spesso gli sos cadono nel vuoto».

Come sostenere ResQ

È possibile diventare soci dell’iniziativa attraverso il sito resq.it, dove è possibile anche fare una donazione. «Sarà importante sostenere il progetto nel tempo, perché dopo il varo continueremo a sostenere le spese. Ci aiuteranno tutti coloro che daranno una mano ad organizzare gli eventi di promozione, iniziative di vicinanza, ad offrire il proprio tempo come volontario, a partire dalla terra ferma», conclude Scalettari.