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27 Giugno 2022
Ultima modifica: 27 Giugno 2022 ore 14:42

Carovana per la pace: arrivati ad Odessa i volontari italiani

Per la seconda volta in missione con #stopthewarnow
Carovana per la pace: arrivati ad Odessa i volontari italiani
Foto di Carla Cervellini
Ha superato la frontiera la delegazione di 50 persone da 175 organizzazioni italiane di #stopthewarnow, partita per la seconda iniziativa di pace nonviolenta. 15 i mezzi con destinazione Odessa, poi Mykolaïv.
Prosegue il viaggio della seconda carovana per la pace organizzate dalla fitta rete di sigle della società civile italiana. Fra le adesioni eccellenti, quella della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, che ha inviato il suo vicepresidente, il vescovo Francesco Savino.

«Abbiamo attraversato diversi checkpoint ma come prima impressione sembra tutto tranquillo», spiega Arianna Valentini che è già stata in zone di conflitto con Operazione Colomba, il corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Alle 13, all'arrivo ad Odessa, la conferenza stampa con le autorità locali, guardala qui:



Alcuni membri dell'associazione di Don Benzi nei giorni scorsi sono stati a Mykolaiv e ad Odessa per preparare l'arrivo della delegazione italiana e per coordinare i preparativi degli incontri con le istituzioni del posto.


«Le nostre famiglie sanno che siamo qui», assicura Alberto Capannini, uno dei fondatori della Colomba, che in un video mostra la situazione nel sottosuolo della città di Odessa. «È stato distrutto anche un impianto di potabilizzazione dell'acqua. Quello che mi colpisce della guerra è quanto ci renda simili agli animali: non ti conosco e quindi ti uccido è la logica. Noi porteremo la logica contraria: non ti conosco, e quindi sono disposto a mettere in gioco la mia vita per te».


La prima edizione della Carovana per la Pace in Ucraina

Venerdì 1 aprile 2022, in serata i primi mezzi erano giunti a 150km dal confine con l'Ucraina. Durante il viaggio il coordinamento è attraverso le chat dei telefonini; viaggiano in pulmini stracarichi, stipati di medicinali e alimenti. 221 i volontari italiani sono partiti per la prima edizione dell'azione di pace "Stop the War now"; 153 sono le associazioni aderentiì.

Nel tardo pomeriggio del 2 aprile, nonostante un primo allarme arereo, i partecipanti hanno sfilato poi nelle piazze di Leopoli per portare un messaggio di pace, e soprattutto di speranza, alle persone arrivate qui da tutta l'Ucraina alla ricerca di un modo per raggiungere la frontiera europea.

Alle 4 di venerdì mattina la colonna dei 50 mezzi si era presentata ai controlli doganali. La prima esperienza è raccontata nel breve documentario firmato da Emanuele Zamboni: «Abbiamo documentato la nostra azione di pace nonviolenta per due motivi: testimoniare quanta differenza possa fare l’apporto di ciascun membro della società civile e promuovere l’unica vera alternativa alla guerra, l’umanità».



 

I racconti dei volontari da Leopoli

«Ci sono stati 2 allarmi aerei nella notte; al nostro gruppo di 5 furgoni della Comunità Papa Giovanni XXIII Caritas ha chiesto di accompagnare in Polonia, fuori dall'Ucraina, persone con varie disabilità: persone in carrozzina, autistici, psichiatrici. Avevano bisogno di un passaggio per prendere altri mezzi e  non potevano aspettare ulteriormente in Ucraina», racconta durante il viaggio di ritorno Ugo Griggio di Padova mentre è alla guida di un mezzo, all'alba, fra le strade innevate, diretto alla frontiera del Paese in guerra.

Sono molte le organizzazioni della Carovana per la pace Stop the war now che continuano poi ad operare per l'accoglienza dei profughi.

