Topic:
30 Settembre 2022
Ultima modifica: 30 Settembre 2022 ore 23:55

Nonviolenti italiani, ucraini e russi, disarmati e vicini

Quarta carovana per la pace in Ucraina: #stopthewarnow, iniziativa simbolica a Kiev
Nonviolenti italiani, ucraini e russi, disarmati e vicini
5 mezzi con 23 persone a bordo hanno consegnato aiuti umanitari alla popolazione, soprattutto vestiti invernali. Al centro l'impegno la costruzione della pace in Ucraina attraverso una risoluzione nonviolenta del conflitto.
Non c'è luogo migliore di Kiev per i rappresentanti dei vari movimenti nonviolenti italiani per celebrare degnamente la Giornata internazionale della Nonviolenza, che si celebra il 2 ottobre. Guidati dall'associazione Un Ponte Per una rappresenzanza di volontari ha raggiunto la capitale del Paese in guerra per tenere alta la bandiera arcobaleno. Parte da qui l'impegno dei volontari per costruire la pace in Ucraina.

Il Mahatma Gandhi, nato il 2 ottobre 1869 aveva affrontato nel corso della sua vita le discriminazioni degli indiani in Sud-Africa prima, e la resistenza indiana all'occupazione inglese poi, costruendo un ampio movimento di persone disarmate e disposte a donare anche la propria vita in nome della pace, della giustizia e della libertà.

E così a Kiev non poteva mancare per la Quarta carovana per la pace (organizzata dal coordinamento di realtà ed associazioni italiane della rete #StopTheWarNow) una tappa nel giardino botanico Fomin. Qui nel 2020 era stata inaugurata una statua dedicata al leader nonviolento.

Spiega Massimo Valpiana, coordinatore della spedizione e referente di Azione Nonviolenta: «Il 29 settembre abbiamo incontrato a Kiev alcuni rappresentanti del movimento pacifista ucraino: raggruppa gli obiettori di coscienza ucraini, che rifiutano l'uso delle armi e che chiedono di poter costituire un corpo civile di difesa non armata e nonviolenta».

«È importente — continua Valpiana — da parte nostra dimostrare il nostro sostegno a queste realtà; sono una voce minoritaria che fa capire che in Ucraina non esiste solo chi continua a chiedere armi. C'è chi già oggi si pone il tema della costruzione della pace, con progetti concreti».

Fra gli organizzatori anche la Comunità Papa Giovanni XXIII, presente nel Paese con una presenza continua grazie ai volontari del suo corpo di pace Operazione Colomba; il Presidente Giovanni Paolo Ramonda così in un'intervista a Radio Vaticana: «Soprattutto la povera gente e le famiglie stanno soffrendo in questo conflitto folle. Manca l'acqua. Anche la popolazione russa è succube delle sanzioni di cui non ha colpa; la visione del Papa è quella giusta: anche le sanzioni devono portare ad un dialogo».

«Celebrare la giornata della nonviolenza a Kiev ha un significato di sostegno alle forze che in questo Paese vogliono spezzare la spirale di violenza, che vogliono uscire dalla logica della guerra e che chiedono di costituire una resistenza civile non armata e nonviolenta in Ucraina, in collegamento con disertori e renitenti alla leva russi. Ci uniamo a loro e a quel movimento che dalla Russia persegue lo stesso obiettivo, di raggiugnere la pace con mezzi pacifici, al fianco degli obiettori ucraini».


Dopo l'incontro nei giorni scorsi con gli studenti universitari della città ucraina di Chernivsti, la Carovana ha in programma ad inizio ottobre l'incontro con associazioni ed istituzioni cittadine, per poi impegnarsi in un'iniziativa simbolica.

Il 29 agosto il ritorno in Italia della terza carovana per la pace

La terza edizione della carovana per la pace in Ucraina ha visto l'impegno di circa 50 volontari in rappresentanza di 175 diverse organizzazioni italiane.