Persona disabile si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni
Una persona disabile si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni dell'iniziativa per la pace.
Foto di Elisa Pezzotti
Arrivo dei profughi a Leopoli
Leopoli, Ucrania - Mentre i soldati combattono, intere famiglie scappano dai territori in cui si svolge il conflitto, che colpisce anzitutto le persone più vulnerabili.
Foto di Emanuele Zamboni
Striscioni per la pace a Leopoli
Marcia per la pace in Ucraina
Foto di Elissa Pezzotti
Striscioni per la pace di fronte alla stazione di Leopoli
Striscioni per la pace di fronte alla stazione di Leopoli
Foto di Elisa Pezzotti
Volontari scaricano furgoni con aiuti umanitari
Volontari scaricano furgoni con aiuti umanitari in Ucraina, durante la marcia per la pace, 2 aprile 2022
Foto di Elisa Pezzotti
I volontari donano gasolio in Ucraina
Volontari italiani donano gasolio alle associazioni locali in Ucraina
Foto di Ugo Griggio
I 50 mezzi parcheggiati visti dall'alto
I 50 mezzi parcheggiati della carovana per la pace
Foto di Emanuele Zamboni
Ucraina, abbraccio all'arrivo della carovana di pace
Ucraina, abbraccio all'arrivo della carovana di pace, aprile 2022
Foto di Elisa Pezzotti
Carovana per la pace pausa alla frontiera
Carovana per la pace, momento di pausa alla frontiera
Foto di Elisa Pezzotti
Carovana per la pace cordone di auto e pulmini
Carovana per la pace cordone di auto e pulmini
Foto di Elisa Pezzotti
Mezzi in partenza
Oltre 50 mezzi sono partiti per la marcia per la pace in Ucraina
Una bambina si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni
Una bambina si prepara a lasciare l'Ucraina sui furgoni della Carovana per la pace
Foto di Elisa Pezzotti


Nella mattinata del 2 aprile l'incontro con le realtà locali e Caritas Italiana per portare aiuti: i volontari portano cibo e medicine, ma anche decine di litri di gasolio, che in Ucraina è sempre più introvabile. Alla sera il pernotto in palestra, poi l'incontro con il sindaco e le autorità, fra cui l'ambasciatore italiano Pier Francesco Zazo. «Non è un incontro fra governi, ma fra persone che vogliono fortemente la pace», ha sottolineato, rivolgendosi a lui, Alberto Capannini, ideatore della marcia per la pace in Ucraina.

Famiglia con passeggino sulla strada a Leopoli di notte
Famiglia con passeggino sulla strada a Leopoli di notte.
Foto di Sandro Montefusco


Il racconto di Ugo Griggio, un volontario, all'ingresso in Ucraina: « Passiamo la dogana dopo dei veloci controlli,  ma 15 minuti fuori dal mezzo riscaldato ci bastano per congelare. Nevica e tira vento, un vento ghiacciato che entra nel collo e si infila sotto le giacche. Alla fine passiamo con pochi controlli. Dopo un centinaio di metri incrociamo un gruppo a piedi che cammina in senso contrario,  alcune donne con sette otto bambini piccoli, piccolissimi; alcuni a mano, due nel marsupio al petto. Camminano nella notte verso il confine».

Carovana per la pace in Ucraina, fra i villaggi
Carovana per la pace in Ucraina, in viaggio verso Leopoli
Foto di Elissa Pezzotti


Le prime emozioni: «Scappano da una guerra oscena ed insensata. Ed è subito un cazzotto allo stomaco che mi colpisce violento. Non pensavo di viverla così,  subito col groppo alla gola e le lacrime agli occhi. Vederli in televisione è così  distaccato ed asettico. Qui l'assurdità della guerra sono 8 bambini con le loro mamme che nella neve scappano nella notte».

La riflessione di un sacerdote all'arrivo, Don Adamo Affri: «Eccoci qui Signore! Mi domando: Ma cos'è che spinge tanta gente come noi a rischiare, in una zona così ad alto conflitto? È solo la Tua Passione d'Amore che continua dal di dentro dei nostri cuori a muovere le Tue povere membra, gli uni verso gli altri. Tu, attraverso di noi, oggi vuoi consolare questi afflitti, accogliere questi profughi, e gridare che la guerra non è mai giusta. Non possiamo parlare ai poveri, se prima non parliamo a Te Gesù, che Ti sei fatto povero per noi»!

Messa celebrata da Don Adamo Affri a Leopoli
Messa celebrata da Don Adamo Affri a Leopoli
Foto di Ugo Griggio

Il primo viaggio

Alberto Zucchero nel pulmino in viaggio verso l'Ucraina
Volontari da Bologna portano aiuti ai profughi. Fra loro Alberto Zucchero del Portico della Pace
Venerdì in serata, in Polonia, dopo circa 1000Km da Gorizia, gli equipaggi si concedono il meritato riposo, in b&b prenotati online o attraverso l'ospitalità locale. «Si converge tutti insieme, a tratti ci si perde, poi ci si incontra, ci si saluta e ci si supera»: racconta il viaggio Alberto Zucchero, venuto in rappresentanza della rete di associazioni del Portico della Pace di Bologna. Dalla città emiliana sono partiti per la prima Carovana 10 equipaggi, per un totale di circa 30 persone.

Donna guarda gli striscioni con la scritta #stopthewarnow
Marcia per la pace in Ucraina
Foto di Elisa Pezzotti


Nel furgone ci sono cibo e acqua per 3 giorni; la cena è frugale mentre gli autisti si alternano alla guida.

«A Bologna abbiamo riscontrato — spiega Alberto fra le proprie motivazioni ad esserci  — una voglia di mobilitazione fra la gente comune dei nostri territori, a riprova che c'è in Italia un'opinione pubblica alla ricerca di un altro approccio al conflitto, rispetto alla soluzione di armare una delle parti. Vogliamo rappresentare questa sensibilità poco rappresentata: non siamo neutralisti ignari o traditori, ma siamo dalla parte delle vittime del conflitto, che sono i civili»

Contributi per la pace da tutta Italia

A 50 chilometri dal confine con l'Ungheria smette di piovere. 66 mezzi son partiti all'alba da Gorizia. Nel pulmino che guida Giuseppe Piacenza della Comunità Papa Giovanni XXIII viaggiano in 5; si sono dati appuntamento a Vicenza. Con loro c'è anche Sandro Montefusco, collaboratore come fotografo di alcune riviste.

«Io vengo da Napoli; da lì ho raggiunto Bologna e poi sono salito con un gruppo che viaggiava fino a Gorizia con un minibus, poi ho cambiato mezzo. Ho conosciuto l'iniziativa su Facebook e ho deciso di partire per andare a documentare quanto sta avvenendo a Leopoli; accompagnare questa spedizione mi dà nuove possibilità per raccontare la guerra, e la pace».

Tonio dell'Olio con Giampiero Cofano
Tonio dell'Olio con Giampiero Cofano all'arrivo in Ucraina per la carovana della pace del 2022
Marcia per la pace in Ucraina, la partenza a Gorizia
Marcia per la pace in Ucraina, la partenza a Gorizia
Foto di Sandro Montefusco
Auditorium affollato dai volontari con autorità al tavolo
Auditorium affollato dai volontari con le autorità locali che incontrano i partecipanti alla marcia per la pace
Foto di Elisa Pezzotti


Carla Cervellini dalla Polonia: «Siamo partiti in 5 da Rimini, e ci stiamo dirigendo alla frontiera dove organizzeremo la partenza di un pullman con 50 mamme e bambini diretti in Italia. Due di noi li accompagneranno mentre in tre ci uniremo domani alla marcia per la pace. Saliremo su un altro pullman da 50 posti diretto a Leopoli. Siamo arrivati a 12 pulman organizzati dall'inizio della guerra tramite il movimento spontaneo To The Border. Hanno già portato in Italia 500 persone fra donne, bambini, anziani. Per la stragrande maggioranza si è trattato di ricongiungimenti familiari».