Lungo la via del rientro, a fine agosto, era tempo di bilanci: «Riprendiamo il nostro viaggio di ritorno a casa, dopo una notte trascorsa a Uman. L'Ucraina ci sta lasciando davvero tanto, compresa la gioia di stare insieme in gruppo e divertirsi nonostante la tragica situazione che abbiamo trovato... Perché la vita è difficile, ma straordinariamente bella nelle piccole cose...»

Così il racconto di Giuseppe Longo, uno dei volontari, dopo quella notte a Mykolaiv vissuta con le esplosioni che rimbombavano in lontananza.

«Siamo stati accolti tra gli altri da un consigliere del Comune che ha scelto di rimanere in città accanto al suo popolo, che ci ha portato a visitare il nuovo pozzo con dissalatore, costruito grazie ai fondi raccolti dalla rete #Stoptheworlnow. Alla sera ci siamo sistemati nei rifugi antimissile accanto alla popolazione del luogo, per un'esperienza profonda di condivisione.L'allarme è suonato tante volte, le bombe le abbiamo sentite cadere da lontano, ma abbiamo cercato di vivere con loro questa strana "normalità"».

«Avevamo dovuto affrontare un viaggio estremamente difficile per arrivare nella città sotto assedio, con la popolazione allo stremo della fame e della sete. Per questo gli abitanti della città ci avevano chiesto aiuti umanitari necessari per sopravvivere. In questi giorni sono stati bombardati i silos di grano nel porto di Mykolaiv, nel distretto di Korabelny, alle porte sud della città. Sono in corso pesanti combattimenti sulla linea del fronte 10 km a sud. Ieri è stato attaccato il ponte che collega Odessa a Mykolaiv, la strada che abbiamo dovuto percorrere», ha spiegato in una nota stampa Gianpiero Cofano, coordinatore della rete #StopTheWarNow e responsabile delle carovane per la pace in Ucraina.




Maria Chiara Biagioni dell'agenzia Sir, ha intervistato fra gli altri Ferruccio Valetti di Fondazione Punto Missione. Così ha spiegato la sua necessità di esserci: «Voglio essere un testimone oculare, sentire addosso quelle bombe che ho sempre sentito raccontare, perché vederle fa capire quanto la pace sia un bene essenziale. Non vogliamo portare un pacifismo ma una pace reale».

Alcuni membri dell'associazione della Comunità Papa Giovanni XXIII attendevano la cordata di associazioni per la pace nella città ucraina di Odessa. Qui già da due mesi i volontari del corpo di pace Operazione Colomba condividevano la vita con le organizzazioni locali impegnate nel sostegno alla popolazione civile.

I volontari ci hanno scritto all'arrivo nella città portuale: «Siamo arrivati in città ieri sera alle 23.05, cinque minuti dopo lo scoccare del coprifuoco. Purtroppo metà della carovana è stata bloccata fuori dalla città perché erano in ritardo di 2 ore sul coprifuoco e hanno dovuto dormire sui furgoni. Abbiamo percorso circa 900 km cercando di fermarci lo stretto necessario: sulla super strada verso Odessa, completamente al buio siamo stati sorpresi da enormi blocchi di cemento che bloccavano la carreggiata che abbiamo schivato per un soffio. Poi abbiamo incontrato una lunga coda di camion a preannunciarci un check point, dove ci hanno fatto spegnere i fanali dei furgoni per procedere a luci spente per un po' di strada. Entrati ad Odessa le strade erano completamente deserte, ad accoglierci il grande abbraccio di Alberto e Corrado. Ora siamo in partenza per Mykolaiv dove lasceremo i nostri aiuti umanitari ad un centro che si occupa ogni giorno di sfamare 10.000 persone».

Racconta Carla Cervellini di Totheborder, organizzazione in viaggio con la rete #StopTheWarNow: «Il 29 agosto siamo rimasti in frontiera per diverse ore a Bérehove, dove ci siamo fermati a dormire. Poi alle 7 siamo ripartiti: 1000 km e circa 13 ore di viaggio ci attendevano prima di arrivare ad Odessa. A parte le tante ore di attesa in frontiera passate tra chiacchiere, risate e momenti di condivisione (ormai sappiamo che l’attesa in frontiera è lunga per le questioni burocratiche quindi bisogna armarsi di pazienza) il viaggio procede molto bene. Le ore trascorse insieme ci aiutano a conoscerci, a tenere alto l’umore e a rafforzare il senso di questa missione»





Fra le adesioni eccellenti, quella della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, che nella sua seconda edizione aveva inviato il suo vicepresidente, il vescovo Francesco Savino. Questa volta partecipa monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura e presidente di Pax Christi.

La seconda edizione della carovana per la pace

Da Odessa ecco la registrazione dell'incontro fra le istituzioni locali e i partecipanti alla seconda edizione della carovana per la pace, il 27 giugno 2022.


«Le nostre famiglie sanno che siamo qui», assicura Alberto Capannini, uno dei fondatori della Colomba, che in un video mostra la situazione nel sottosuolo della città di Odessa. «È stato distrutto anche un impianto di potabilizzazione dell'acqua. Quello che mi colpisce della guerra è quanto ci renda simili agli animali: non ti conosco e quindi ti uccido è la logica. Noi porteremo la logica contraria: non ti conosco, e quindi sono disposto a mettere in gioco la mia vita per te».


La prima edizione della Carovana per la Pace in Ucraina

Venerdì 1 aprile 2022, in serata i primi mezzi erano giunti a 150km dal confine con l'Ucraina. Durante il viaggio il coordinamento è attraverso le chat dei telefonini; viaggiano in pulmini stracarichi, stipati di medicinali e alimenti. 221 i volontari italiani sono partiti per la prima edizione dell'azione di pace "Stop the War now"; 153 sono le associazioni aderentiì.

Nel tardo pomeriggio del 2 aprile, nonostante un primo allarme arereo, i partecipanti hanno sfilato poi nelle piazze di Leopoli per portare un messaggio di pace, e soprattutto di speranza, alle persone arrivate qui da tutta l'Ucraina alla ricerca di un modo per raggiungere la frontiera europea.

Alle 4 di venerdì mattina la colonna dei 50 mezzi si era presentata ai controlli doganali. La prima esperienza è raccontata nel breve documentario firmato da Emanuele Zamboni: «Abbiamo documentato la nostra azione di pace nonviolenta per due motivi: testimoniare quanta differenza possa fare l’apporto di ciascun membro della società civile e promuovere l’unica vera alternativa alla guerra, l’umanità».



 

I racconti dei volontari da Leopoli

«Ci sono stati 2 allarmi aerei nella notte; al nostro gruppo di 5 furgoni della Comunità Papa Giovanni XXIII Caritas ha chiesto di accompagnare in Polonia, fuori dall'Ucraina, persone con varie disabilità: persone in carrozzina, autistici, psichiatrici. Avevano bisogno di un passaggio per prendere altri mezzi e  non potevano aspettare ulteriormente in Ucraina», racconta durante il viaggio di ritorno Ugo Griggio di Padova mentre è alla guida di un mezzo, all'alba, fra le strade innevate, diretto alla frontiera del Paese in guerra.

Sono molte le organizzazioni della Carovana per la pace Stop the war now che continuano poi ad operare per l'accoglienza dei profughi.