Un grande ombrello fatto di movimenti ed associazioni

Realtà pi&ugmanifesto. Fra Loro: Comunità Papa Giovanni XXIII, AOI, Rete Pace Disarmo, Focsiv, Pax Christi, ARCI, Libera, CGIL, Nuovi Orizzonti, Legambiente.
 
«Insieme a voi giovani possiamo costruire un mondo di pace lavorando con responsabilità», ha augurato Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, il 29 marzo. Ramonda era intervenuto ad un incontro di formazione dei ragazzi impegnati nel servizio civile.
 




«Abbiamo invitato a partecipare — ha spiegato Ramonda — anche tutti i parlamentari italiani e gli europarlamentari, perché per essere buoni parlamentari bisogna essere prima di tutto buoni cittadini, e sapersi sporcare le mani insieme alla povera gente».
Una trentina di Onorevoli aveva raccolto nei giorni precedenti l'appello alla mobilitazione, rinunciandovi però dopo l'appello lanciato dal Ministro degli Esteri Di Maio a desistere «per motivi di sicurezza».

All'evento di formazione è intervenuto anche Raffaele Crocco, direttore dell' “Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo”, che ha raccontato la sua visione sul conflitto in Ucraina: «Per capire il conflitto in atto — ha detto — bisogna comprenderne le motivazioni».

Come è nata la guerra in Ucraina?

Raffaele Crocchio durante il webinar
Raffaele Crocchio, direttore dell' Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo
«Questa guerra è nata nella primavera 2014 ed è costata fino ad ora nel Donbass 15.000 morti e centinaia di migliaia di sfollati, un prezzo pagato dall'Ucraina anche in termini di mancato sviluppo. Forse tutti noi potevamo fare qualcosa in questi 8 anni».

«Quando nel '91 molti Stati hanno ottenuto l'indipendenza dall'Ex Unione Sovietica, 12 neonati Paesi si sono avvicinati all'Europa, alzando il proprio tenore di vita. La neonata Ucraina si trovò divisa al proprio interno fra una popolazione filo-russa e una filo-polacca.
Nel '99, con l'entrata in scena di Putin, la Russia ha cercato di proporsi come potenza mondiale, intervenendo in Siria, in Libia, nei Balcani. Non poteva permettersi di perdere la propria influenza su uno stato di confine come era l'Ucraina.

Una larga maggioranza del popolo ucraino iniziò a chiedere nelle piazze, dal 2004, un avvicinamento all'Europa. Ma a fine 2013 il Governo ucraino, su pressione di Mosca, tarpò definitivamente le ali a questa ambizione. Manifestazioni di piazza iniziarono a susseguirsi dalla primavera del 2014, con raduni arrivati anche a 800.000 persone. La reazione del Governo fu cruda: si contarono 113 morti, ma questa gli costò la caduta.

La Russia reagì; occupò la penisola di Crimea e iniziò un'operazione analoga nel Donbass. La reazione militare del nuovo Governo di Kiev, che ne seguì, si è trascinata nell'indifferenza generale, con una guerra di bassa intensità, fino a febbraio 2022».

«Non servono le armi»

«La nostra analisi ci porta a pensare che nell'estate 2021, con la caduta dell'Afghanistan, la Russia si sia accorta della debolezza militare degli Stati Uniti e dei loro alleati e ce abbia deciso di cogliere la palla al balzo. A novembre 2021 Putin ha alzato l'asticella del conflitto».

Donna nel bunker realizzato nelle storiche catacombe di Odessa
Donna nel bunker realizzato nelle storiche catacombe di Odessa
Foto di Alberto Capannini
Crocco si fa portavoce di quella società civile contraria all'aumento delle spese militari:
Ogni guerra è sempre evitabile — ha spiegato —, attraverso una serie di azioni che possiamo mettere in campo nel tempo per prevenirla. Ma ora, mentre lavoriamo per far uscire la guerra dalla storia umana, puntiamo all'obiettivo immediato di fare tacere le armi. Armare una parte è stupido, fa prolungare la guerra all'infinito. Per costruire la pace non diventiamo più buoni, ma più intelligenti».