Persona disabile si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni
Una persona disabile si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni dell'iniziativa per la pace.
Foto di Elisa Pezzotti
Arrivo dei profughi a Leopoli
Leopoli, Ucrania - Mentre i soldati combattono, intere famiglie scappano dai territori in cui si svolge il conflitto, che colpisce anzitutto le persone più vulnerabili.
Foto di Emanuele Zamboni
Striscioni per la pace a Leopoli
Marcia per la pace in Ucraina
Foto di Elissa Pezzotti
Striscioni per la pace di fronte alla stazione di Leopoli
Striscioni per la pace di fronte alla stazione di Leopoli
Foto di Elisa Pezzotti
Volontari scaricano furgoni con aiuti umanitari
Volontari scaricano furgoni con aiuti umanitari in Ucraina, durante la marcia per la pace, 2 aprile 2022
Foto di Elisa Pezzotti
I volontari donano gasolio in Ucraina
Volontari italiani donano gasolio alle associazioni locali in Ucraina
Foto di Ugo Griggio
I 50 mezzi parcheggiati visti dall'alto
I 50 mezzi parcheggiati della carovana per la pace
Foto di Emanuele Zamboni
Ucraina, abbraccio all'arrivo della carovana di pace
Ucraina, abbraccio all'arrivo della carovana di pace, aprile 2022
Foto di Elisa Pezzotti
Carovana per la pace pausa alla frontiera
Carovana per la pace, momento di pausa alla frontiera
Foto di Elisa Pezzotti
Carovana per la pace cordone di auto e pulmini
Carovana per la pace cordone di auto e pulmini
Foto di Elisa Pezzotti
Mezzi in partenza
Oltre 50 mezzi sono partiti per la marcia per la pace in Ucraina
Una bambina si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni
Una bambina si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni della Carovana per la pace
Foto di Elisa Pezzotti


Nella mattinata del 2 aprile l'incontro con le realtà locali e Caritas Italiana per portare aiuti: i volontari portano cibo e medicine, ma anche decine di litri di gasolio, che in Ucraina è sempre più introvabile. Alla sera il pernotto in palestra, poi l'incontro con il sindaco e le autorità, fra cui l'ambasciatore italiano Pier Francesco Zazo. «Non è un incontro fra governi, ma fra persone che vogliono fortemente la pace», ha sottolineato, rivolgendosi a lui, Alberto Capannini, ideatore della marcia per la pace in Ucraina.

Famiglia con passeggino sulla strada a Leopoli di notte
Famiglia con passeggino sulla strada a Leopoli di notte.
Foto di Sandro Montefusco


Il racconto di Ugo Griggio, un volontario, all'ingresso in Ucraina: « Passiamo la dogana dopo dei veloci controlli,  ma 15 minuti fuori dal mezzo riscaldato ci bastano per congelare. Nevica e tira vento, un vento ghiacciato che entra nel collo e si infila sotto le giacche. Alla fine passiamo con pochi controlli. Dopo un centinaio di metri incrociamo un gruppo a piedi che cammina in senso contrario,  alcune donne con sette otto bambini piccoli, piccolissimi; alcuni a mano, due nel marsupio al petto. Camminano nella notte verso il confine».

Carovana per la pace in Ucraina, fra i villaggi
Carovana per la pace in Ucraina, in viaggio verso Leopoli
Foto di Elissa Pezzotti


Le prime emozioni: «Scappano da una guerra oscena ed insensata. Ed è subito un cazzotto allo stomaco che mi colpisce violento. Non pensavo di viverla così,  subito col groppo alla gola e le lacrime agli occhi. Vederli in televisione è così  distaccato ed asettico. Qui l'assurdità della guerra sono 8 bambini con le loro mamme che nella neve scappano nella notte».

La riflessione di un sacerdote all'arrivo, Don Adamo Affri: «Eccoci qui Signore! Mi domando: Ma cos'è che spinge tanta gente come noi a rischiare, in una zona così ad alto conflitto? È solo la Tua Passione d'Amore che continua dal di dentro dei nostri cuori a muovere le Tue povere membra, gli uni verso gli altri. Tu, attraverso di noi, oggi vuoi consolare questi afflitti, accogliere questi profughi, e gridare che la guerra non è mai giusta. Non possiamo parlare ai poveri, se prima non parliamo a Te Gesù, che Ti sei fatto povero per noi»!

Messa celebrata da Don Adamo Affri a Leopoli
Messa celebrata da Don Adamo Affri a Leopoli
Foto di Ugo Griggio

Il primo viaggio

Alberto Zucchero nel pulmino in viaggio verso l'Ucraina
Volontari da Bologna portano aiuti ai profughi. Fra loro Alberto Zucchero del Portico della Pace
Venerdì in serata, in Polonia, dopo circa 1000Km da Gorizia, gli equipaggi si concedono il meritato riposo, in b&b prenotati online o attraverso l'ospitalità locale. «Si converge tutti insieme, a tratti ci si perde, poi ci si incontra, ci si saluta e ci si supera»: racconta il viaggio Alberto Zucchero, venuto in rappresentanza della rete di associazioni del Portico della Pace di Bologna. Dalla città emiliana sono partiti per la prima Carovana 10 equipaggi, per un totale di circa 30 persone.

Donna guarda gli striscioni con la scritta #stopthewarnow
Marcia per la pace in Ucraina
Foto di Elisa Pezzotti


Nel furgone ci sono cibo e acqua per 3 giorni; la cena è frugale mentre gli autisti si alternano alla guida.

«A Bologna abbiamo riscontrato — spiega Alberto fra le proprie motivazioni ad esserci  — una voglia di mobilitazione fra la gente comune dei nostri territori, a riprova che c'è in Italia un'opinione pubblica alla ricerca di un altro approccio al conflitto, rispetto alla soluzione di armare una delle parti. Vogliamo rappresentare questa sensibilità poco rappresentata: non siamo neutralisti ignari o traditori, ma siamo dalla parte delle vittime del conflitto, che sono i civili»

Contributi per la pace da tutta Italia

A 50 chilometri dal confine con l'Ungheria smette di piovere. 66 mezzi son partiti all'alba da Gorizia. Nel pulmino che guida Giuseppe Piacenza della Comunità Papa Giovanni XXIII viaggiano in 5; si sono dati appuntamento a Vicenza. Con loro c'è anche Sandro Montefusco, collaboratore come fotografo di alcune riviste.

«Io vengo da Napoli; da lì ho raggiunto Bologna e poi sono salito con un gruppo che viaggiava fino a Gorizia con un minibus, poi ho cambiato mezzo. Ho conosciuto l'iniziativa su Facebook e ho deciso di partire per andare a documentare quanto sta avvenendo a Leopoli; accompagnare questa spedizione mi dà nuove possibilità per raccontare la guerra, e la pace».

Tonio dell'Olio con Giampiero Cofano
Tonio dell'Olio con Giampiero Cofano all'arrivo in Ucraina per la carovana della pace del 2022
Marcia per la pace in Ucraina, la partenza a Gorizia
Marcia per la pace in Ucraina, la partenza a Gorizia
Foto di Sandro Montefusco
Auditorium affollato dai volontari con autorità al tavolo
Auditorium affollato dai volontari con le autorità locali che incontrano i partecipanti alla marcia per la pace
Foto di Elisa Pezzotti


Carla Cervellini dalla Polonia: «Siamo partiti in 5 da Rimini, e ci stiamo dirigendo alla frontiera dove organizzeremo la partenza di un pullman con 50 mamme e bambini diretti in Italia. Due di noi li accompagneranno mentre in tre ci uniremo domani alla marcia per la pace. Saliremo su un altro pullman da 50 posti diretto a Leopoli. Siamo arrivati a 12 pulman organizzati dall'inizio della guerra tramite il movimento spontaneo To The Border. Hanno già portato in Italia 500 persone fra donne, bambini, anziani. Per la stragrande maggioranza si è trattato di ricongiungimenti familiari».

Un grande ombrello fatto di movimenti ed associazioni

Realtà pi&ugmanifesto. Fra Loro: Comunità Papa Giovanni XXIII, AOI, Rete Pace Disarmo, Focsiv, Pax Christi, ARCI, Libera, CGIL, Nuovi Orizzonti, Legambiente.
 
«Insieme a voi giovani possiamo costruire un mondo di pace lavorando con responsabilità», ha augurato Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, il 29 marzo. Ramonda era intervenuto ad un incontro di formazione dei ragazzi impegnati nel servizio civile.
 




«Abbiamo invitato a partecipare — ha spiegato Ramonda — anche tutti i parlamentari italiani e gli europarlamentari, perché per essere buoni parlamentari bisogna essere prima di tutto buoni cittadini, e sapersi sporcare le mani insieme alla povera gente».
Una trentina di Onorevoli aveva raccolto nei giorni precedenti l'appello alla mobilitazione, rinunciandovi però dopo l'appello lanciato dal Ministro degli Esteri Di Maio a desistere «per motivi di sicurezza».

All'evento di formazione è intervenuto anche Raffaele Crocco, direttore dell' “Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo”, che ha raccontato la sua visione sul conflitto in Ucraina: «Per capire il conflitto in atto — ha detto — bisogna comprenderne le motivazioni».

Come è nata la guerra in Ucraina?

Raffaele Crocchio durante il webinar
Raffaele Crocchio, direttore dell' Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo
«Questa guerra è nata nella primavera 2014 ed è costata fino ad ora nel Donbass 15.000 morti e centinaia di migliaia di sfollati, un prezzo pagato dall'Ucraina anche in termini di mancato sviluppo. Forse tutti noi potevamo fare qualcosa in questi 8 anni».

«Quando nel '91 molti Stati hanno ottenuto l'indipendenza dall'Ex Unione Sovietica, 12 neonati Paesi si sono avvicinati all'Europa, alzando il proprio tenore di vita. La neonata Ucraina si trovò divisa al proprio interno fra una popolazione filo-russa e una filo-polacca.
Nel '99, con l'entrata in scena di Putin, la Russia ha cercato di proporsi come potenza mondiale, intervenendo in Siria, in Libia, nei Balcani. Non poteva permettersi di perdere la propria influenza su uno stato di confine come era l'Ucraina.

Una larga maggioranza del popolo ucraino iniziò a chiedere nelle piazze, dal 2004, un avvicinamento all'Europa. Ma a fine 2013 il Governo ucraino, su pressione di Mosca, tarpò definitivamente le ali a questa ambizione. Manifestazioni di piazza iniziarono a susseguirsi dalla primavera del 2014, con raduni arrivati anche a 800.000 persone. La reazione del Governo fu cruda: si contarono 113 morti, ma questa gli costò la caduta.

La Russia reagì; occupò la penisola di Crimea e iniziò un'operazione analoga nel Donbass. La reazione militare del nuovo Governo di Kiev, che ne seguì, si è trascinata nell'indifferenza generale, con una guerra di bassa intensità, fino a febbraio 2022».

«Non servono le armi»

«La nostra analisi ci porta a pensare che nell'estate 2021, con la caduta dell'Afghanistan, la Russia si sia accorta della debolezza militare degli Stati Uniti e dei loro alleati e ce abbia deciso di cogliere la palla al balzo. A novembre 2021 Putin ha alzato l'asticella del conflitto».

Donna nel bunker realizzato nelle storiche catacombe di Odessa
Donna nel bunker realizzato nelle storiche catacombe di Odessa
Foto di Alberto Capannini
Crocco si fa portavoce di quella società civile contraria all'aumento delle spese militari:
Ogni guerra è sempre evitabile — ha spiegato —, attraverso una serie di azioni che possiamo mettere in campo nel tempo per prevenirla. Ma ora, mentre lavoriamo per far uscire la guerra dalla storia umana, puntiamo all'obiettivo immediato di fare tacere le armi. Armare una parte è stupido, fa prolungare la guerra all'infinito. Per costruire la pace non diventiamo più buoni, ma più intelligenti».